Comitato contro i Bocconi Avvelenati e
per la difesa del territorio di Verona e Provincia

Documenti

Mercoledì 31 Ottobre, 2007 18:14

In questa sezione potete trovare una serie di documenti (tratti dall'web)
sul fenomeno dei bocconi avvelenati.

LICIA COLO' SOTTO TIRO INCROCIATO
12 gen 04

Questa lettera, a firma del presidente Arcicaccia, Marco Ciarafoni, venne inviata la mattina del 17 dicembre 2003 ai vertici Rai, ai direttori di tutte e tre le reti pubbliche, al ministro delle Comunicazioni, al presidente della Commissione di Vigilanza Rai e, per conoscenza, a Licia Colò.
Credevamo che la risposta della signora Colò, a tutti i destinatari sopra elencati e al presidente dell'Arcicaccia, fosse sufficiente a spiegare le ragioni editoriali ed etiche di quella puntata.
Evidentemente ci sbagliavamo. Il presidente dell'Arcicaccia ha inviato la missiva a molti quotidiani nazionali, alcuni dei quali hanno pubblicato integralmente la lettera, senza ritenere doveroso offrire un diritto di replica alle persone coinvolte.
animalieanimali.it pubblica così per intero la vicenda che sta assumendo i risvolti di un attacco pretestuoso al nostro direttore editoriale.

Roma, 17 dicembre 2003 - Questa mattina la signora Licia Colò nel corso della trasmissione, da lei stessa condotta, in onda su Rai Tre, ha utilizzato, come spesso avviene, una problematica d'attualità per diffondere, via etere, i suo noto livore anticaccia.
Nella fattispecie la signora Colò, coadiuvata dal solito dirigente animalista mascherato da consulente (che viene rinnovato di volta in volta, come se giuristi, biologi e naturalisti appartenessero solo a determinati movimenti) ha inteso collegare, in via strumentale, la vergognosa piaga dei bocconi avvelenati con l'attività svolta dai cacciatori.

Lo ha fatto, anche in questa occasione, non rapportando la notizia ad episodi ben identificabili ma sulla base di supposizioni sfacciatamente personali e di parte e generalizzando una ipotesi di presunta colpevolezza verso l'intero mondo della caccia.

E' purtroppo un antico vizio di parte, proprio di chi ha difficoltà, per partito preso, a riconoscere ruoli, funzioni e posizionamenti all'interno del mondo venatorio. A tal riguardo mi torna doveroso ricordare l'impegno diretto dell'Arcicaccia in molte regioni, e tra queste la Toscana, per giungere a legislazioni avanzate sul tema della lotta ai “bocconi avvelenati”.

Mi piace anche ricordare le pressanti iniziative, pure di carattere operativo, portate avanti dall'Associazione sulla prevenzione degli incendi boschivi o per contrastare il dilagare del fenomeno del randagismo e dell'abbandono dei cani.

Detto questo non sta a noi giudicare le scelte di vita e le idee di un singolo cittadino, tanto meno quelle della signora Colò, garanti come siamo delle regole della democrazia e della libertà di espressione. Non possiamo però non stigmatizzare tale comportamento allorché quel cittadino, e in questo caso la signora Colò, ha il privilegio di utilizzare un mezzo di informazione pubblica per far giungere alla società, senza alcun contraddittorio, messaggi parziali e deviati.

Peraltro la signora Colò, per decisioni che appartengono alla Rai, in questa fase professionale conduce ed è responsabile di molte trasmissioni televisive (pagate tutte con i soldi della collettività) per esternare unilateralmente posizioni culturalmente pericolose e discutibili. Infatti alla collettività a cui si rivolge la signora Colò appartengono tante persone – ragazze, uomini, donne – desiderose di formare il loro libero pensiero sulla base della conoscenza dei fatti e delle posizioni, anche se contrastanti tra loro. Alla collettività appartengono anche molti di quei cittadini cacciatori (non tutti per la verità), impegnati a valorizzare una caccia compatibile e responsabile ma stanchi di essere derisi, incolpati ingiustamente e utilizzati demagogicamente per affermare, da entrambe le parti (animalisti e cacciatori di voti), logiche propagandistiche e massimaliste.

Per questo chiediamo alle autorità competenti di intervenire in maniera decisa per garantire nell'informazione pubblica il ripristino della obiettività e del pluralismo informativo.

In attesa di un riscontro, porgiamo distinti saluti.
Marco Ciarafoni
Presidente Arcicaccia

Roma, 19 dicembre 2003 - Ho ricevuto per conoscenza la lettera, pubblicata su questo giornale il 18 dicembre 2003, inviata dal Presidente dell'Arci Caccia, Marco Ciarafoni, in riferimento ad una puntata della trasmissione "Cominciamo bene - Animali e Animali" da me condotta.
Spiace constatare che la presentazione di un fenomeno così grave come quello dei "bocconi avvelenati" che causano tante sofferenze ed uccisioni di animali selvatici e domestici, e la messa in pericolo della salute dei bambini più piccoli, sia stato il pretesto per un attacco alla sottoscritta ed al mio staff.
Infatti che la questione "bocconi avvelenati" sia collegata all'attività venatoria non l'ho affermato io per la prima volta in trasmissione qualche mattina fa, ma il Parlamento con la legge dell' 11 febbraio 1992, n.157 che regola la caccia: all'articolo 21 comma 1 lettera u) - unica normativa sugli animali a citare non a caso questa condotta - afferma che "è vietato a chiunque usare esche o bocconi avvelenati". Non solo, ma non è un caso che le uniche due leggi regionali sull'argomento siano state varate - e per fortuna - dalla Toscana e dall'Umbria, notoriamente regioni ad alta presenza venatoria.
Questo perché, come è del tutto evidente, le attività hanno avuto - speriamo non lo abbiano più in futuro - un collegamento.
Nella trasmissione, peraltro, rappresentando in studio una storia concreta con un cane sopravvissuto ad un avvelenamento, ci siamo limitati a dire che il ripetersi della distribuzione di bocconi avvelenati in alcune aree, distribuzione temporalmente parallela con il succedersi di alcuni momenti topici della caccia, come i cosiddetti “ripopolamenti” di fauna, dovrebbe portare ad una riforma della normativa che preveda la tabellazione delle aree risultate pericolose e l'interdizione dell'accesso per la salute e l'incolumità pubblica.

L'ulteriore accusa di utilizzare lo spazio televisivo di Rai 3 per miei fini personali mi sembra quantomeno discutibile. Da anni mi dedico pubblicamente alla difesa dell'ambiente e dei suoi animali e, grazie alla condotta coerente che ho mantenuto nel tempo, sono riuscita a conquistare una seria credibilità.
Così come esistono programmi di cucina dove si insegna per l'appunto a cucinare di tutto, dal dolce, al pesce, al vitello, così - in uno spazio dal titolo Animali e Animali - mi sembra ovvio ci si occupi della loro tutela sotto ogni aspetto.

Nessuno ha mai accusato i cacciatori solo per il fatto di essere cacciatori. Abbiamo parlato di caccia solo quando abbiamo affrontato temi d'attualità legati a episodi illegali, vedi bracconaggio o, per l'appunto, bocconi avvelenati.

In riferimento poi agli apprezzamenti rivolti al mio consulente intervistato, può essere utile sapere che si tratta, fra l'altro, di un Docente del Master di "Etologia applicata e benessere animale" della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Bologna, componente della Commissione per la protezione degli animali negli allevamenti e macelli del Ministero della Salute, membro del Comitato per la Bioetica Veterinaria dell'Ordine dei Medici Veterinari di Roma e provincia ed ha recentemente ricevuto dalla "Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals", Gran Bretagna, il "Michael Kay Award" in "riconoscimento delle sue attività per il benessere degli animali in Europa".
In conclusione voglio aggiungere che il programma "Animali e Animali", della durata di soli 13 minuti, non ha nella sua linea editoriale spazi sufficienti per dei Contraddittori seri. Nonostante ciò, è sempre disponibile a ospitare in studio un esponente dell'ArciCaccia che senta la necessità di esporre le proprie posizioni, comunque, a mio avviso, difficilmente vicine alla tutela della vita degli animali.
licia colò


1. - Cenni storici sulle normative venatorie
Fino agli anni 70, l’uso dei bocconi avvelenati era regolamentato dall’art. 26 dal Testo Unico delle Leggi sulla Caccia, del 2 agosto 1967 n. 799. Tali mezzi erano considerati legali unitamente ad altri mezzi coercitivi tipo: lacci, tagliole, trappole, ecc. per la cattura della fauna selvatica all’epoca denominata “nociva”.

Era evidente che tale regolamentazione predisponeva l’utilizzo delle esche avvelenate in determinati periodi, in ore notturne, con l’obbligo di avviso alla popolazione mediante cartellazione delle aree soggette a trattamento.
Fino al quel momento non vi furono episodi eclatanti di uccisione di animali di affezione, in quanto tutti ben sapevano del rischio che avrebbe corso il proprio animale .

Con l’entrata in vigore della nuova normativa sulla caccia, Legge 27 dicembre 1977 n. 968, con l’art. 20 lett. s), veniva posto fine all’uso di sostanze tossiche e veleni, nonchè all’uso di tagliole, lacci e congegni similari per la cattura della fauna selvatica. Nel contempo la normativa prevedeva che la fauna selvatica divenisse di proprietà dello Stato e nel caso tutelata e protetta ad esclusione di alcune specie cacciabili.
Di fatto dal 1977, l’uso delle esche avvelenate fu vietato tassativamente su tutto il territorio nazionale.

Il divieto è stato successivamente riconfermato con l’art. 21 lett. u) della recente Legge 11 febbraio 1992 n.157, riguardante “norme per la protezione della fauna omeoterma e prelievo venatorio“ e successive modificazioni, nella quale veniva inserito tra le specie protette la “faina, la puzzola, la donnola, nonché tutti i rapaci diurni e notturni, ecc.”, ad esclusione della volpe.
Di fatto, benchè sussistesse il divieto dell’utilizzo delle esche avvelenate, in alcuni Istituti faunistici, continuava l’attività di immissione di bocconi avvelenati, in considerazione del fatto che l’Organo Consultivo dello Stato sulle specie selvatiche (I.N.F.S.) limitava e drasticamente riduceva il periodo del controllo sulle specie selvatiche (volpi) concorrenti con la fauna in indirizzo delle varie Aziende Faunistiche.
In conseguenza degli eventi storici che analizzeremo, proprio in relazione all’uccisione di animali domestici e della fauna selvatica mediante esche avvelenate, nell’anno 2001 le regioni Toscana e Umbria emanavano specifiche leggi sul divieto di utilizzo e detenzione di esche avvelenate, con le finalità della tutela della salute umana, dell’igiene pubblica e dell’ambiente, nonché norme sull’attività di derattizzazione.


- Il fenomeno dei veleni
Dopo circa un ventennio dall’emanazione del divieto di utilizzo delle esche avvelenate, cominciarono ad arrivare le segnalazioni di avvelenamento di animali domestici ai danni dei loro proprietari.

Avvelenamenti in relazione alla gestione della fauna:
Il fenomeno comincia a dilagare anche perché le campagne prima abbandonate dai contadini, successivamente cominciarono ad essere oggetto di interesse speculativo o residenziale dei nuovi abitanti provenienti dalle città e con questi, a loro seguito, cani e gatti di proprietà.
Di fatto, la cultura contadina già adeguata ad un sistema da tempo messo in atto, proprio in relazione alle immissioni di esche avvelenate, non risultava più coincidere con quella dei nuovi residenti che provenienti dalle città consideravano la proprietà terriera o l’abitazione in campagna come libertà di poter lasciare vagare liberamente il loro animali anche nel periodo della riproduzione della fauna, con danni rilevanti al patrimonio faunistico autoctono o delle immissioni di fagiani di allevamento a scopo di ripopolamento.
Per effetto di ciò, anche in consederazione del fatto che molti animali predatori sono stati dichiarati protetti ad esclusione delle volpi, è stato ripreso l’uso delle polpette avvelenate, gettate indiscriminatamente sul territorio oggetto della “bonifica”.
Di fatto, i primi animali a soccombere sono stati i cani e i gatti di proprietà, anche perché le volpi o gli altri animali selvatici a cui erano destinati, per la loro innata diffidenza, ben difficilmente mangiano esche immesse senza un’accurata preparazione.

Avvelenamenti in relazione alla raccolta di tartufi
Altro fatto rilevante che emerge in questi ultimi tempi è quello dell’uccisione di cani particolarmente addestrati alla raccolta di tartufi.
Difatti negli ultimi anni la raccolta dei tartufi è praticata da moltissime persone che sono in possesso delle autorizzazioni provinciali per effettuare questo tipo di attività. E’ evidente che l’elevato costo dei tuberi ha incrementato una fascia collaterale di commercio altamente redditizio, per la quale vige una vera concorrenza, per cui nei luoghi in cui si trovano i tartufi vi è una vera corsa a chi arriva per primo, in effetti molti esercitano l’attività nell’orario notturno.
Molte volte, per scoraggiare la concorrenza, risulta più semplice gettare le esche avvelenate proprio nei luoghi di raccolta, facendo si che l’uccisione del cane del concorrente lo dissuada a frequentare la zona.
E’ da considerare che un cane addestrato alla raccolta dei tartufi può valere dai 5.000 ai 20.000 €.

Avvelenamenti in relazione a dissidi condominiali:
L’incremento delle sostanze tossiche e velenose immesse nei giardini privati, nei recinti di stabulazione dei cani, nelle terrazze delle abitazioni ovvero anche strade e nei giardini pubblici delle città, è un fenomeno di rilevante pericolosità non solo per gli animali ma anche per le persone e bambini.
Tanti casi sono stati segnalati e successivamente certificati da apposite analisi tossicologiche, per la morte di cani o gatti di proprietà, avvelenati con prodotti tossici, proprio all’interno delle proprietà private e delle mura domestiche
Fatti inquietanti, che fanno riflettere fino a che punto possono arrivare le persone che per banali liti condominiali o dissidi, uccidono l’animale del rivale con l’uso dei veleni.

