Comitato contro i Bocconi Avvelenati e
per la difesa del territorio di Verona e Provincia

Rassegna stampa

Lunedì 28 Maggio, 2007 20:54

La presente rassegna stampa è in fase di realizzazione.Comprenderà articoli tratti dai giornali del veronese e gli articoli che riusciremo a reperire delle altre città venete.In fondo alla "nostra"rassegna stampa vi sarà una rassegna stampa flash riguardante il resto d'Italia ,questo allo scopo di mostrare quanto il problema sia diffuso in tutta la nostra "civile" nazione.

Verona, Sabato 29 gennaio 2005 L'Arena

In città c'è un avvelenatore di cani Bocconi di carne al veleno destinati al miglior amico dell'uomo. A lanciare l'allarme è Vincenzo Moscatopadrone di Toffee, una cagnetta meticcia di dodici anni mancata pochi giorni fa proprio a causa delle classiche polpette ai cumarinici, un genere di veleno che a seconda del tipo agisce in particolari zone interne del corpo senza destare patologie che possano più o meno invitare il proprietario dell'animale a rendersi conto di quanto sta avvenendo. A destare maggior allarme è il fatto che questo incidente non sembra sia l'unico. Anzi, pare proprio che sia in Borgo Venezia sia allo Stadio, ma anche a Santa Maria di Zevio (qui tra l'altro visti i tanti avvelenamenti da polpette i padroni dei cani hanno esposto uno striscione «ringraziando il farabutto che ha avvelenato i loro compagni») ci sia un criminale che si diverte a lasciare nei giardinetti maggiormente frequentati dai quattro zampe e nei cortili privati le polpette mortali. «La mia Toffee», afferma Moscato che vive nel quartiere dello Stadio, «è stata avvelenata nel cortile privato di casa. Non ci sono dubbi qualcuno ha lanciato dentro la recinzione il classico boccone di carne avvelenato». A sostegno delle affermazioni di Moscato c'è anche il parere del veterinario Paolo Scalvi, anche lui non ha dubbi sul fatto che qualcuno si stia divertendo ad avvelenare gli animali e proprio nella sala d'attesa del suo studio di Borgo Venezia ha messo in bella mostra un foglio dove invita i proprietari dei cani a stare bene in guardia: «Sono stati diversi i casi di avvelenamento capitati in ambulatorio, quattro uno dietro all'altro. Per fortuna un piccolo amico lo abbiamo salvato facendogli rigurgitare la polpetta ingerita circa venti minuti prima. Questo genere di avvelenamento è fatale: il veleno provoca delle emorragie interne non rilevabili se non allo stadio estremo. I bocconi si presentano delle dimensioni di una polpetta classica di carne mista a dei granelli color turchese».
Scalvi fa notare che il problema non riguarda solo gli animali in genere visto che oltre ai cani anche i gatti sono a rischio ma anche i bambini. «Chi può assicurarci che un bambino piccolo o anche grandicello ma curioso non vada a toccare questo cibo. Questa situazione può diventare più grave di quello che già è inviterei quindi le forze dell'ordine a prendere in esame la cosa». Scalvi invita pertanto i proprietari dei cani a rivolgersi al proprio veterinario di fiducia nel caso il fedele amico abbia messo tra i denti qualcosa di poco chiaro: «Se il cane presentasse del pallore delle mucose è bene farlo visitare. Purtroppo di fronte a questi casi non si può fare nulla se non avvisare la gente e sperare». ( a.z. )

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Vestenanova,domenica,06 febbraio 2005 L'Arena

VESTENANOVA. Nuovo caso sul monte Guarda
I bocconi avvelenati uccidono due cani
Le esche letali forse abbandonate per eliminare volpi e faine

Vestenanova. Continua la mattanza dei cani nelle zone agricole del paese. L'ultima località colpita è il monte Guarda in prossimità della contrada Bigoli, sul versante orientale del paese, a pochi chilometri dal confine vicentino.
Le vittime dell'ultimo avvelenamento sono Nemo e Chicco, due simpatici cagnolini da tartufo, per i quali non è stato possibile alcun intervento. Il loro padrone, Adriano Carradore di Vestenavecchia, ha assistito, senza poter fare nulla, alla morte dei suoi due cani: un meticcio di 5 anni e un cane di razza, un Lagotto, di appena un anno.
Aveva acquistato quest'ultimo solo tre mesi fa. Lo aveva allevato insieme all'altro, addestrandolo nella ricerca del prezioso fungo e proprio ora stava ricevendo grosse soddisfazioni. Un addestramento mirato, che non consentiva trasgressioni verso prede animali.
Il piccolo Nemo, un batuffolo di lana bianco-beige, che assomigliava più a un agnellino che a un cane, con grande diligenza aveva appreso gli insegnamenti del suo padrone. Ma quel giorno, libero di scorazzare su e giù per i pendii della Guarda, ha abboccato: con l'avidità di un cucciolo di buon appetito, ha ingoiato troppo velocemente quel bocconcino che gli ha provocato immediate convulsioni e poi la morte.
Doveva essere una tranquilla passeggiata, giusto per sgranchirsi un po' le zampe, ma si è trasformata in una tragica disavventura. I due cani, sempre muso a terra nel tipico atteggiamento di chi scandaglia ogni centimetro di terreno, si sono imbattuti in quei letali bocconcini.
Si tratta di pezzi di carne nei quali sono state iniettate gocce di antiparassitario. Un veleno che non lascia scampo: se viene ingerito produce conseguenze devastanti per l'apparato digerente dell'animale, che nella quasi totalità dei casi muore, dopo un'atroce agonia .
Ma perché, nonostante le denunce, c'è chi continua con sfrontatezza ad attentare alla vita dei cani? È con tutta probabilità la mano di qualche contadino a seminare queste esche. «Mi auguro che questi bocconi avvelenati siano indirizzati a volpi o a faine», commenta Adriano Carradore la cui rabbia dei primi momenti ha lasciato il posto a una presa di posizione più conciliante.
«Io non intendo denunciare nessuno, ma solo sensibilizzare la gente, perché si ribelli a questa situazione. Non possiamo continuare ad accettare passivamente queste morti. Chi vuole eliminare animali predatori, che di notte si insinuano fin nelle corti e nei pollai, deve trovare altri modi per difendere la proprietà. E se proprio vuol far uso delle esche, le metta la sera e le tolga il mattino. Chi possiede un cane», spiega l'uomo, «sa che non gli può mettere la museruola per andare a fare una passeggiata».
Carradore è molto amareggiato. Due cani da tartufo non sono cani qualunque. E non è tanto il valore in danaro che lo sconforta. Nella ricerca dei funghi, tra il cane e l'uomo si crea quell'intesa che è fatta di sensazioni, gesti, aspettative che porta a un legame fatto di soddisfazioni e di affetto nel momento del ritrovamento dei tartufi e non solo in quello.
Ora Nemo e Chicco non ci sono più. Come non c'è più il cagnolino di Antonio Pasqualini, anche lui vittima dei bocconi avvelenati abbandonati in località Bigoli.
È da qualche anno che questo allarmante problema si ripropone nel territorio agricolo di Vestenanova. In particolare questa zona non è nuova a fatti del genere. Altri cani sono morti a causa della spregiudicatezza di qualcuno, che viola la libertà di movimento dei proprietari dei cani.
Mariella Gugole

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Verona,18-03-2005 L'Arena

Allarme nella zona fra Bussolengo e Pastrengo per la presenza di polpette letali:morti anche gatti volpi.Attenti ai bocconi al veleno
Caccia al «killer» dei cani: presentate già numerose denunce