Avvelenamenti in relazione al disturbo degli animali:
L’uso di esche avvelenate per uccidere gli animali domestici, ovvero colonie feline di gatti liberi, censite dai Comuni, piccioni torraioli, anatre dei laghetti cittadini, ecc. e di conseguenza di proprietà dell’Ente Pubblico, sta assumendo proporzioni ragguardevoli, tanto da allarmare l’opinione pubblica.
Con grave pericolosità per le persone, sta emergendo l’uso di gettare bocconi avvelenati (anche con stricnina) nei giardini pubblici delle città, negli insediamenti urbani dove sono locate le colonie feline, nelle piazze cittadine dove si alimentano i piccioni, e così via, uccidendo centinaia di animali in modo cruento e vile.

Avvelenamenti in relazione all’intimidazione criminosa:
Emergono fatti legati al quel tipo di intimidazione di uso criminale, con la quale, al fine di imporre la propria volontà su altri, anche per fini abbietti, oppure con l’intenzione di provocare danni morali ad altra persona, o per ritorsioni o vendette, vengono usati veleni per uccidere l’animale di affezione di proprietà dell’obbiettivo a cui è destinato (estorsioni, intimidazioni, maltrattamento sugli animali, vendette per motivi di caccia, vendette per motivi di lavoro, personali, e così via...).

Tratto da www.bocconiavvelenati.it



AVVELENAMENTI E MONDO DELLA CACCIA: UN LEGAME CHE NON E’ PIU’ SOSTENUTO SOLO DALLA VOCE DI ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE E DI SEMPLICI CITTADINI MA ANCHE ORMAI DA PLURIMI PRONUNCIAMENTI DI TRIBUNALI

Molte possono essere le cause alla base del triste e criminosofenomeno dei bocconi avvelenati e in particolare si deve differenziare fra:

- avvelenamenti in ambienti urbani;

- avvelenamenti in ambienti extra-urbani.

Per quanto riguarda l’uso dei veleni in ambiente urbano, sicuramente la motivazione criminosa prevalente è quella dell’insofferenza nei confronti di animali, spesso gatti delle colonie feline, cani randagi, piccioni o altro ancora, talvolta anche animali domestici di vicini. La frequenza di atti di questo tipo è evidenziata dal fatto che il Comune in Provincia di Firenze da cui in questi 4 mesi è giunto il maggior numero di denunce è proprio Firenze. Si tratta purtroppo di atti molto più frequenti di quello che si pensi e che evidenziano una perdurante diffusa cultura di disprezzo degli animali. Per quanto riguarda gli avvelenamenti in ambiente extra-urbano, le motivazioni possono essere molteplici, dalla tutela di pollai e allevamenti dai predatori naturali a vendette personali fra cittadini, da rivalità fra tartufai a situazioni varie di insofferenza verso animali; in questi ambiti una gran parte del fenomeno è però legato ad un elemento specifico, cioè le pratiche usate illegalmente da alcuni ambienti venatori per proteggere dai predatori (volpi, mustelidi, ma anche cani e gatti randagi o vaganti) la fauna di interesse venatorio e in particolare fagiani e lepri di allevamento liberati in natura per ripopolamenti a fini di caccia. Questo legame fra mondo della caccia e fenomeno degli avvelenamenti è nozione comune per chi vive nel territorio ed è confermato da tutta una serie di elementi spesso evidenti. Tuttavia esso è stato in passato ed è tuttora spesso negato dai rappresentanti del mondo venatorio ma anche da molti politici e amministratori. WWF e Unione Amici del cane e del gatto da molti anni denunciano questa situazione. Le Associazioni non vogliono in questo senso criminalizzare l’intera categoria dei cacciatori e nessuno sostiene che sia costante l'equazione avvelenatore-cacciatore e tantomenocacciatore=avvelenatore, ma negare che la maggior parte del fenomeno nelle nostre campagne è in effetti legato a pratiche venatorie vuol dire nascondere la verità e non voler cercare di risolvere il problema.Fino a circa 30 anni fa veleni e trappole erano addirittura pratiche consentite e messe in atto alla luce del sole da guardiacaccia e simili. Vi sono perfino testispecifici editi negli anni ’60 e inizi ’70 in cui si descriveva minuziosamente lemigliori modalità per confezionare esche avvelenate e per costruire trappole, lacci e tagliole (con tanto di illustrazioni).Fortunatamente a metà degli anni ’70 tutte queste pratiche sono state vietate (e costituiscono oggi un reato penale), ma purtroppo nella realtà non sono state abbandonate e continuano ad essere praticate nell’ombra. Quali sono gli elementi a sostegno di un ruolo importante di ambienti venatori nel fenomeno degli avvelenamenti? Vi sono numerosi indizi a sostegno di questo:

- Come mai gli avvelenamenti presentano picchi di incidenza nei primi mesi dell’anno, subito dopo la chiusura della stagione venatoria (31 gennaio) e con l’inizio delle attività di ripopolamento portate avanti dai cacciatori mediante il lancio di fagiani e lepri provenienti da allevamento?

- Come mai si nota un secondo picco di incidenza fra luglio e agosto, quando vengono effettuati gli ultimi ripopolamenti appena prima della riapertura della stagione venatoria (i cosiddetti ripopolamenti ‘pronta-caccia’)?

- Come mai la maggior parte dei casi di avvelenamento avviene all’interno o negli immediati pressi di strutture gestite da cacciatori a fini venatori come le Zone di ripopolamento e cattura e le Aziende faunistico-venatorie?

A questo punto tuttavia non vi sono più solo indizi, non vi sono più solo denunce e gridi di allarme di associazioni ambientaliste e di cittadini, ma vi sono ormai numerosi recenti pronunciamenti di tribunali che confermano tutto ciò, dal momento che le persone riconosciute colpevoli di azioni di avvelenamento sono nella quasi totalità persone legate al mondo venatorio e in particolare persone legate ad istituti di carattere venatorio come le zone di ripopolamento e cattura, le aziende faunistico-venatorie, le zone di rispetto venatorio. Questa serie di sentenze e pronunciamenti di Tribunali è stata resa possibile dal grande impegno e dalla professionalità della Polizia Provinciale di Firenze, che in questi anni ha dimostrato come, se le indagini vengono eseguite e ciò viene fatto in modo adeguato, l’uso di bocconi avvelenati non è più un crimine impunibile e impunito: gli avvelenatori oggi possono essere individuati e condannati. I pronunciamenti di tribunali (relativi alla Provincia di Firenze) su questo tema dei quali siamo a conoscenza sono:

ANNO 2000

Comune di S. Casciano

Sentenza di condanna di una persona per uccisione di animali mediante bocconi avvelenati. Rinvenimento di ingenti quantità di stricnina ( 50 gr – dose sufficiente a portare a morte oltre 2000 cani oppure circa 1000 persone !! ), trappole, tagliole, lacci e armi non denunciate. Fatti accaduti in una Zona di Ripopolamento e Cattura.

Anno 2002

Comune di San Piero a Sieve

Decreto penale di condanna a carico di 4 persone per avere in concorso tra loro ‘con più azioni di un medesimo disegno criminoso’ gettato ‘bocconi avvelenati atti a cagionare l’uccisione di fauna selvatica e animali domestici’, provocando l’uccisione di un (lupo – canis lupus) e diversi cani e gatti. Fatti accaduti in una Azienda Faunistico-Venatoria.

Anno 2003

Comune di Impruneta

Decreto penale di condanna a carico di 3 persone per ‘avere ucciso e compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a uccidere capi di fauna predatrice (quali volpi, faine, puzzole, etc.) e animali e domestici (cani e gatti), al fine di salvaguardare e proteggere lepri e fagiani o altre specie cacciabili della Zona di Rispetto denominata Colleramole’ e (per uno di loro) per commercio di un quantitativo di stricnina non inferiore a un chilo. Sono stati riscontrati acquisti da parte degli imputati di 1 chilo e 200 grammi di stricnina, una quantità sufficiente per preparare 50.000 esche avvelenate! E’ stato sottoposto a sequestro, mezzi di cattura illegalmente detenuti. Fatti accaduti in una Zona di Rispetto Venatorio.

Anno 2003

Comune di Scandicci

Decreto Penale di condanna a carico di un cacciatore per utilizzo di bocconi avvelenati. Fatti accaduti in una Azienda Faunistico-Venatoria dove è stato trovato come esca, un fagiano vivo legato per una gamba a un piolo infisso per terra dopo che nel collo (mediante operazione) era stato inserito un involucro di sostanza tossica con, come principi attivi, inibitori delle colinesterasi. Fuinoltre eseguito un ingente sequestro di esche, veleni e trappole, trovati nel corso delle operazioni di polizia.

Anno 2003

Comune di Fiesole

Patteggiamento di un cacciatore per uccisione di cani mediante l’utilizzo di sostanze velenose e detenzione di fucili non registrati, trappole, tagliole e animali protetti imbalsamati e anche congelati. Fatti accaduti in terreno libero.

Comune di Firenze

Condanna di una persona che uccideva con esche avvelenate i gatti di una colonia felina in area urbana di Firenze. Fatti accaduti in ambiente urbano

Anno 2004

Comune di S. Casciano

Patteggiamento di un cacciatore per utilizzo di sostanze velenose per l’avvelenamento di animali (in questo caso sono state trovate in possesso dell’imputato numerose fiale di cianuro), nonché veleni di vario tipo per l’uso specifico di confezionare esche, trappole, tagliole, lacci, esche avvelenate giàconfezionate e posizionate sul suolo. Fatti accaduti in una Azienda Faunistico-Venatoria.

Anno 2004

Comune di Pontassieve

Sentenza di condanna a carico di una persona per avere procurato la morte di animali domestici e selvatici mediante lacci e bocconi avvelenati. Nel corso delle operazioni di polizia sono stati sequestrati numerosi mezzi vietati (lacci), veleni di vario tipo, munizioni non denunciate. Fatti avvenuti in una Zona di Ripopolamento e Cattura.
Su 8 procedimenti giunti a conclusione di condanna sul tema degli avvelenamenti di cui siamo venuti a conoscenza per la Provincia di Firenze, 7 risultano legati al mondo della caccia (tutti eccetto quellorelativo a fatti accaduti in area urbana). Negli ultimi anni nella sola Provincia di Firenze ben 6 sono state le condanne o i provvedimenti giudiziari similari per utilizzo di bocconi avvelenati interessanti istituti gestiti da cacciatori a fini venatori. E vi sono al momento in corso altri procedimenti di persone identificate ( n° 43 –dato fornito da Polizia Provinciale). Questi ulteriori procedimenti sono in parte inerenti ancora istituti venatori (a conferma della diffusione di questa pratica in questi ambienti) e in parte anche inerenti situazioni diverse, in particolare aree urbane (a conferma della presenza anche di altre situazioni alla base del fenomeno criminoso degli avvelenamenti che, come si è detto, non si esauriscono esclusivamente nell’ambito del mondo della caccia, ma sicuramente trovano in questo uno dei terreni di origine principali e con ogni verosimiglianza il prevalente). Ultimo caso giunto sulle pagine dei giornali è quello di Vaggio a Reggello, dove ancora in una zona di ripopolamento e cattura, la Polizia Provinciale diFirenze nell’aprile 2005 ha sequestrato notevoli quantità di veleni, trappole varie, armi e munizioni non consentite. E il fenomeno non riguarda ovviamente solo la Provincia di Firenze.
Proprio pochi giorni fa (in data 12 maggio u.s.) si è concluso unprocedimento in Provincia di Arezzo relativo anche in questo caso a una azienda faunistico-venatoria, dove è stato confermato dal dispositivo del Giudice l’uso di bocconi avvelenati (stricnina e cianuro) e trappole Il WWF (come anche in altri casi in precedenza) ha partecipato al processo con propri avvocati in veste di parte civile. WWF e Unione Amici del cane e del gatto da anni lavorano per contrastare il fenomeno degli avvelenamenti e lo hanno fatto sensibilizzando cittadinanza e amministratori, contribuendo alla stesura della recente legge regionale specifica sul tema, sostenendo l’importanza dei procedimenti giudiziari a caricodei colpevoli con la costituzione come parte civile in numerosi di questi provvedimenti, premendo sulle Istituzioni perché adottino idonei azioni e provvedimenti. Di fronte a questi dati, qualcuno ha ancora il coraggio di dire che con i bocconi avvelenati, una parte del mondo venatorio, non ha nessuna connessione? Di fronte alle sentenze dei tribunali ancora si dirà che gli avvelenamenti non sono in gran parte legati al mondo della caccia? E’ ora di dire basta a tutto questo. E’ ora di affrontare con forza e senza indugi il problema, agendo proprio là dove sono le cause che loalimentano.Ciò vuol dire adottare provvedimenti e azioni che scoraggino con forza l’utilizzo di queste pratiche nel mondo della caccia e vuol dire far sì che finisca il clima di impunità e di omertà che finora ha contraddistinto questo tema. Se continuiamo a nascondere l’evidenza, se continuiamo a negare quella che è non l’unica ma è sicuramente una delle cause prime di un fenomeno criminoso come quello degli avvelenamenti, allora non riusciremo mai a porvi fine. Il WWF e l’Unione Amici del cane e del gatto ringraziano la Polizia Provinciale di Firenze che con grande impegno e professionalità ha fatto sì che finalmente alcuni avvelenatori siano stati individuati e condannati e chiede a tutte le Province di aumentare le forze e le risorse dedicate alla lotta aquesto crimine.


LE RICHIESTE DI WWF e UNIONE AMICI DEL CANE E DEL GATTO
Le nostre richieste sono: - un aumento delle risorse (umane e materiali) dedicate alle prevenzione e repressione di questo crimine;

- l’impegno e l’attivazione di tutti gli Enti istituzionalmente competenti, dalle Province ai Comuni, dalle ASL a tutte le Forzedell’Ordine;


- la pronta e integrale applicazione della legge regionale 39/2001(Norme sul divieto di utilizzo e detenzione di esche avvelenate),oggi ancora in buona parte disattesa;


Ciò significa:

• stesura della lista delle sostanze tossiche comunemente usate per confezionare esche avvelenate, così come disposta dall’art. 10 della L.R.T. n° 39/01. ( norma oggi disattesa);


• applicazione dell’obbligo di registrazione dell’acquirente dellesostanze tossiche utilizzate per la confezione di esche oavvelenamento degli animali, così come disposto dalla L.R.T. n.39/01. – (norma oggi disattesa )


• applicazione da parte di tutte le Province del loro obbligo dimonitoraggio (e cartografia) dei casi di avvelenamento. (normaoggi in parte disattesa)


•messa in atto da parte dei Comuni (e sollecitazione in questosenso da Regione e Province) degli adempimenti di loro competenza relativi alla bonifica delle aree oggetto di immissione di esche avvelenate o di ripetuto avvelenamento animali e alla prevista cartellazione di ‘pericolo’ delle zone colpite, così come disposto dall’art. 5 della L.R.T. n° 39/01 (norma disattesa) - la chiusura degli istituti venatori dove siano accertate attività di avvelenamento e trappolaggio;


- la chiusura della caccia nelle aree dove si riscontrino ripetuti avvelenamenti.

Firenze, 16 maggio 2005
WWF Sezione Regionale Toscana

- Unione Amici del cane e del gatto

Tratto da:
www.wwf.it/Toscana/documenti/Bocconi_Avvelenati_-_un_crimine_che_continua_a_colpire.pdf -


Avvelenamento animali: resta l'allarme a Firenze e provincia

Nicola Machetti

Persiste nel territorio della provincia di Firenze l’allarme avvelenamento di animali (sia selvatici che domestici). Secondo il rapporto annuale, relativo al 2006, reso noto dalla polizia, il fenomeno ha registrato una lieve flessione Rimane nel territorio di Firenze e provincia l’emergenza che riguarda gli avvelenamenti di cui sono vittima gli animali, domestici e selvatici. Un aspetto positivo è il fatto che questa criminale abitudine è in lieve flessione, ma la loro frequenza e il loro numero sono tali da suggerire che è necessario mantenere alte l’attenzione e la vigilanza. Lo conferma il rapporto annuale sul fenomeno degli avvelenamenti reso noto dalla Polizia provinciale. L’ultimo caso è quello di un lupo adulto di circa tre anni, trovato morto dagli stessi uomini della Polizia provinciale in questi giorni, sulle colline di Calenzano. Se si passa ad osservare le cifr, ci si accorge che gli avvelenamenti segnalati nel 2006 sono stati 241: nel 2005 erano stati dieci in più, 251. L’attività di indagine non è rimasta comunque ferma, anzi sono stati eseguiti ben 87 sopralluoghi, 128 analisi tossicologiche, 8 perquisizioni, 6 seguite da sequestri di veleni (i più usati: fosfuro di zinco, metaldeide, crimidina, endosulfan e stricnina), di armi e cartucce detenute irregolarmente, tagliole, anche di animali imbalsamati o abbattuti illecitamente. Le persone indagate sono state 11, contro le 15 del 2005. Fra le operazioni più importanti quella condotte in giugno a Vinci a seguito di un avvelenamento all’interno di un allevamento; quella che ha portato all’identificazione di tre persone e ad importanti sequestri nella Valle del Mugnone ed a Monteloro; infine le perquisizioni della scorsa settimana a Marradi alla ricerca dei responsabili dell’avvelenamento di un’aquila reale. Nelle operazioni antiavvelenameno gli agenti del Gruppo antibracconaggio antiveleni del Nucleo di Polizia Giudiziaria della Polizia provinciale, guidate dall’Ispettore Capo Alessandro Quercioli, ha operato avvalendosi della collaborazione dei vigili volontari di Libera Caccia, Enalcaccia, Federcaccia, Wwf, Ente produttori di selvaggina, Enpa e di Carabinieri, Forestali e Polizia municipale. Hanno inoltre collaborato l’Istituto zooprofilattico sperimentale per Lazio e Toscana, il Dipartimento di Tossicologia veterinaria dell’Università di Pisa e il Museo di Scienze Naturali della Specola. Uno degli elementi fondamentali per una efficace prevenzione è sicuramente la presenza costante degli agenti sul territorio, grazie anche alla loro capacità di sensibilizzare la popolazione sul problema, specialmente in Toscana, dove il rapporto con gli animali, selvatici soprattutto, è solitamente di tipo predatorio. Sono allo studio anche nuovi strumenti per rendere partecipe la cittadinanza: uno di questi riguarda l’apposizione di cartelli informativi nei luoghi e nelle zone maggiormente colpite dal fenomeno degli avvelenamenti degli animali.
Tratto da info bairo.


Manicaretti alla stricnina. La grande strage di animali.
Il fenomeno dei bocconi avvelenati italiani è tristemente famoso in tutta Europa.
Oscar Grazioli
Fonte: www.libero.it
14.10.04
Il fenomeno dei bocconi avvelenati italiani è tristemente famoso in tutta Europa. Il fatto di avere raggiunto fama e gloria nella preparazione e somministrazione di polpette venefiche mi è parso chiaro quando sono stato interpellato dai curatori di Absolutely Animals, un programma sugli animali dell'emittente britannica Channel 4. Stavano conducendo un'inchiesta, sollecitata da un cittadino inglese che possiede una casa in Umbria. Il suo cane più amato era morto dopo aver ingerito un manicaretto condito con la stricnina. Ricordo che gli inglesi (e non era un questione di lingua) non capivano letteralmente le cifre di cui parlavo. A decine di migliaia muoiono ogni anno cani, gatti, rapaci, volpi e altri animali, vittime di esche preparate con sapienti mix di sostanze letali. Come apprenderete, alcune di queste sostanze mortali possono essere acquistate tranquillamente nel reparto "giardinaggio" del supermarket di fianco a casa.
Se qualcuno dovesse pensare che il fenomeno dei bocconi avvelenati è una quisquilia rifletta su un solo dato. L'Ispettore Quercioli (che ringrazio per la cortesia), responsabile della Polizia Provinciale di Firenze, ha condotto un'indagine che ha dimostrato il passaggio di 72.000 fiale di cianuro dall'Austria all'Italia in due anni.
Un breve excursus storico servirà ai lettori per capire come si è sviluppata questa pratica incivile e criminale che condanna a morte migliaia di animali tra sofferenze atroci, spesso alla presenza di proprietari tanto disperati quanto impotenti di fronte a veleni che uccidono in pochi minuti, come è capitato ad un caro amico che passeggiava di sera, con la famiglia e il cane al guinzaglio, nel centro di Orosei.
Fino a metà degli anni 70 i bocconi avvelenati, come i lacci e le tagliole, erano consentiti dalle leggi sulla caccia per l'eliminazione dei cosiddetti "nocivi", ovvero volpi, donnole, faine e rapaci che si credeva arrecassero danni a lepri e fagiani. Dal 1977 esche avvelenate e trappole sono vietate su tutto il territorio nazionale e nei primi anni 90 i "nocivi", tranne la volpe, entrano tra le specie protette. Nelle riserve di caccia e nelle zone di ripopolamento (dove si immettono lepri e fagiani), nei boschi dove nascono i pregiati tartufi, si scatena il fenomeno dei bocconi avvelenati.
Dall'Austria e dal Trentino, attraverso le farmacie compiacenti, entrano in Italia cianuro e stricnina.
L'indagine della Polizia di Firenze individua un gruppo di persone che acquista, presso una farmacia di Trento 1,2 Kg di stricnina, con la quale si possono confezionare 50.000 bocconi letali. Da Villach, amena località austriaca, entrano in Italia le fiale di Cyonin. Contengono cianuro e ne arrivano a fiumi. Una farmacia di Siena distribuisce volantini che pubblicizzano l'uso del Cyonin per l'uccisione di volpi e lupi.
Solo in provincia di Firenze dal 2001 al 2003 muoiono avvelenati oltre 500 cani, oltre 300 gatti, un lupo, sette volpi e decine di altre specie.
Attenzione questi sono i morti accertati. Quelli che non si è potuto accertare sono altre migliaia, specialmente per quanto riguarda la fauna selvatica che termina la sua agonia nelle tane dei boschi. A questo punto gli enti preposti si rendono conto che il fenomeno è di una gravità inaudita.
Le esche avvelenate cominciano ad uccidere ai giardinetti pubblici, nei cortili dei condomini, dentro le abitazioni. Possono uccidere un bambino in pochi minuti. La polizia lavora sodo e in pochi anni, grazie anche a leggi regionali emanate da Umbria e Toscana, il cianuro esce dal mercato e la stricnina diventa quasi irreperibile.
Ma il fenomeno continua. Nuovi veleni, parimenti efficaci, entrano sul mercato e, molti di questi, si possono acquistare al supermarket assieme ai biscotti e allo zucchero.


Segnalazioni bocconi Lombardia
Nuova strage di cani, ronde degli agricoltori.

Otto animali avvelenati nell’ultima settimana in Oltrepò. Da febbraio sono già un centinaio

SANTA MARIA DELLA VERSA (Pavia) - Caccia aperta nell'Oltrepò pavese all’avvelenatore dei cani. Da febbraio a oggi il misterioso killer ha fatto un’ecatombe, più di 100 animali uccisi da polpette alla stricnina. Sulla «mattanza» indagano i carabinieri di Broni e la Procura di Voghera. Quest’ultima ha aperto un'inchiesta per smascherare gli avvelenatori che da mesi disseminano nei boschi, della Valle Versa e della Valle Staffora, i bocconi micidiali.Le vittime più recenti sono state segnalate a Zavattarello e a Valverde. Anche in questo caso i poveri cani sono morti per avvelenamento da stricnina. Salgono così a otto gli animali avvelenati negli ultimi sette giorni. Una strage crudele e allarmante. Tanto che le guardie forestali hanno iniziato a pattugliare i vigneti e le tartufaie, oltre ai boschi, e gli stessi agricoltori hanno organizzato ronde di volontari.«La situazione è diventata insostenibile - commenta Giovanni Desigis, presidente dell'Unione Agricoltori - a giugno avevamo promesso una ricompensa di mille euro a chi fornisse ai carabinieri indizi utili a stanare gli avvelenatori. La taglia, però, non è servita a infrangere il muro di omertà intorno agli assassini dei nostri cuccioli. Così abbiamo deciso di scendere direttamente in campo pattugliando con volontari i boschi dell'Oltrepò. Segnaliamo ogni movimento sospetto alla guardia forestale e cerchiamo di bonificare i campi infestati dai bocconi avvelenati».«Gli agricoltori - rispondono al comando della Forestale di Zavattarello - ci segnalano le persone sospette e prendono il numero di targa delle loro auto. Fino ad oggi, però, queste segnalazioni non hanno portato risultati. Gli ultimi due casi sono stati segnalati a Zavattarello e a Valverde. In meno di una settimana sono stati avvelenati otto cuccioli».Anche Giuseppe Gerla, veterinario di Santa Maria della Versa, che per primo aveva lanciato l’allarme, non ha dubbi sulle cifre: «Sarebbero oltre cento i cani avvelenati negli ultimi sei mesi. Quaranta tra agosto e settembre. Gli animali ingeriscono la stricnina con bocconi, polpette e colli di gallina abbandonati ai margini dei boschi, tra i vigneti o in prossimità delle tartufaie. Fino ad oggi non è stato possibile individuare il responsabile di questa strage. Qualcuno, però, dovrà fermarlo prima che arrivi a sterminare tutti i cani della vallata».I carabinieri non escludono che sia la stessa la mano ad aver colpito in Valle Versa e in alta Valle Staffora. «Le guardie venatorie - promette Ruggero Invernizzi, assessore provinciale all'Agricoltura - aumenteranno i controlli su tutto il fronte della Valle Versa. Con l'aiuto dei carabinieri e degli agricoltori sono sicuro che riusciremo a scoprire chi avvelena i cani». Tra i principali indiziati della strage ci sono i numerosi bracconieri che cacciano nella zona. I cani, infatti, farebbero allontanare la selvaggina dal fondo valle, spingendola dove è più difficile cacciarla. Intanto, mentre i maggiori sospetti ricadono sui cacciatori di frodo, all'Unione Agricoltori sarebbero arrivate le prime segnalazioni. Un contadino che abita nella campagna di Santa Maria Versa, infatti, ha segnalato una macchina scura, con la targa coperta, che da qualche settimana è stata ripetutamente notata vicino ai boschi dove sono stati avvelenati gli ultimi quattro cani. La Procura di Voghera avrebbe già disposto alcune perquisizioni per verificare l’attendibilità delle segnalazioni arrivate all'Unione Agricoltori.