Bussolengo. Doveva essere una scampagnata, in una delle prime domeniche di sole per Maurizio Citto, funzionario della Prefettura di Verona. Con un amico e il suo cane, un esemplare frutto di un incrocio fra un pastore tedesco e uno spinone, stava passeggiando in località Prussiana, una zona sulle colline moreniche, un'area ancora fortemente agricola delimitata dalla Gardesana, tra il territorio di Bussolengo al confine con Palazzolo e Pastrengo, sulla strada che porta da Sandrà a Pastrengo. Un posto dove convivono cascinali e ville.
«A un certo punto», racconta, facendo ancora trasparire un grande rammarico per l'accaduto, «di fronte a un cancello di una casa ho visto il mio cane che muoveva la bocca. Credevo che avesse dei sassi come faceva sempre: dopo un quarto d'ora era già morto. Non c'è stato, purtroppo, niente da fare. Ho denunciato il fatto, puntando il dito sulle esche avvelenate, ma mi hanno detto che forse non serve a nulla. Vorrei fare un appello a chi va a passeggiare con il cane in quelle località di tenere legati i cani per non incappare in brutte sorprese».
Questo è solo uno dei casi accaduti in quella zona dall'inizio dell'anno e che hanno subito un'accelerazione in queste ultime settimane. «I primi due episodi di cui sono venuta a conoscenza», spiega Alexandra Kozlowska, che abita nella zona, «si sono verificati il 10 gennaio a Giancarlo Agnoli: ha perso allo stesso modo un cocker spaniel e un pastore tedesco. Poi è capitato alla famiglia di Roberto Sega, a Sandrà di Castelnuovo, che ha riportato un grave danno con la perdita di un volpino di razza, un meticcio e due gatti».
Così, per un grande amore nei confronti degli animali, la signora Alexandra ha cominciato a raccogliere testimonianze di altre situazioni analoghe. Un giorno anche a lei è capitata la stessa cosa: il suo Whushi, un jack russel di due anni e mezzo, si è sentito male. Ma lei non si è persa d'animo e, anche se il cane è morto, ha conservato i contenuti gastrici in un vaso di vetro e li ha consegnati, insieme a una volpe morta trovata nei campi pochi giorni dopo, ai veterinari responsabili del Dipartimento di prevenzione del servizio veterinario dell'Ulss 22 di Villafranca.
Racconta la signora: «C'erano dieci bocconcini di lardo, ma io al mio cane non davo del lardo. I campioni ora sono stati consegnati all'Istituto zooprofilattico di Verona per l'esame autoptico e tossicologico».
Ancora l'8 marzo, in località Ventretti a Palazzolo di Sona (ma l'area è sempre la stessa), il cane meticcio di Salvatore Meduri, nonostante ripetuti interventi del veterinario, è morto dopo dieci giorni di terribile agonia.
Tutti questi casi messi insieme sono stati regolarmente denunciati ai carabinieri di Bussolengo. Sono tutti esposti «contro ignoti per l'uccisione del mio cane», si legge nelle denunce.
«Non si possono fare ipotesi», commenta Alexandra. «Certo, non vorremmo che questo fenomeno, che tra l'altro è punito dal codice penale, si ripetesse. Perché veder morire il proprio cane tra atroci sofferenze è molto doloroso. Purtroppo so che chi non ha mai avuto un cane e non si è mai affezionato al proprio animale non può capire queste cose. Noi ci abitiamo e vogliamo rimanerci con la possibilità di avere degli animali». Tra le prossime iniziative, visto che continuano ad arrivare segnalazioni di nuovi casi, c'è quella di far conoscere il problema alle società di protezione, al Wwf, al movimento dei Verdi, a Legambiente e all'assessorato all'ambiente della Provincia. «Specialmente», conclude Alexandra, «per quelle persone che la domenica vengono a passeggiare o a fare jogging col cane in questi posti. Perché la loro gita fuori porta non si trasformi in una giornata da dimenticare».
Lino Cattabianchi
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giovedì 24 marzo 2005 L'Arena

Caccia agli avvelenatori. Dopo i casi segnalati nella zona di Bussolengo, si allarga a macchia d'olio l'allarme per la morìa di animali domestici e selvatici
«Legge contro i killer dei cani»