Strage di cani, due esposti in procura

"Bocconi alla stricnina, pericolo per tutti"


SANTA MARIA. Chi è, o chi sono, i killer dei cani? E com'è possibile che circolino quantità così elevate di stricnina, un veleno potentissimo oggi pressochè irreperibile in commercio, ma utilizzato a piene mani per sbarazzarsi delle bestiole? Questi i due interrogativi-chiave al centro degli esposti che le associazioni animaliste - Lipu ed Enpa in prima fila - si accingono a presentare alla procura della Repubblica di Voghera dopo la strage di cani nella valle Versa: addirittura un centinaio, secondo Giuseppe Genta, veterinario di Santa Maria, gli esemplari uccisi negli ultimi dodici mesi con il veleno. Un fenomeno che non è circoscritto alla valle Versa: segnalazioni, seppure con cifre assai più ridotte, arrivano anche dal Casteggiano e dal Vogherese. "I bocconi alla stricnina sono un problema di cui parliamo da anni - avverte Maria Grazia Centelli, responsabile della delegazione vogherese dell'Enpa - E forse ci si accorgerà di quanto sia grave solo quando ad andarci di mezzo sarà un bambino". Durissima anche Cristina Nera, volontaria Lipu: "La magistratura non dovrebbe risalire solo ai responsabili degli avvelenamenti, ma valutare come sia possibile che in Oltrepo giri così tanta stricnina. Un veleno micidiale che si trova in abbondanza nelle mani di persone pronte a farne un uso poco raccomandabile". Gli esposti saranno contro ignoti. Ma i sospetti non mancano. Ediverse da chi caccia". L'Enpa, intanto, è pronta a costituirsi parte civile, con il patrocinio dell'avvocato Maria Rosa Carisano, qualora venisse aperto un procedimento penale per uccisione o maltrattamento di animali. "Esiste già una giurisprudenza di merito - sottolinea il legale vogherese - noi siamo pronti a fare i passi opportuni". Gli avvelenamenti, in valle Versa, hanno assunto macro-dimensioni, fino all'ultimo caso di un levriero ucciso alla frazione Ruinello, con il proprietario che ha subito presentato denuncia ai carabinieri e offerto una taglia di 50mila euro a chi fornirà indicazioni utili a risalire ai responsabili. Ma non sono, purtroppo, prerogativa di quella zona. "Nell'ultimo anno - spiega Maurizio Antoniazzi, veterinario di Casteggio - ho trattato almeno una ventina di casi relativi a cani avvelenati con la stricnina. Nella maggior parte, sono riuscito a salvarli. In genere, i più esposti al rischio di avvelenamento sono gli esemplari che hanno più possibilità di girare e, quindi, di mangiare i bocconi avvelenati". Gli fa eco il veterinario vogherese Marco Maggi: "Lo scorso anno a Varzi i cani morti per il veleno furono addirittura cinque". Alla clinica "Città di Voghera", hanno registrato tre decessi per stricnina, ma nel complesso un centinaio di casi. "La stricnina - spiega - concede poco tempo per intervenire ma in genere i bocconi vengono preparati con visceri di animali e misture, non solo a base di veleno". Cristina Nera non si tira indietro: "Non si può puntare l'indice contro tutto il mondo venatorio, ma sono convinta che singoli cacciatori non siano estranei alla vicenda. Del resto, sono proprio loro ad avere più interesse a fare sparire i cani". La volontaria Lipu denuncia anche le "minacce e le intimidazioni" nei confronti di persone e associazioni che "hanno idee


Cani avvelenati con la stricnina in Val di Non
CAVARENO - Prima le convulsioni, poi la paralisi. Pochi minuti e sopraggiunge la morte per soffocamento. A Cavareno, nell'ultimo mese e mezzo, almeno tre cani sarebbero morti in questo modo, avvelenati con la stricnina dopo essersi avventurati nel bosco. Qui, con tutta probabilità, hanno ingerito dei bocconi avvelenati, lasciati da un bracconiere - si vocifera in paese - per uccidere le volpi, allo scopo di impossessarsi della loro pelliccia. Nella notte tra mercoledì e giovedì scorso, ai tre cani già morti in questo modo ha rischiato di aggiungersene un quarto, un cane di piccola taglia. La diagnosi di Vincenzo Mulè , veterinario con ambulatorio a Fondo, non lascia spazio a dubbi: avvelenamento da stricnina, una sostanza peraltro piuttosto difficile da reperire. «Non sono sicuro - precisa - che gli altri tre casi di cui sono venuto a conoscenza siano effettivamente imputabili ad avvelenamento da stricnina, anche se, dalla descrizione avuta del modo in cui sono morti gli animali, sembrerebbe proprio essere un avvelenamento di sostanze che, come la stricnina, provocano contrazioni muscolari spastiche e morte quasi immediata». In paese c'è chi parla addirittura di sette animali morti in questo modo. Di certo c'è che per potere essere salvato, l'animale avvelenato con la stricnina deve ricevere cure pressoché immediate. Perché questa sostanza faccia effetto ne basta una quantità minima, pochi milligrammi. «Nel momento stesso in cui viene assunta - spiega Mulè - la stricnina viene a contatto quasi immediatamente con lo stomaco e con l'intestino tenue. Per questo le lavande gastriche sono inutili; è necessario intervenire con terapie di sostegno, flebo e soluzioni in grado di evitare lo spasmo muscolare. Si tratta di una morte molto dolorosa: prima intervengono le convulsioni e poi la paralisi di tutti i muscoli volontari ed involontari, quindi anche del diaframma, che è il muscolo respiratorio più importante. Se non si interviene entro mezz'ora, un'ora al massimo, dal momento dell'assunzione della sostanza, l'animale è spacciato», conclude Mulè, dicendo di aver segnalato la cosa ai carabinieri. Episodi indubbiamente gravi quelli accaduti a Cavareno. La preoccupazione degli abitanti del paese dell'Alta Anaunia non può restare circoscritta agli animali E se a venire a contatto con i bocconi avvelenato fosse un bambino? Il sindaco, Matteo Pancheri , dice di non essere a conoscenza di quanto sta accadendo nel suo comune da un mese e mezzo a questa parte. «Non ne sapevo niente», dichiara. «Mi spiace se è successa una cosa del genere. Ovviamente nutro preoccupazione se penso ai bambini. Comunque per Cavareno non si tratta di una "tendenza" nuova. Non penso che i casi siano collegati, ma il mio cane, una decina di anni fa, fu avvelenato varie volte. Non so con quali sostanze; per me l'importante è sempre stato riuscire a salvare l'animale».

Fonte: L'Adige di Trento


Grifoni avvelenati
Sono 14 gli esemplari di grifoni avvelenati negli ultimi giorni. Lo conferma il Parco Regionale Sirente Velino 01-03-2007 - Fonte: IGN


Secondo i responsabili del Cfs i volatili potrebbero aver mangiato delle carcasse di animali avvelenati da un allevatore Proseguono le indagini della Forestale,dieci i Comandi Stazione in stato di allerta.Sono state trovate altre carcasse di grifoni nella zona di Magliano dei Marsi. Sommate a quelle dei giorni passati il numero dei grifoni morti in pochi giorni sale a quattordici.

Il rinvenimento e' avvenuto in aperta campagna in localita' Corcumello, una frazione del comune di Capistrello ad opera degli uomini del Comando Stazione di Magliano dei Marsi Bis e del Coordinamento Provinciale de L'Aquila del Corpo forestale dello Stato.Le caracasse, rimosse e consegnate agli esperti dell'Istituto Zooprofilattico di Teramo per l'esame autoptico, non presentano segni esterni di ferite da arma da fuoco. Con tutta probabilita' gli animali sono stati avvelenati. Sono dieci i Comandi Stazione del Corpo forestale in stato di allerta. Tutte le pattuglie in servizio sul territorio, hanno l'incarico di prestare la massima attenzione ai segni che rivelano la presenza di grifoni nelle vicinanze. L'obiettivo e' quello di intervenire con rapidita' in caso che gli animali corrano pericolo. Secondo i responsabili della Forestale, i volatili potrebbero aver mangiato delle carcasse di animali avvelenate da un allevatore. Ora l'attenzione e' rivolta alle altre specie di fauna protetta, come orsi, lupi e aquile reali, che vivono all'interno del Parco Regionale Sirente Velino e della Riserva Naturale Orientata del Monte Velino e che potrebbero correre lo stesso rischio. Mentre per i grifoni il danno potrebbe essere limitato, in quanto ne sono stati censiti oltre un centinaio dopo la loro reintroduzione sul Monte Velino agli inizi del '900 da parte del Corpo forestale dello Stato, per le aquile il pericolo sarebbe ben piu' grave poiche' nell'area esistono solo tre esemplari. Proseguono intanto le analisi presso l'Istituto Zooprofilattico di Avezzano per risalire alle cause della morte di questi maestosi avvoltoi, mentre due in fin di vita sono in cura presso il Centro Recupero Fauna Selvatica del Corpo forestale dello Stato di Pescara, una struttura altamente specializzata in questo tipo di operazioni. Al momento i volatili sono sotto costante osservazione degli esperti e non appena la terapia verra' ultimata anche per il secondo esemplare, saranno trasferiti nei luoghi di provenienza. Veleno con effetto mortale uccise, sempre nell’area Parco, la scorsa estate, tre splendidi esemplari di grifone. Nonostante le dimensioni, questa specie si nutre solo di animali selvatici o domestici già morti Quindi non arreca danni ad allevatori o agricoltori.
Fonte.www.adnkronos.com


ANCORA GRAVI CASI DI AVVELENAMENTO:
(05/03/2003) SAN MARTINO DELLE SCALE: Ancora cani randagi avvelenati nelle campagne di San Martino delle Scale. Chiamati dai cittadini che in queste ore si sono messi in contatto con la LAV, sono così direttamente intervenuti i Carabinieri di San Martino delle Scale, frazione di Monreale (PA) i quali, dopo un primo sopralluogo, hanno trovato le esche confezionate con parti di pollo che insieme all’ennesimo cane morto sono stati portati all’Istituto Zooprofilattico per le analisi.
Proprio le parti di pollo sono maggiormente utilizzate grazie alla loro collosità, che ben si addice a confezionare dei “gomitoli” intrisi di veleno. Per quanto riguarda il veleno potrebbe trattarsi di stricnina o prodotti di sintesi chimica per l’agricoltura, quali ortofosforici. Purtroppo una volta che il veleno è stato metabolizzato è molto difficile da individuare dall’esame necroscopico dei tessuti. I legali della LAV hanno già preparato una denuncia contro ignoti che sarà consegnata, oltre che ai Carabinieri, anche al Sindaco di Monreale ed al Prefetto di Palermo.
La LAV ha chiesto al Sindaco di Monreale Caputo di emettere subito una Ordinanza sindacale che permetta di tabellare la zona avvelenata ed informare così i cittadini del pericolo che stanno correndo, nonchè di provvedere alla immediata bonifica del territorio, così come già fatto dal Sindaco di Capaci Avv. Sebastiano Napoli che grazie ad un'ordinanza ha fatto bonificare un’ampia area del suo territorio dalle polpette avvelenate.


(05/03/2003) IL SINDACO DI CAPACI EMETTE UN'ORDINANZA CONTRO GLI AVVELENAMENTI DI CANI E GATTI: Grazie all’Ordinanza del Sindaco di Capaci (PA), Avv. Sebastiano Napoli, il quale ha subito accolto la richiesta avanzata dalla LAV, si è provveduto ad informare la cittadinanza sul potenziale pericolo dei veleni distribuiti nel territorio ed a provvedere a bonificare le aree di Capaci interessate dalla diffusione di sostanze mortali. L’ottimo intervento del Sindaco Napoli si è concretizzato anche nella bonifica di un ampio tratto di Contrada Sommariva la quale è stata oggetto, poco tempo fa, di una massiccia distribuzione di veleni che avevano causato la morte di numerosi animali. Tutta la zona, poi, è stata munita di numerosi cartelli riportanti la scritta “Attenzione: area contaminata con bocconi avvelenati – Pericolo per persone ed animali”. Una ditta specializzata, su incarico del Comune, ha inoltre provveduto alla capillare bonifica della zona. La La LAV ha ringraziato il Sindaco di Capaci Avv. Napoli per l'ottimo e pronto intervento contro l'orrenda pratica degli avvelenamenti e ha invitato altri sindaci del palermitano colpiti dallo stesso problema a seguire l’esempio del loro collega. Infatti solo quando ci sarà un deciso controllo del territorio ed un tempestivo intervento in caso di spargimento di veleni, si potrà incominciare a contenere un fenomeno purtroppo diffusissimo.


SICILIA .PARCO DEI NEBRODI
I Monti Nebrodi, assieme alle Madonie ad ovest ed ai Peloritani ad est, costituiscono l'Appennino siculo. Essi si affacciano, a nord, direttamente sul Mar Tirreno, mentre il loro limite meridionale è segnato dall'Etna, in particolare dal fiume Alcantara e dall'alto corso del Simeto. Gli elementi principali che più fortemente caratterizzano il paesaggio naturale dei Nebrodi sono la dissimmetria dei vari versanti, la diversità di modellazione dei rilievi, la ricchissima vegetazione e gli ambienti umidi. Gli arabi definirono i Nebrodi "un'isola nell'isola" ed il motivo apparirà chiaro al visitatore che, per la prima volta, si accinge a scoprire questo territorio sorprendente: ricchi boschi suggestivi, ampi verdi pascoli d'alta quota, silenziosi laghi e torrenti fluenti contrastano con l'immagine più comune di una Sicilia arida ed arsa dal sole. Un tempo regno di cerbiatti (così come di daini, orsi, caprioli), i Nebrodi (il cui significato deriva dal greco nebros che vuol dire, appunto, cerbiatto) costituiscono ancora la parte della Sicilia più ricca di fauna, nonostante il progressivo impoverimento ambientale. Gli ultimi lupi furono abbattuti alla fine degli anni Venti ed i grifoni, che volteggiavano sulle Rocche del Crasto, sono scomparsi agli inizi degli anni Sessanta, a causa dei bocconi avvelenati disseminati sul territorio e destinati alle volpi.


COMUNICATO ENPA
26 FEBBRAIO 2007
AVVELENAMENTI DI ANIMALI, UN PROBLEMA DIFFUSO CHE RICHIEDE PROVVEDIMENTI URGENTI IN TUTTA ITALIA

Sono stati pubblicati i dati relativi agli avvelenamenti nella provincia di Firenze; si tratta di cifre allarmanti, che mettono l’accento su una situazione che – come l’Enpa auspica - va arginata con provvedimenti immediati, vista la pericolosità per animali e umani che possono rimanere coinvolti anche quando non sono gli obiettivi dei killer. Anche un lupo adulto è rimasto di recente vittima di un avvelenamento. Il totale dei casi avvenuti a danno degli animali nel 2006 ammonta, nella sola zona della provincia fiorentina, a 296 casi accertati e registrati dalla Polizia, un dato che andrebbe corretto con l’aggiunta di tutte le vittime non denunciate perché mai individuate o il cui caso non è emerso. Sono 219 le vittime di questa strage perpetuata nel territorio del capoluogo toscano che non sono sopravvissute, di cui 57 cani e 32 gatti, ma anche un’aquila reale è finita nel mirino delle persone senza scrupoli che utilizzano ogni tipo di sostanza letale per colpire chi non è in grado di difendersi.
Ma il fenomeno, come più volte denunciato dall’Enpa, è diffuso in tutto il territorio nazionale, come dimostrato dai casi individuati nell’ultimo fine settimana. A Crotone i volontari della Protezione Animali hanno trovato tre cani sabato scorso, ormai agonizzanti, che sono morti dopo due ore di strazianti sofferenze. Le indagini svolte dai Carabinieri hanno portato al rinvenimento di alcune esche, probabilmente avvelenate; sono al momento in corso ulteriori accertamenti presso l’istituto zooprofilattico di Catanzaro per determinare il tipo di veleno somministrato agli animali.
L’Enpa ha provveduto a sporgere denuncia contro ignoti; il presidente della sezione Giuseppe Trocino, ha condannato fermamente l’atto, chiedendo un maggiore impegno contro questi maltrattamenti: “Simili gesti vanno perseguiti con fermezza e necessitano di risposte da parte dello Stato, onde evitare che gli appelli a collaborare e denunciare i reati rivolti dalle Istituzioni alle popolazioni locali non rimangano solo proclami elettorali o frasi di rito da enunciare in occasione dei soliti convegni sulla Legalità e la Giustizia”
A Savona la vittima più recente è stato un pastore tedesco che, pur essendo stato portato tempestivamente dal veterinario, non è sopravvissuto ai gravi danni al fegato procurati dall'ingestione di una micidiale polpetta. I volontari della sezione savonese hanno realizzato un fascicolo di istruzioni per fronteggiare le situazioni di emergenza, reperibile anche sul sito della sezione (www.enpa.sv.it), sul quale si trova anche la mappa degli avvelenamenti in provincia con l'indicazione delle zone a rischio; la sezione savonese ha inoltre rinnovato al Sindaco di Savona la proposta di emanare un'ordinanza restrittiva sull'uso delle sostanze velenose, come l’Enpa da tempo chiede ai Comuni, al fine di poter svolgere controlli su chi acquista veleni.


VIA ROMA.NET
25 FEBBRAIO 2007
ANIMALI AVVELENATI: IL RAPPORTO ANNUALE DELLA POLIZIA PROVINCIALE
Nel 2006 241 casi segnalati, colpiti anche un’aquila reale e tre lupi.

FIRENZE - L’ultimo caso è quello di un lupo adulto di circa tre anni, trovato morto dagli uomini della Polizia provinciale appena poche ore fa sulle colline di CaLenzano.Gli avvelenamenti di animali domestici e selvatici sono in lieve flessione, ma la loro frequenza e il loro numero sono tali da suggerire che è necessario mantenere alta l’attenzione e la vigilanza.Lo conferma il rapporto annuale sul fenomeno degli avvelenamenti reso noto oggi dalla Polizia provinciale.Gli avvelenamenti segnalati nel 2006 sono stati 241.
L’anno scorso erano stati dieci in più, 251.Il maggior numero dei casi a Firenze (32), Fiesole (16), Marradi (12), Pontassieve (11) e Lastra a Signa (11).296 gli animali avvelenati, 219 quelli morti, soprattutto cani (57) e gatti (32) ma pure volpi, maiali, polli, rapaci - fra i quali un’aquila reale - e, come si è visto, anche lupi (3 i casi nel 2006).87 i sopralluoghi fatti; 128 le analisi tossicologiche; 8 le perquisizioni, 6 seguite da sequestri di veleni (i più usati: fosfuro di zinco, metaldeide, crimidina, endosulfan e stricnina), armi e cartucce detenute irregolarmente, tagliole, animali imbalsamati o abbattuti illecitamente. Le persone indagate sono state 11, contro le 15 del 2005.
24 infine gli interventi a seguito di denunce di maltrattamenti di animali.Fra le operazioni più importanti quella condotte in giugno a Vinci a seguito di un avvelenamento all’interno di un allevamento; quella che ha portato all’identificazione di tre persone e ad importanti sequestri nella Valle del Mugnone ed a Monteloro; le perquisizioni della scorsa settimana a Marradi alla ricerca dei responsabili dell’avvelenamento dell’aquila reale. Nelle operazioni antiavvelenameno gli agenti del Gruppo antibracconaggio antiveleni del Nucleo di Polizia Giudiziaria della Polizia provinciale, guidate dall’Ispettore Capo Alessandro Quercioli, ha operato avvalendosi della collaborazione dei vigili volontari di Libera Caccia, Enalcaccia, Federcaccia, Wwf, Ente produttori di selvaggina, Enpa e di Carabinieri, Forestali e Polizia municipale.Hanno inoltre collaborato l’Istituto zooprofilattico sperimentale per Lazio e Toscana, il Dipartimento di tossicologia veterinaria dell’Università di Pisa e il Museo di Scienze Naturale della Specola. La presenza costante degli agenti sul territorio è stata un elemento fondamentale per la sensibilizzazione della popolazione, che può essere ulteriormente coinvolta e tutelata attraverso nuovi strumenti che sono ora allo studio, come l’apposizione di una specifica segnaletica nelle zone più colpite.


24 FEBBRAIO 2007
Boom di cani avvelenati in provincia di Arezzo
Oltre duecento animali domestici rimasti uccisi e più di quattrocento casi di avvelenamento negli ultimi 5 anni in Provincia di Arezzo La denuncia, numeri alla mano forniti dalla Polizia provinciale, è del Wwf della provincia di Arezzo, che stigmatizza il fenomeno dei bocconi avvelenati, una piaga che prende di mira animali domestici e non: cani e gatti comunque costituiscono la maggioranza delle vittime. Tutti i comuni aretini – denuncia il WWF - sono rimasti più o meno coinvolti in episodi di avvelenamento e il rischio è presente in ogni periodo dell'anno. Tra le esche più comuni, avvolte in carta stagnola, cialdine friabili o colli di pollo farciti di carne macinata. Quando si notano i primi sintomi di avvelenamento è opportuno avvertire subito un veterinario e poi denunciare l’accaduto alla Polizia provinciale di Arezzo per permettere l'avvio immediato delle indagini giudiziarie.
AREZZO WEB


23 FEBBRAIO 2007
La strage degli innocenti

Negli ultimi 5 anni, oltre duecento gli animali rimasti uccisi dalle esche avvelenate e più di quattrocento i casi di avvelenamento denunciati
AREZZO - Grazie ai dati forniti dalla Polizia Provinciale di Arezzo, possiamo tracciare una panoramica approssimativa del grave fenomeno dell'avvelenamento di animali causato da esche e bocconi avvelenati.
Ovviamente i dati sono quelli riferiti ai soli episodi denunciati, molti casi purtroppo, rimangono ignoti perché non denunciati o perché riguardanti animali selvatici, predatori e non solo.
Ad ogni modo, i numeri in nostro possesso dimostrano che questo aberrante fenomeno è purtroppo ancora fortemente radicato sul nostro territorio. Va detto comunque, che negli ultimi anni, la Polizia Provinciale ha posto molta più attenzione al fenomeno che viene costantemente monitorato e l'Amministrazione Provinciale, laddove previsto dalla legge regionale, ha disposto anche la tabellazione delle aree oggetto di più episodi ripetuti di avvelenamento. E purtroppo non ci sono zone esenti da questi atti incivili, nel corso degli anni (2001-2006), tutti i comuni della provincia sono rimasti coinvolti con episodi di avvelenamento. Ce ne sono alcuni che purtroppo ogni anno registrano nuovi casi e altri che per fortuna compaiono solo saltuariamente. Tuttavia il fenomeno è ben radicato in tutto il territorio, dal casentino alla valdichiana, dal valdarno alla valtiberina, passando per Arezzo, non c'è scampo per gli animali.
Rammentiamo ai proprietari di animali che dovessero ritrovarsi coinvolti in episodi del genere, che è importante denunciare l'accaduto alla Polizia Provinciale (oppure anche al Wwf che poi potrà procedere a informare le autorità), in modo da permettere indagini giudiziare, che in alcuni casi hanno anche portato alla denuncia degli autori di tali malefatte.
Ricordiamo inoltre, che la legge prevede l'obbligo per i veterinari che ricevono un qualunque esemplare di animale, domestico o selvatico interessato da avvelenamento, di denunciarne il fatto alla Polizia Provinciale che ha poi il compito di procedere nelle indagini di rito.
E purtroppo, gli episodi di avvelenamento hanno colpito numerose specie di animali, tra cui specie particolarmente protette come Gufi e Poiane, ma anche starne, piccioni, maiale, tartarughe e addirittura criceti. Questo a conferma che nessuna specie animale è esente dal poter restare coinvolta, poiché le esche avvelenate vengono collocate sia in aree agricole e boschive, ma anche in parchi e giardini urbani e in questi casi sussiste anche un grave rischio per i bambini, che potrebbero inconsapevolmente venire a contatto con queste sostanze mortali.
I veleni maggiormente utilizzati sono i pesticidi, ratticidi e lumachicidi, facilmente reperibili sul mercato a differenza di stricnina e cianuro oggi quasi impossibili da procurarsi senza le dovute autorizzazioni.
TRATTO DA www.bairo.info

Animalieanimali


28 FEBBRAIO 2007
L'Aquila. Lipu, avvelenamento grifoni e' seria minaccia
"I bocconi avvelenati costituiscono una seria minaccia per la sopravvivenza del Grifone nel nostro Paese". E' il grido di allarme che lancia la Lipu dopo la morte di numerosi grifoni in provincia de L'Aquila, deceduti dopo essersi nutriti di carcasse di pecore avvelenate volontariamente da ignoti, e chiede di aumentare i controlli e inasprire le pene.
Un episodio "molto grave che la Lipu condanna e per il quale si augura vengano individuati al piu' presto i responsabili".
Secondo Marco Gustin, responsabile specie e ricerca della Lipu, "questo grave episodio, che ha coinvolto la popolazione di grifoni reintrodotti con successo dal Corpo forestale dello Stato, ricorda, purtroppo cio' che avvenne in Sicilia e Sardegna nei decenni scorsi quando i bocconi avvelenati causarono l'estinzione della specie in Sicilia e la forte riduzione delle residue coppie ancora presenti in Sardegna". In Sardegna alla meta' degli anni'80, il numero di coppie arriva fino a 42 per vederlo scendere alla fine degli anni'90, tanto che ora non sono presenti piu' di 20-22 coppie. In Sicilia, "il Grifone si e' estinto alla meta' degli anni'60, e un recente progetto di reintroduzione della Lipu con il parco delle Madonie e il parco dei Nebrodi ha portato alla nascita di tre-quattro pulcini, che fa ben sperare per la ricostituzione di una colonia in natura".
Se non si fermeranno gli autori di queste stragi, conclude Gustin, "il rischio di estinzione per il Grifone, fortemente minacciato, rimane elevatissimo".(Com/Tot/ Dire)


BOCCONI AVVELENATI IN TOSCANA
Analisi di un fenomeno che non mostra segni di regressione nonostante la legge regionale n. 39 del 16 agosto 2001

SITUAZIONE

Nonostante le leggi, l’abitudine di tutelare interessi privati e di categoria, risolvere propri conflitti, farsi giustizia con l’uso del veleno è rimasta inalterata e persevera nella in-cultura del cittadino italiano mentre chi deve far valere la legalità e la civiltà non dimostra di essere motivato a farlo giustificando tale mancanza sempre con l’inadeguatezza dei mezzi che, però, passando il tempo, non si adeguano mai. O, peggio, non dando il giusto valore a leggi di civiltà.
In questa situazione di illegalità e inefficienza istituzionale, gli animali muoiono a migliaia, con grande strazio, in ogni parte d’Italia comprese le due regioni -Toscana e Umbria - le quali, uniche nel paese, volendo disporre di uno strumento in più, si sono dotate di una propria legge.
Ma, sappiamo, che non è la legge ma il suo rispetto, la sua osservanza, la sua applicazione, che la rendono degna di tale nome, un monumento alla civiltà, un progresso sociale e non la sua sola enunciazione.


FONTI DI INFORMAZIONE ISTITUZIONALI
Cosa dice il Codice Penale

L’art. 674 punisce il getto pericoloso di cose (sostanze tossiche) sul suolo pubblico o comune e di altrui uso.

Cosa dice la legge nazionale

Dal 1977 (legge del 27 dicembre 1977 n. 968 abrogata) è proibito in Italia l’utilizzo di esche avvelenate praticato fino ad allora in ambito venatorio.
La successiva legge dell’11 febbraio 1992 n. 157 - Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio - all’art. 21 conferma tale divieto e all’art. 30 indica le sanzioni penali per il contravventore.