È la proposta di Legambiente: «Ma si deve rompere il muro dell'omertà»
Si dice molto preoccupato il presidente della sezione veronese di Legambiente, Michele Bertucco, per la denuncia della moria di cani e gatti - fatta dalla signora Alexandra Kozlowska - in località Prussiana, una zona sulle colline moreniche, delimitata dalla Gardesana, tra il territorio di Bussolengo, al confine con Palazzolo e Pastrengo, sulla strada che porta da Sandrà a Pastrengo. E, a partire dalla sua esperienza di appassionato dell'ambiente e della natura sottolinea che «in questi anni il fenomeno dell'avvelenamento di animali sta assumendo proporzioni estremamente preoccupanti su tutto il territorio nazionale».
«Molte sono le segnalazioni», precisa Bertucco, «come quella della signora Alexandra, del signor Maurizio Citto e degli altri proprietari di cani, che arrivano dal territorio veronese. Migliaia di animali domestici hanno perso la vita per aver ingerito BOCCONI AVVELENATI e la stima di quelli selvatici è difficile da effettuare. Cani randagi o vaganti, gatti e animali selvatici - topi, talpe, mustelidi, corvidi e rapaci - considerati da qualcuno competitivi per le attività venatorie, causa di danni all'agricoltura, al pollame e agli allevamenti, sono spesso le vittime di coloro che illegalmente disseminano sul territorio esche avvelenate. Neppure le città sono sicure: diversi animali sono morti per aver ingerito BOCCONI AVVELENATI in giardini e strade urbane».
Qual è l'impatto ambientale di questo fenomeno?
«Anche se non disponiamo ancora di dati precisi sull'effettiva portata del fenomeno, sono rilevanti i danni all'ambiente e alla fauna per la dispersione incontrollata dei veleni che, non annullandosi nel tempo, danno vita a una reazione a catena di morti. Le carcasse degli animali AVVELENATI sono estremamente pericolose perché provocano la morte dei carnivori che se ne cibano».
Quali sono i limiti della nuova normativa per l'utilizzo di queste esche?
«L'utilizzo di bocconi avvelenati è un crimine punito dalla legge e fare ricorso a bocconi avvelenati è illegale. La legge 157/92 art. 21 lett. U, vieta espressamente l'uso di questi mezzi e prevede sanzioni penali all'art. 30 comma H, per chi contravvenga a questo divieto. Uccidere gli animali è espressamente vietato anche dalla legge 473/94 (modifica 727 del codice penale), nel caso in cui gli animali morti siano di proprietà il reato è perseguibile anche ai sensi dell'art. 638 del codice penale con condanne fino a un anno di reclusione e con una multa fino a 309,87 euro.
E' importante dire che il reato previsto dall'art. 638 codice penale è punito solo con querela di parte, cioè il proprietario dell'animale deve chiedere espressamente al Giudice, entro tre mesi dal giorno in cui è venuto a conoscenza del fatto, di perseguire la persona o le persone che hanno ucciso o danneggiato l'animale».

Molto spesso, però, questo non avviene: chi subisce queste violenze non ricorre alla legge. La denuncia è importante?
«I veleni dispersi sul territorio sotto forma di esche costituiscono un grave pericolo per gli animali. Per rompere il muro di omertà che si accompagna agli avvelenamenti, è necessario denunciare i fatti accaduti dando alle autorità competenti ogni indicazione utile per smascherare e punire gli avvelenatori. La denuncia è importante anche al fine di stendere una mappatura completa della zona dove si siano verificati gli avvelenamenti e per avere dati più precisi sull'entità del fenomeno».
I proprietari riferiscono di condizioni terribili degli animali dopo aver ingerito questi bocconi.Quali sono i sintomi più comuni?
«Se i bocconi sono confezionati con stricnina si registrano rigidità muscolare, attacchi convulsivi, aumento di sensibilità agli stimoli, tetania dei muscoli respiratori, morte per asfissia. Ci sono veleni che non lasciano scampo: dai trenta minuti alle due ore dopo l'ingestione si ha irrigidimento degli arti, incapacità a mantenere la stazione quadrupede, respiro difficoltoso e crisi convulsive, può esserci vomito e raramente diarrea. Se vengono usati veleni emorragici, dopo qualche giorno dall'ingestione delle esche compaiono fenomeni emorragici che, se solo interni, danno pallore delle mucose, respirazione difficoltosa, grave stato di prostrazione all'animale; possono esserci parecchie o emorragie nasali. I veleni tossici sul sistema gastro-intestinale fanno comparire precocemente vomito e diarrea, anche emorragica, con dolore addominale».
E allora che fare? Si sta muovendo qualcosa?
«Le proposte come associazioni di tutela ambientale sottolineano la necessità di una legge regionale specifica su questo tema come, peraltro, hanno già fatto Toscana e Umbria. Inoltre credo auspicabile un coordinamento fra tutte le associazioni veronesi per monitorare il fenomeno e per prevedere interventi di tutela specifici».
Lino Cattabianchi

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Verona, venerdì,25 marzo 2005 L'Arena

Caccia agli avvelenatori. Nuove segnalazioni dopo i casi di Bussolengo:una decina gli animali morti.Killer dei cani anche a Zevio.Utilizzate listarelle di lardo. Il sindaco: «Un fatto gravissimo »