Cosa dice la legge regionale toscana

La legge regionale toscana n. 39/2001 si colloca in aggiunta e non in sostituzione della legge nazionale e “mira soprattutto a impedire gli avvelenamenti più che a colpire gli avvelenatori” (fonte Regione Toscana).
Elenchiamo i punti più significativi (dato per scontato che in caso di rinvenimento dei bocconi e di accertamento del responsabile gli organi istituzionali competenti procedano ad applicare la sanzione, ritirare eventuali licenze, bonificare l’area e, se del caso, delimitarla - art. 3 e 5 -):

1. E’ proibito “l’utilizzo, l’abbandono, la preparazione e la detenzione di esche o bocconi contenenti sostanze velenose o nocive” (vedi art. 1). Obbligo del cittadino
2. “I Comuni sono tenuti alla costituzione a alla custodia di un registro dei trattamenti di derattizzazione in corso sul territorio comunale sia da parte di enti pubblici che privati” (vedi art. 2). Obbligo delle istituzioni
3. “Le Province entro il 31 gennaio di ogni anno rendono pubblica…” la distribuzione e localizzazione degli episodi di avvelenamento (vedi art.9) Obbligo delle istituzioni
4. “ La Regione entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge…” indica una lista delle sostanze velenose “che devono essere sottoposte a vendita in regime controllato tramite registrazione” (vedi art. 10) Obbligo delle istituzioni

Considerazioni
Purtroppo, attualmente, la relazione tra i casi di avvelenamento e il numero di sentenze emesse, è irrisoria (fonte Regione Toscana)
Ad oggi l’obbligo di cui al punto 3 è stato rispettato soltanto dalle province di Firenze, Pistoia e Arezzo e quello di cui al punto 4 non è stato rispettato dalla Regione.
Per cui l’obbligo di cui al punto 1 resta di facile evasione anche in mancanza dei sistemi di deterrenza quali: adeguata pubblicità e informazione alla cittadinanza, divulgazione della legge, formazione e potenziamento della polizia.

FONTI DI INFORMAZIONE NON ISTITUZIONALI

I quotidiani di ogni regione italiana, con ossessiva continuità, riportano la cronaca di casi di avvelenamento di cani e gatti, randagi e di proprietà, mentre è impossibile quantificare le morti di animali selvatici, predatori e prede che compongono la catena alimentare.
E’ anche stato evidenziato (Coordinamento Ass. animaliste e ambientaliste di Firenze, Provincia di Parma, ecc.) che il periodo di maggiore incidenza di queste morti va da gennaio ad aprile, epoca dei ripopolamenti, con sporadici casi nel periodo estivo. D’altra parte, fino a che non sono stati messi al bando, i cacciatori hanno fatto largo uso di bocconi avvelenati per controllare la fauna considerata “nociva” e nelle campagne si usa ancora avvelenare le cucciolate indesiderate (e non solo) di cani e gatti, come se la legge nazionale 281 del 14 agosto 1991 che protegge gli animali d’affezione non fosse mai stata emanata.

Tenuto conto dell’incapacità delle leggi a frenare il fenomeno, da molte parti (associazioni animaliste, Federcaccia, amministratori, ecc.) vengono proposte taglie sugli avvelenatori.

I veleni più utilizzati fino a poco tempo fa sono stati cianuro e stricnina, ora di non facile reperibilità anche se le vie illegali sono sempre in auge.
Attualmente i prodotti più usati (fonte LAV – Rapporto zoomafia 2004 e altre fonti concordanti) sono:
&Mac183; ca. 53% inibitori delle colinesterasi (antiparassitari)
&Mac183; ca. 14% stricnina
&Mac183; ca. 9% metaldeide (lumachicida)
&Mac183; ca. 6% anticoagulanti (topicidi)
&Mac183; ca. 5% fosfuro di zinco (topicida)
&Mac183; ca. 6% sostanze neutrone
&Mac183; ca. 3% organo fosforici (insetticidi)
&Mac183; ca. 2% estero fosforici (antiparassitari)
&Mac183; ca. 2% dicumarolo

Per il cianuro e la stricnina (veleno che non si annulla col tempo e quindi resta nel terreno, filtra nelle falde acquifere, si distribuisce nella catena alimentare degli animali uccidendo prede e predatori e di cui esiste un commercio clandestino in quanto usato per il taglio di droghe) esiste un regime di distribuzione (farmacie e commercianti autorizzati) controllato dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie (T.U.LL.SS.) come ribadito dal Ministero della Salute.
Per quanto riguarda gli altri veleni, essendo questi di uso comune, il loro reperimento è semplice non essendo legato a specifiche modalità, basta entrare nei consorzi agrari e nei negozi specializzati.

CONCLUSIONI E SUGGERIMENTI

Dai dati esaminati il Comune di Firenze risulta il più colpito.
Considerato che non è stato fatto né quanto richiesto dalla legge né quanto suggerito dalla buona volontà di chi la perora, considerato che gli avvelenatori operano nel buio e nel silenzio, protetti dall’anonimato e dall’omertà, per impedire la loro attività aberrante occorre superare le buone intenzioni e pervenire alle azioni concrete come:
&Mac183; il controllo perseverante dei registri di carico e scarico delle farmacie e dei commercianti autorizzati alla vendita di sostanze a regime regolamentato (stricnina, cianuro e loro derivati)
&Mac183; il controllo sull’attività di derattizzazione;
&Mac183; la limitazione del commercio di sostanze da estrapolare dalla lista di quelle più comunemente utilizzate con l’istituzione di un registro di carico e scarico anche per questi veleni che finora sono stati commercializzati liberamente;
&Mac183; il potenziamento della Polizia e attivazione delle necessarie sinergie tra i vari organi pubblici e privati interessati;
&Mac183; il divieto temporaneo di attività collegate alla caccia nei territori agro-silvo-pastorali dove si siano rinvenuti bocconi avvelenati, così come avviene già per le zone colpite da incendi in quanto la vita degli animali non può e non deve valere meno di quella degli alberi;
&Mac183; l’informazione capillare alla cittadinanza, soprattutto tramite radio e TV.

Se siamo sinceri nel volere che i bocconi avvelenati cessino di uccidere, faremo tutto ciò che è necessario, nella giusta consecuzione, per raggiungere tale obiettivo.
Mariangela


PROGETTO BOCCONI AVVELENATI La LAC e UNA (Uomo Natura Animali) quest'anno hanno raccolto le segnalazioni di bocconi avvelenati ed hanno aiutato i proprietari dei numerosi animali che ne sono caduti vittime, nelle pratiche legali.
Ricordiamo che:
L'articolo 638 del codice penale "Uccisione o danneggiamento di animali altrui" punisce chi uccide o chi rende inservibili, deteriora o avvelena gli animali che appartengono ai privati.
L'articolo 727 del codice penale "Maltrattamento di animali" punisce anche chi causa la morte per avvelenamento di essi, mentre le legge sulla caccia punisce penalmente chi utilizza bocconi avvelenati.
tratto da www.lacveneto.it-


COMUNICATO STAMPA MAGGIO 2005
TRATTO DA WWW.COMUNE.FONTANELLATO.PR.IT

Fontanellato contro i bocconi avvelenatiDopo Medesano e Noceto, anche i comuni di Fontanellato e Fontevivo sposano la campagna di comunicazione sociale “Perchè Assassinarli?”, ideata e promossa dall'associazione Sapere Aude con il contributo del Comune di Medesano.L'iniziativa era partita ormai due mesi fa per cercare di contrastare il fenomeno dei bocconi avvelenati che nei mesi scorsi aveva provocato diverse vittime tra gli animali, soprattutto cani, in diverse zone del parmense.Le ormai note locandine della campagna faranno, quindi, la loro comparsa anche sui muri di Fontanellato e di Fontevivo, nella speranza che possa servire alla maturazione di una coscienza collettiva maggiormente attenta ad un certo tipo di problematiche.Gli obiettivi della campagna, ricordiamo, sono di informare e sensibilizzare la cittadinanza, nella convinzione che ciò possa servire per creare un atteggiamento negativo verso gli autori delle azioni contro gli animali. Si ritiene infatti che solo con la collaborazione di tutta la popolazione nel reperire informazioni ed indizi utili si possa contrastare l'opera di persone che, purtroppo, sono difficilmente identificabili.Lo slogan “Perché Assassinarli?” è volutamente provocatorio, in quanto si ritiene che assassini sia l'unico termine utilizzabile per definire l'azione di soggetti che collocano indiscriminatamente nelle campagne di tutta la provincia polpette letali, senza curarsi degli effetti che potrebbero avere non solo sugli animali ma, con effetti minori, anche sull'uomo ed in particolar modo sui bambini.Oggi più di 300 le persone, attraverso il sito internet www.sapereaude.pr.it, hanno firmato la petizione che verrà presentata alle istituzioni competenti a campagna terminata. Si tratta di un buon risultato, ma siamo convinti che si possa e si debba fare di più, come singoli e come organizzazioni.Per questo l'associazione Sapere Aude si sta attivando per implementare degli incontri di approfondimento con veterinari ed educatori canini, in modo da spiegare sia gli aspetti prettamente medici ed allo stesso tempo cercare di portare l'esempio di soggetti che con gli animali, in particolar modo con i cani, principale obiettivo dei bocconi avvelenati, hanno un rapporto stretto e affettuoso.“Come associazione – ha dichiarato Luigi Mazzieri, socio fondatore – vogliamo esprimere una totale condanna di questa pratica vigliacca, barbara e intollerante. Il nostro impegno continuerà fino a quando l’indifferenza che permette a queste “persone” di agire indisturbate non si trasformerà in partecipazione attiva della cittadinanza, per cercare di arginare questo triste ed inutile fenomeno”.
http://www.gaiaitalia.it/


Bocconi avvelenati
Data: 22 June Sunday @ 23:05:46 CEST
Argomento: Leggi e Norme

Bocconi avvelenati: un fenomeno vasto, vastissimo. Ogni anno centinaia di quattrozampe in tutta Italia sono vittime di sostanze tossiche, messe lì a bella posta. Motivo: si avvelenano cani perché abbaiano, perché danno fastidio, perché il loro padrone ha fatto uno sgarbo. Oppure perché impediscono un furto. O, infine, per caso: seminando bocconi killer per le volpi, nemiche dei pollai e della selvaggina: se abbocca un cagnetto in passeggiata o in fuga d'amore, peggio per lui.

Da L'Aquila a Bergamo, dalla Sicilia a Piacenza, l'avvelenamento sembra essere un crudele sport nazionale. Nelle campagne intorno a Gubbio, ad esempio, muoiono decine di cani all'anno, avvelenati con polpette alla stricnina. I proprietari di quattrozampe sono esasperati. Intanto altrove, in provincia di Parma, le esche killer hanno causato la morte di oltre ottanta "amici dell'uomo" in un solo anno. Non molto meglio stanno a Piacenza. "Qui, negli ultimi 12 mesi -spiega Carlo Riccio, veterinario dell'Azienda Ussl locale- ci sono arrivati 55 corpi di animali deceduti per avvelenamento, di cui 36 cani e 19 gatti. La maggior parte di questi avevano nell'organismo stricnina ed altre sostanze, come gli anticrittogamici". Quest'anno, quindi, gli animali avvelenati esaminati dalla Asl di Piacenza sono stati in media uno alla settimana. Allucinante. In realtà poi, quelli esaminati dal servizio sanitario pubblico sono solo una parte degli animali che possono essere stati uccisi. "In questa come in altre zone d'Italia il problema dei bocconi avvelenati -denuncia Francesco Mezzatesta, ex presidente nazionale della Lipu- non è di carattere morale. Ma solo economico. Legato al miliardario giro d'affari che gravita attorno alle aziende faunistico-venatorie, laddove cioè si pratica la caccia a pagamento. Lo scopo degli avvelenatori è quello di sterminare predatori come volpi, faine, rapaci, gatti, per ridurre le perdite della selvaggina da ripopolamento che non è in grado di sopravvivere in natura. In questo modo viene messa a repentaglio anche la vita di quegli animali domestici che vanno a passeggio per boschi e campagne con i loro padroni". Il fenomeno è talmente vasto che, recentemente, a Castell'Arquato, nel piacentino, si è tenuto un convegno nazionale dal titolo significativo: "La guerra dei bocconi". "I proprietari di animali -racconta Clara Mezzadri, responsabile di Pro Natura Piacenza e tra gli organizzatori del convegno- hanno deciso di passare all'offensiva". Si è così costituito un Comitato, il Coca Coba (Comitato campagna contro i bocconi avvelenati, tel. 0523-878154), che raccoglie privati e decine di associazioni di volontariato per condurre una campagna contro questa pratica aberrante. "L'iniziativa nasce da alcune persone -prosegue Clara Mezzadri- che hanno fatto questa triste esperienza sulla loro pelle. La mia lupa, ad esempio, è stata avvelenata due volte: con la stricnina nel '90 e pochi mesi fa ingoiando una testa d'anatra messa davanti alla tana di una volpe. Maledetti bracconieri. Ma ora passiamo al contrattacco: è necessario fare subito la denuncia ai Carabinieri. Nella nostra zona, i dati che abbiamo fornito sono ora sotto inchiesta della Magistratura. I colpevoli dovranno pagare." Le esche sono sempre succulente, appetibili. Frittelle, biscotti, pezzetti di carne. Irresistibili per animali selvatici e domestici. Ma portano una morte atroce. Con l'avvelenamento da stricnina, il veleno usato più comunemente, il respiro manca, i polmoni cercano aria fino a scoppiare, mentre la mente rimane lucida fino alla fine. Una motivazione in più per odiare questa pratica: ogni cittadino è chiamato a denunciare chi se ne rende responsabile. Come difendersi da vicini di casa intolleranti, dai ladri e da bracconieri e cacciatori, le tre categorie che fanno uso delle polpette avvelenate? E' necessario insegnare al nostro quattrozampe a non accettare cibo da estranei e a non raccattarlo ovunque per terra. "Bisogna intervenire quando il cane ha 5 mesi", sostiene Mariagrazia Lori, del Centro addestramento cani Nara e Agor (tel. 0521-804663), situato proprio nei pressi di Parma, uno dei "punti caldi". "Questo è il mio metodo: il cane va tenuto al guinzaglio con un collare a strangolo, di quelli per addestramento. Una persona estranea alla famiglia farà l'atto di donare una leccornia al quattrozampe. L'istruttore, a questo punto, deve dare uno strattone per tirare indietro il cucciolo, accompagnando il gesto con un secco "no!". La scena va ripetuta alcune volte, per diverso tempo, con molte persone differenti che offrono il cibo. Queste persone devono essere degli estranei. E' inoltre importante che sia un istruttore che, le prime volte, insegni al proprietario come dare i comandi in maniera corretta. Dopo un po' di pratica, si può ripetere la scena senza guinzaglio". Lo stesso procedimento si adotta per i bocconi in aperta campagna. "E' sufficiente nascondere una golosità in un luogo -spiega l'addestratrice- avendo la premura di utilizzare dei guanti per evitare che il nostro amico riconosca l'odore del padrone o dell'istruttore Si farà poi in modo che il cane trovi il cibo, tenendo il guinzaglio allentato. A questo punto si procede come prima, trattenendo il quattrozampe con un colpo secco e intimandogli l'ordine di non mangiare. Anche qui bisogna ripetere l'esperimento alcune volte. In questa maniera -conclude la Lori- credo di aver salvato molti cani dal rischio di essere avvelenati". Addestramento o no, è comunque buona norma che il nostro Fido impari a mangiare solo dalla sua ciotola, possibilmente sempre la stessa. "Le tecniche di addestramento -avverte tuttavia Aldo La Spina, comportamentista (tel. 02-39100286)- rischiano però anche di creare dei problemi al cane. In sostanza, gli si insegna ad essere diffidente. Può essere un buon sistema per un cane da guardia, ma non per tutti i quattrozampe". Ecco allora un secondo suggerimento. "Si può far ricorso -prosegue La Spina- alla tecnica del "lascio e prendi", che va insegnata da un esperto. E' infatti abbastanza complessa. Si tratta di una serie di opportuni esercizi che portano il cane a considerare gratificante far vedere al padrone cosa sta mangiando. Questa tecnica insegna al nostro quattrozampe a tornare dal padrone con la schifezza in bocca, e quindi a non mangiarla subito, di nascosto. Si tratta cioè di dare non un condizionamento negativo, ma di proporre invece un rinforzo positivo, per aumentare la motivazione a tornare dal padrone. Si insegna insomma a non mangiare tutto voracemente, prima che arrivi il padrone ad impedirlo, come è caratteristico nei cuccioli. Questa tecnica è gratificante, non coercitiva, e non rischia di rovinare il rapporto con il cane come quella dei divieti". Occorre però molta pazienza e un po' di tempo. "Comunque, in mancanza di meglio, se si abita in zone ad alto rischio di bocconi avvelenati -conclude La Spina- consiglierei di mettere la museruola durante la passeggiata. Per il cane non è certo il massimo, ma dopo un po' si abitua. E, in ogni caso, sempre meglio che rischiare l'avvelenamento". Ma ci sono anche altri metodi, per sradicare abitudini consolidate come quella delle esche killer. In Valle Seriana, nella Bergamasca, è stato recentemente provato un nuovo sistema. Lì, ogni anno il fenomeno si ripete puntualmente. Oltre ai cani muoiono volpi, tassi ed altri animali selvatici. Così, l'associazione Gaia Animali e Ambiente ha trovato una soluzione estrema per fermare l'orrore. Gli autori di questi delitti fanno infatti parte di un ambiente preciso e non dovrebbero essere difficili da individuare. Si tratta di gente senza scrupoli che intende eliminare le volpi, le quali sottraggono selvaggina e animali da ripopolamento, e quindi entrano in competizione con i cacciatori. Così l'associazione ha deciso di mettere una taglia sugli avvelenatori: 500 euro (Tel. 02-86463111) a chi fornisce indicazioni utili ad identificare i fuorilegge. Una misura drastica. Attenzione, però. Pensate che i bocconi avvelenati siano un problema solo per gli animali? Errore, sono una minaccia anche per noi. "A Parma -racconta Lella Gialdi, consigliere dell'Enpa locale- li abbiamo trovati anche in giardini, cortili e parchi cittadini. Su tutti un caso di stricnina rinvenuta nelle vicinanze di una scuola media della città. Non è da fantascienza pensare che qualcuno -bambini ed emarginati sono coloro più a rischio- li possa portare alla bocca e morire". Tra le migliaia di persone colpite negli affetti c'è anche Luca Goldoni, il popolare giornalista e scrittore, che ha anche scritto il suo dolore in una commovente pagina. "Sì, e vero -racconta- mi hanno ammazzato il cane. Era mattina presto quando l'abbiamo trovato nella cuccia: un'agonia breve e atroce. Il veterinario non ha avuto dubbi: stricnina. Gli ha trovato nello stomaco un collo di gallina imbottito di veleno. Ho cercato disperatamente un motivo. Il mio lupo scorrazzava libero tra gli alberi di un'area cintata, non usciva mai. I pochi vicini hanno cani anche loro. Qualcuno -immagina Goldoni- ha dunque deliberatamente lanciato oltre la rete il boccone avvelenato. Forse una banda di teppisti. L'ho denunciato ai Carabinieri: certo ci sono indagini più gravi e pressanti, ma non sottovalutiamo neppure queste barbarie. Si comincia così e si finisce ai massi dei cavalcavia". Lasciamo proprio a Goldoni la conclusione. "L'assenza del mio lupo, così tenera e così accanita, può essere colmata solo con una nuova presenza. Festosa e ingombrante come quella di un quattrozampe preso in canile. Farò io la guardia a lui". Cosa dice la legge La legge è severa con gli avvelenatori. E' bene saperlo. Coloro che avvelenano gli animali rischiano, in base all'articolo 146 delle Leggi sanitarie ("Immissione nell'ambiente di sostanze velenose") la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 100.000 ad 1 milione di Lire. A ciò si aggiungono le normative che tutelano gli animali, come l'articolo 727 del Codice Penale ("Maltrattamento di animali") e la Legge 473 del 1993 ("Nuove norme contro il maltrattamento di animali"), che prevedono da 2 a 10 milioni di sanzione penale. E ancora: L'articolo 638 del Codice Penale ("Danneggiamento e uccisione di animali altrui") prevede la reclusione, per chi viene condannato, fino ad 1 anno e una multa fino a 600.000 Lire. Le leggi, quindi, ci sono. Si tratta, come sempre, di farle rispettare. "Per questo è indispensabile che ogni cittadino denunci casi di cui è a conoscenza -suggerisce Clara Mezzadri, presidente di Pro Natura Piacenza ed animatrice del Coca Coba-. La sua azione sarà tanto più efficace se non si limita a segnalare la cosa alle associazioni ambientaliste, ma denuncerà personalmente le situazioni di cui è a conoscenza alle autorità competenti". Che sono gli agenti di polizia di un Comune, il Corpo delle Guardie forestali della Provincia, i Carabinieri, o la Procura della Repubblica. Edgar Meyer
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BOCCONI AVVELENATI, PRIMO PROCESSO IN PROVINCIA DI AREZZO: WWF PARTE CIVILE
Nel dicembre 2003 Polizia Provinciale, Carabinieri e Forestale di Subbiano, denunciano un guardiacaccia di un'Azienda Faunistico-Venatoria nei pressi di Arezzo, per aver causato la morte di numerosi animali selvatici e domestici con l'utilizzo di trappole, lacci e BOCCONI AVVELENATI, i quali furono rinvenuti nell'abitazione della guardia a seguito di una perquisizione.
Nel maggio 2005, si è celebrato il processo all'ex guardiacaccia (alla quale la provincia aveva revocato l'incarico), che ha visto l'imputato patteggiare la pena.
Il WWF Arezzo si è costituito parte civile nel processo, rappresentato dall'Avvocato Silvia Cioni di Firenze, ed ha ottenuto l'importante risultato dell'ammissione al processo e del risarcimento che l'ex guardia caccia dovrà rimettere al Wwf. Oltre questo alla nostra associazione è stato concesso anche il gratuito patrocinio a spese dello stato, altro importante e rilevante risultato nel campo giudiziario.
Ma quello che conta più di tutto, è stato l'aver ottenuto, seppur con il patteggiamento, la prima condanna per l'uso di bocconi avvelenati nella nostra provincia, a fronte di un problema drammatico e di costante attualità.
Ringraziamo quindi le forze dell'ordine che hanno scoperto queste atrocità e le hanno denunciate, e l'Avv. Silvia Cioni per la passione e la competenza con la quale ha seguito il processo.
tratto da www.wwf.it Arezzo


La Nazione, 29 novembre 2000
Stricnina ai cani, condannato

E' il presidente dell'azienda agraria dell'Università. "Sentenza storica"

Lo hanno condannato. Franco Pucci, presidente dell'Azienda di Montepaldi, dell'Università di Firenze, per il tribunale è colpevole di aver ucciso due cani con i bocconi avvelenati. La sentenza del giudice, Erminia Bagnoli, è stata salutata da un'ovazione lì, nella piccola aula dell'ex pretura, in piazza San Martino. Le associazioni ambientaliste dichiarano di aver vinto. E' la prima volta, dicono, che un tribunale "fa giustizia contro chi uccide gli animali".
Franco Pucci dovrà pagare un milione di multa. Più un milione ai due proprietari dei cani morti e altri soldi alle associazioni ambientaliste che si sono costituite parte civile. Più, naturalmente, le spese processuali e gli onorari, abbastanza consistenti, degli avvocati avversari e, ovviamente, dei propri.
E c'è dell'altro: la sentenza non è appellabile. Pucci potrà solo ricorrere in Cassazione. Con tempi non brevi e altre spese.
Pucci, secondo l'accusa, non voleva i cani vicino all'allevamento della selvaggina. Per questo, sempre secondo il capo d'imputazione, avrebbe deciso di eliminarli coi "bocconi". A incastrarlo sarebbero stati vari indizi. Ma soprattutto i circa 50 grammi di stricnina trovati nell'Azienda agricola di Montepaldi, a San Casciano, sede del centro di ripopolamento e cattura. La stricnina era in un armadietto a disposizione del Pucci.
Poi tante voci contro di lui. E anche la testimonianza, nell'udienza del 19 ottobre, di Candida Bing e di sua figlia, Anna Calamai. Che giurarono di aver visto Pucci, all'alba di un mattino d'estate dell'86 o dell'87, uccidere un cane con una fucilata.
Il pm Massimo Bonfiglio aveva chiesto una condanna a tre mesi, sostenendo che il caso poteva essere paragonato a un processo indiziario per omicidio, in cui erano chiari sia il movente, sia l'arma del delitto.
Contro il Pucci anche i proprietari dei cani morti, sostenuti dalle associazioni ambientaliste riunite in coordinamento, che si erano costituite parte civile: Ama, Amici della Terra, Lam, Legambiente, Una, Unione amici del cane e del gatto, Verdi, Ambiente e società, Wwf.
Gli avvocati di Pucci hanno sostenuto che non c'erano elementi sufficienti per condannarlo. Anche perché si era scatenata una "dubbia caccia al mostro", mirata "ad avere un colpevole a ogni costo".
Ma gli avvocati delle parti civili (circonstanziate le arringhe di Francesco Bevacqua, Massimiliano Manzo, Eraldo Stefani) hanno insistito sugli indizi. E alla fine hanno detto che "il valore della sentenza è assoluto e senza precedenti perché per la prima volta in Italia, viene riconosciuta la responsabilità penale di un imputato per la morte di animali con bocconi avvelenati".
di Sandro Bennucci


La Repubblica, 29/11/00
Bocconi avvelenati, arriva la prima condanna

Il presidente della zona di ripopolamento dell’azienda di Montepaldi imputato per la morte di due cani
COLPEVOLE dell’uccisione di due cani, un pastore tedesco e un doberman. Colpevole della tentata uccisione di un Siberian Husky. Colpevole di aver gettato nei boschi polpette avvelenate. Si è chiuso con una condanna il processo contro Franco Pucci, 65 anni, di San Casciano Val di Pesa, presidente della zona di ripopolamento e cattura dell’azienda di Montepaldi, incaricato dall’università di Firenze dell’allevamento dei fagiani e del controllo dei daini. Quando il giudice Erminia Bagnoli ha letto la sentenza nella piccola aula del tribunale è esplosa la gioia degli ambientalisti che non hanno perduto una sola udienza. E’ la prima sentenza di condanna in un processo per i bocconi avvelenati, che ogni anno fanno strage di cani e di gatti (108 i decessi nel ‘99 in provincia di Firenze, 112 nei primi 9 mesi del 2000).
In apertura di udienza gli avvocati Santarlasci e Mariani, i difensori di Pucci, avevano sottolineato il rischio — di fronte al dramma dei cani avvelenati — di scambiare meri sospetti per indizi e di andare a caccia di un colpevole ad ogni costo, di un untore. Ma il giudice ha ritenuto che gli indizi e le testimonianze raccolte contro Franco Pucci fossero sufficienti per ritenerlo responsabile della crudele pratica delle polpette avvelenate.
Pucci è stato condannato ad un milione di multa, al risarcimento dei danni nei confronti dei proprietari dei cani uccisi, della Provincia di Firenze e di tutte le associazioni ambientaliste che si erano costituite parte civile con gli avvocati Bevacqua, Baglini, Stefani, Manzo, (Lega antivivisezionista, Unione Natura e Animali, Amici della Terra, Wwf Toscana, Legambiente, Verdi ambiente e società, Amici del cane e del gatto, Amici del mondo animale), nonchè al pagamento delle spese processuali (oltre venti milioni). Il giudice ha disposto inoltre la trasmissione degli atti all’autorità amministrativi per l’irrogazione delle sanzioni per la detenzione non autorizzata di stricnina, di cui ha ordinato la confisca e la distruzione. La stricnina (50 grammi di veleno sufficienti per uccidere circa 1000 uomini e 3000 cani) fu trovata dalla polizia provinciale nell’aprile ‘98 in un locale utilizzato da Pucci, all’interno della struttura universitaria dove si trovavano le incubatrici delle uova di fagiano.