Zevio (VR) . Lucrezia Borgia, la nobildonna del '500 che la leggenda dipinge come bella, elegante, gentile, corrotta e incestuosa, ha fatto proseliti nel Comune. Ma per una sesta, mortale peculiarità non cantata da Ludovico Ariosto: quella di avvelenatrice. Se Lucrezia propinava le sue letali pozioni a malcapitati umani, a Zevio i destinatari del veleno sono i quattrozampe amici dell'uomo.
Un fenomeno allarmante, riemerso dopo le denunce pubblicate dal nostro giornale, relative all'area di Bussolengo. Secondo testimonianze raccolte in paese, in poco più di un mese ne sono morti una decina: due cani a Perzacco e altri cinque tra Santa Maria, Rivalunga, l'argine dell'Adige, Roversola. A Santa Maria le polpette avvelenate hanno fatto fuori anche due gatti.
«Dove lavoro, davo puntualmente da mangiare a un gattino cui ero affezionata; improvvisamente l'ho trovato morto tra i rigurgiti di vomito classici dell'avvelenamento. Qualche giorno dopo è capitato lo stesso ad un altro gatto che scoppiava di salute», dice una giovane signora che, temendo dispetti, preferisce rimanere anonima.
La donna aggiunge che a una sua amica hanno avvelenato un boxer: «Il cane, secondo quanto ha detto il veterinario, ha mangiato listarelle di lardo avvelenate, rinvenute sembra nello spazio verde in cui si tiene la sagra, in centro paese». La giovane signora rivela un retroscena poco simpatico: «Uno sprezzante cartello di ringraziamento agli ignoti avvelenatori di un cane, affisso lungo la strada, è stato bruciato il giorno dopo».
Il veterinario Nicola Mosele, ambulatorio in via Primo Maggio a Santa Maria, ha accertato più casi. «I sintomi sono da organo-fosforici o da organo-clorurati, veleni usati in agricoltura. Provocano spasmi muscolari, bave alla bocca, vomito e alla fine blocco respiratorio. Mi ha colpito l'amarezza del proprietario di un barboncino trasferitosi a Santa Maria da Verona anche per dare più spazi di libertà al suo animale, che invece in campagna ha trovato la morte. Il proprietario di un setter avvelenato sull'argine ha rinvenuto alcune esche: polpette di lardo con al centro una sostanza verde salvia».
«Tre o quattro mesi fa ci sono stati avvelenamenti di cani anche nella zona di Pontoncello», fa sapere Giambattista Fanini, ambulatorio veterinario a Rivalunga e a San Giovanni Lupatoto. «Altri casi si sono verificati a Ca' di David. Difficile quantificare eventuali avvelenamenti di gatti: questi non tornano a casa quando stanno male».
Qualche anno fa Pontoncello, al confine con San Giovanni Lupatoto, fu teatro di avvelenamenti a decine. Gli abitanti della zona insorsero legando le morie all'attivazione di un bandita di caccia lungo l'Adige per il ripopolamento delle lepri. Bocconi avvelenati, la tesi dei residenti, per tenere lontano dalla selvaggina cani e gatti. Morirono anche due cani del sindaco, che abita in zona.
Maria Luisa Tezza giudica «gravissima» la presenza di esche avvelenate all'interno dell'abitato per la possibilità che possano essere ingerite dai bambini.
E invita i proprietari di animali avvelenati a sporgere denuncia. «Solo così è possibile aprire indagini, quantificare i casi e magari circoscrivere le zone di pericolo segnalandole con volantini. Spiace che periodicamente accadano episodi del genere», conclude il sindaco Tezza. «Se c'è la necessità di tenere lontani gli animali domestici dalle zone di caccia o altro, sapendolo per tempo si potrebbero adottare le opportune contromisure».
Domenico Todeschini, ambulatorio in piazza Marconi, nel capoluogo, ha seguito i casi di Rivalunga e Roversola, protagonisti un bracco tedesco smarrito e un meticcio. Il veterinario mette in guardia, in assenza di esame autoptico, dalla difficoltà di distinguere tra morti provocate da esche avvelenate o da antiparassitari o topicidi sparsi tra frutteti o capannoni avicoli per combattere parassiti o roditori. Consiglio di Todeschini è tenere gli animali al guinzaglio, e quando si fanno passeggiate tra i campi o lungo l'argine, portarsi una bottiglietta, tipo succo di frutta, con acqua e sale da far ingurgitare all'amato quattrozampe qualora mangi qualcosa di sospetto. «E' un po' il rimedio della casalinga», dice Todeschini, «però l'animale, che poi andrà monitorato per qualche giorno dal veterinario, vomita immediatamente e in qualche modo limita i danni».
Piero Taddei