TESTO DELLA SENTENZA:
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI FIRENZE
In composizione monocratica

Visti gli artt. 533, 535 cpp
dichiara PUCCI FRANCO colpevole dei reati di cui agli artt. 638, 56 e 633 e 674 c.p., limitatamente alla uccisione di un pastore tedesco di proprietà della signora Bing, di un dobermann di proprietà della signora Bessi e della tentata uccisione di un husky di proprietà della signora Passeri, avvenuti per continuazione, e lo condanna alla pena di £. 1.000.000 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.
Visto l'art. 240 c.p.
ordina la confisca e la distruzione delle sostanze in sequestro.
Visto l'art. 529 cpp
dichiara non doversi procedere nei confronti dell'imputato in ordine del reato di cui all'art. 638 c.p., in relazione alla uccisione di due daini femmine di proprietà dell'azienda agricola di Montepaldi, perché l'azione penale non poteva essere iniziata per mancanza di querela.
Visto l'art. 530 cpp
assolve l'imputato del reato di cui agli artt. 21 lett. U) e 30 lett. H), l.n. 157/92, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, ai sensi dell'art. 1, D.l.vo n. 507/99, disponendo la trasmissione di copia degli atti all'Autorità amministrativa per l'irrogazione.
Visti gli artt. 538 e ss. cpp.
condanna l'imputato al risarcimento danni nei confronti delle costituite parti civili BASSI LAURA, BING CANDIDA, "Unione amici del cane e del gatto", "Amici del mondo animale", "Lega antivivisezionista nazionale", Uomo natura animali", Provincia di Firenze, Sergio Gatteschi - "Amici della terra", WWF, "Legambiente Toscana", Guido Pollice - "Verdi ambiente società", danni da liquidarsi in separato giudizio, assegnando alle sole Bessi Laura e Bing Candida la somma di £. 1.000.000 ciascuna a titolo di provvigione immediatamente esecutiva da computare nella liquidazione definitiva, ed al pagamento delle spese processuali in favore delle costituite parti civili, che liquida nel seguente modo:
- £. 2.000.000 in favore dell'avv. Mauceri, di cui £. 1.920.000 per onorari;
- £. 2.000.000 in favore dell'avv. Alessandro Tarducci, di cui £. 1920.000 per onorari;
- £. 2.000.000 in favore dell'avv. Rosa Vignali, di cui £. 1.920.000 per onorari;
- £. 2.000.000 in favore dell'avv. Eraldo Stefani, di cui £. 1.920.000 per onorari;
- £. 2.000.000 in favore dell'avv. Duccio Baglini, di cui £. 1.920.000 per onorari;
-£. 6.000.000 in favore dell'avv. Francesco Bevacqua, di cui £. 5.400.000 per diritti e onorari, per tutti spese comprese, oltre I.V.A. e C.A.P. come per legge.
Così deciso in Firenze il 28 novembre 2000.
Pagina a cura di: Maurizio Naldini
Data di verifica - aggiornamento: 26 gennaio 2001

http://www.comune.fi.it/servizi_pubblici/animali/sentenzapucci.htm


DENUNCIA DA PARTE DEI VIGILI PROVINCIALI NEI CONFRONTI DI UN CACCIATORE - GUARDIA GIURATA VENATORIA – TROVATO A SPARGERE BOCCONI AVVELENATI NELLA ZONA DI GOMBIO.

Con l'affacciarsi della primavera, riprende puntuale la consueta campagna di avvelenamento dei cosiddetti “nocivi”, ovvero predatori naturali «che minacciano il diritto sacrosanto di uccidere per divertimento».
La bella stagione e l’assenza di piogge, invogliano ad uscire di casa, magari accompagnati dal proprio cane, e ciò proprio in concomitanza con il periodo in cui fagiani e lepri riproduttori, allevati dai cacciatori, vengono liberati per ripopolare il numero di animali sterminati dopo 5 mesi di attività venatoria.
La vicinanza tra animali domestici e polpette avvelenate, che spesso cagionano la morte dei cani e gatti, compagni fedeli dell’uomo, porta alla luce quindi questa maledetta e vigliacca abitudine inventata da persone senza scrupoli!
Uccidere, uccidere, uccidere tutto quello (volpi, faine, cani, tassi, rapaci, ecc…) che potrebbe predare i fagiani e le lepri, allevati in pollai e conigliere, nati, cresciuti e liberati per un solo scopo: essere sterminati da
Chi pratica la caccia. Nessun altro può permettersi di magiare i preziosi fagiani e lepri! Poveri carnivori, come facciamo a spiegare loro che l’uomo cacciatore preferisce un ecosistema senza predatori concorrenti? Idea! Paghiamo anche per le volpi,faine e tassi il tesserino di caccia! Il fatto più triste e allo stesso tempo tragico è la profonda omertà che regna. Gli stessi cacciatori affermano: “… non è un cacciatore chi sparge veleno … ” e noi associazioni ambientaliste puntualmente ricordiamo che fino ad oggi tutti quelli colti sul fatto sono regolarmente in possesso di licenza di caccia! Come il pensionato “pizzicato” qualche giorno fa dai Vigili Provinciali in località Gombio, vigili ai quali va tutta la riconoscenza e gratitudine da parte di coloro che amano l’ambiente e gli animali. Ora si aggiunge l’aggravante che il cacciatore denunciato è anche guardia giurata venatoria, cioè un cacciatore incaricato dagli Ambiti Territoriali Caccia al controllo delle normative e delle leggi in materia di caccia! Se veramente anche i cacciatori, come dicono spesso, ritengono le persone che spargono veleni alla stregua di “criminali” perché non li isolano? Perché non li sanzionano con provvedimenti disciplinari? Perché non collaborano con le autorità competenti? Vorremmo anche conoscere quali provvedimenti sono stati adottati – dalle competenti associazioni venatorie - nei confronti di N. R. e M. A. – entrambi cacciatori – sorpresi anche loro a spargere bocconi avvelenati, nei confronti dei quali è stato emesso il 17.12.2002 decreto penale N° 3130/01 da parte del Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Reggio Emilia.
Smettiamola di girare intorno al problema.Chiudiamo la caccia nelle aree in cui vengono ritrovati bocconi o animali selvatici e domestici avvelenati! Ma soprattutto puniamo in modo esemplare chi viene colto sul fatto!

La soluzione che da anni le associazioni ambientaliste propongono alla Provincia, ai Comuni, viene puntualmente soffocata sotto il peso di una potente (politicamente parlando) lobby venatoria! Qualsiasi sindaco, a parere nostro avrebbe il sacrosanto diritto di sospendere la caccia in un territorio ove sussistano pericoli di avvelenamento per persone e animali, almeno fino ad avvenuta bonifica accertata dagli organi competenti.In tal senso è stato adottato dal Comune di Reggio Emilia,nella primavera del 2004,il regolamento comunale per la tutela e il benessere animale.Manca solo il coraggio di agire…..

Per chiarire ai cittadini il problema e metterli in guardia: il WWF negli anni scorsi (2001-2002-2003) ha raccolto preziosi dati sulla incidenza territoriale dei bocconi avvelenati disegnando veri e propri triangoli della morte in Provincia, con un numero di animali domestici avvelenati intorno ad alcune centinaia di unita.
Avvisiamo i cittadini a passeggio in ambiente con bambini e cani di prestare più attenzione del solito in prossimità delle Zone di Ripopolamento e cattura (Z.R.C.) e in prossimità delle Aziende Faunistico – Venatorie, aree in cui più di ogni altra ci si può imbattere in bocconi velenosi.
Solo chi ha visto un animale morire di avvelenamento sa quale ne sia la sofferenza e l'agonia. E' una scena terribile, che non è possibile dimenticare. I veleni sono numerosi e per la maggior parte di essi non vi è antidoto. La terapia è in genere solo di supporto, nel tentativo di aiutare l'animale a vomitare la sostanza ingerita e a superare la fase critica. Molti di questi veleni agiscono lasciando completamente lucido l'animale
che quindi soffre fino alla fine.
I bocconi avvelenati assumono la forma di polpette, biscotti o resti di animali infarciti di veleno. Le esche contengono cocktail micidiali a base di pesticidi e veleni di ogni tipo: erbicidi, metaldedide, fosfuro di zinco, anticoagulanti usati di solito come veleno per topi, fino alla potentissima stricnina di cui bastano 50 grammi per uccidere 1000 uomini e 3000 cani e la cui la libera vendita è vietata dalla legge.
La passata amministrazione provinciale, su richiesta dei cacciatori, quale insoddisfacente soluzione al problema della piaga dei bocconi avvelenati ha proposto e attuato un piano di abbattimento delle Volpi!! Ora che anche l’Inghilterra ha deciso, con un atto di assoluta civiltà, di abolire la caccia alla volpe, la Provincia di Reggio Emilia si appresta ad affrontare una seconda stagione primaverile di abbattimenti di tali animali .
E’ importante che tutti sappiano come saranno effettuati questi abbattimenti:
Cani addestrati vengono liberati all’interno delle tane delle povere volpi per SBRANARE tutti i cuccioli e i genitori. Se, per caso, una volpe cerca di scappare, fuori i cacciatori sono pronti con i fucili per terminare il
Lavoro! Questa è civiltà? Addestrare un cane per uccidere dei cuccioli. Quale onore e tradizione può esserci in questo?
Visto lo scarso successo riscontrato nel diminuire il numero di avvelenamenti, chiediamo alla Provincia di riconsiderare la propria decisione e di desistere dall’attuare un piano di controllo delle volpi di tale crudeltà.
Numerosi documenti scientifici attestano che esistono metodi indiretti ben più efficaci! I metodi di controllo indiretto non portano alla cattura o uccisione dell’animale, richiedono certamente una pianificazione e una comprensione di tutta la strategia che li sottende, ma comportando un risparmio globale di energie, un conto
meno pesante per l’ambiente e un bilancio nettamente positivo.
Marco
WWF CEA Reggio Emilia
Tratto da www.wwf.reggio emilia


29 OTTOBRE 2007
ORSI MORTI: ESPERTO; FENOMENO AVVELENAMENTI DIFFUSO
Basta un signolo per fare danni enormi.


Non e' possibile quantificare le vittime di avvelenamento in Italia fra gli animali selvatici, perche' non esiste una statistica di questo tipo. In tutta Italia questi fenomeni sono diffusi, ma con una variabilita' locale: basta una singola persona per causare danni enormi'.
Cosi' Piero Genovesi, tecnologo dell'Istituto nazionale di fauna selvatica, commenta il caso degli orsi morti nel Parco d' Abruzzo, Lazio e Molise.
'Un conto e' se vengono uccise volpi e cornacchie, specie piuttosto abbondanti e al primo posto nella classifica degli animali vittime del veleno - racconta l'esperto Infs - un conto quello degli orsi, che sono in numero molto piu' ridotto e vivono in un'area ristretta. Mentre nel primo caso il danno su queste popolazioni e' nullo, nel secondo caso piu' le popolazioni sono ridotte e piu' la mortalita' aggiuntiva ha un forte impatto e diventa causa ultima dell'estinzione '.
Non sono pero' solo gli orsi le uniche vittime di bocconi avvelenati, perche' 'le specie piu' minacciate sono quelle che mangiano anche le carcasse di animali morti - afferma Genovesi ad esempio un classico sono gli avvoltoi. In Italia in passato ne esistevano quattro specie, oggi sono tre e tutte a rischio estinzione. I piu' a rischio sono quindi rapaci, corvi e cicogne'.
Non si puo' fare un bilancio nazionale, ma esistono esempi di avvelenamento su base locale.
'Anche in una provincia come quella di Bologna - afferma Genovesi - gli episodi non sono stati pochi. Di recente sono stati uccisi un paio di lupi e almeno 20/30 poiane sono state trovate morte tutte insieme in un'area e in un periodo limitato'.
Altro esempio arriva dalla Sardegna, l'anno scorso. 'Ad ottobre del 2006 sono stati avvelenati 7/8 grifoni - spiega l' esperto Infs - e quest'anno nel periodo della riproduzione mancava un terzo della colonia, visto che su 30 coppie ne sono rimaste 20'.
Quantificare le morti da avvelenamento, spiega l'esperto dell' Infs, e' difficile anche per il meccanismo estremamente subdolo, come quello del piombo contenuto nelle munizioni dei cacciatori.
'L'avvelenamento puo' essere intenzionale oppure no - afferma Genovesi - allevatori, agricoltori o cacciatori usano sostanze letali contro cani inselvatichiti, volpi e cornacchie. Orsi e aquile reali non sono in genere un obiettivo, ma essendo l' avvelenamento un metodo non selettivo, chi arriva prima sul boccone lo mangia. Ci sono poi determinate sostanze utilizzate in agricoltura - aggiunge l'esperto Infs - per uccidere i roditori. Questi muoiono sui campi e diventano il pasto di un uccello da preda, come il nibbio'.
Un altro problema grosso e' quello del piombo nelle munizioni, un veleno che rimane nell'animale ferito e non recuperato: 'Nel caso in cui venga catturato - spiega Genovesi - questo soffrira' di saturnismo per poi morire, visto che la malattia comporta che l'animale non riesca piu' a coordinare i movimenti'.
Per questo 'per tutelare specie in estinzione come quella del condor - conclude l'esperto Infs - il governo della California ha appena proibito il piombo nelle munizioni per la caccia agli ungulati. Uno studio di anni ha appurato che i condor, dopo essere stati catturati, allevati e rilasciati, morivano dopo il rientro in natura, a causa del piombo contenuto negli ungulati abbattuti o nei resti abbandonati dai cacciatori'.

Tratto da www.animalieanimali.it


 

 

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