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Verona, 25 Marzo 2005, L'Arena

C'è allarme anche nella zona di Belfiore.I cacciatori:"i nostri segugi nel mirino"

Belfiore (VR) . Si chiamava Lola la bastardina che da otto anni teneva compagnia alla famiglia Stefani. «E' morta improvvisamente domenica scorsa», racconta la padroncina Valentina Stefani, «dopo una passeggiata nei campi. Ai primi segni di malore l'abbiamo portata dal veterinario, ma non c'è stato nulla da fare». La diagnosi del veterinario sulla causa del decesso non ha lasciato dubbi: avvelenamento. Lola non è l'unico cane avvelenato, ma l'ultimo di una lunga serie. Sono almeno una decina i cani morti negli ultimi mesi dopo aver mangiato bocconi avvelenati trovati nei campi.
Le famiglie colpite da questa perdita accusano i cacciatori di aver disseminato queste polpette al veleno «ma», assicura Bruno Borsaro, presidente della sezione della Federcaccia, «anche i nostri segugi sono stati vittime di questi bocconi. Durante la stagione venatoria abbiamo fatto due denunce perché due cani da caccia di nostri soci sono morti dopo una battuta».
Le zone dove maggiormente si sono verificati questi casi sono Bionde, Zerpa e via Linale fino alla Valfonda tra Arcole e San Bonifacio. «Ci siamo accorti di queste polpette lasciate in mezzo ai campi e lungo gli argini già nell'ottobre scorso», continua Borsaro, «abbiamo segnalato la cosa alle guardie provinciali, ma i cani hanno continuato e continuano a morire».
Sono almeno sei i cani morti di altrettante famiglie: si tratta soprattutto di animali da guardia di corti rurali e aziende agricole. I contadini accusano i cacciatori dell'avvelenamento, ma i cacciatori rispediscono le accuse al mittente. «Anzi abbiamo la sensazione che siano proprio i nostri cani da caccia l'oggetto principale dei bocconi avvelenati», dice il presidente Borsaro, «noi amiamo gli animali e rispettiamo l'ambiente, non facciamo di queste azioni».
L'idea che si è fatta strada nella mente di coloro che praticano attività venatoria nell'ambito territoriale di caccia n. 4 è che si tratti di una vendetta di proprietari di fondi e aziende agricole che hanno subito danni per galline e altri animali da allevamento mangiati o azzannati dai segugi.
Oppure si tratta di imprenditori agricoli che semplicemente non vogliono che i cani da caccia «invadano» le loro proprietà. «Se i nostri cani fanno dei danni, basta che chi li ha subiti si rivolga a noi e faccia la denuncia per ottenere il risarcimento. Non facciamo battute di caccia usando veleno», assicura Borsaro, «quando facciamo le battute notturne per catturare le nutrie usiamo le trappole, mica il veleno, e ad altri animali che infestano cascine e campagne, come i piccioni, gli spariamo». Dunque, chi siano coloro che preparano le appetitose polpette al veleno sono difficili da identificare.
Occorre sottolineare che tale pratica, da aborrire, non si riscontra solo a Belfiore, ma è diffusa in tutta la provincia. Cani avvelenati sono morti di recente dalla Val d'Alpone alla Valpolicella. Bisogna aggiungere che queste polpette possono venire mangiate anche da altri animali e ucciderli alla pari dei cani, siano essi domestici come i gatti o selvatici come volpi e faine. E' opportuno ricordare che chi viene sorpreso ad abbandonare bocconi avvelenati nel territorio, viene perquisito dalle forze dell'ordine e giudicato da un tribunale penale.
Zeno Martini

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Verona,31 marzo 2005 L'Arena


Morto un cane, le guardie provinciali: «Intensificata la vigilanza» Bocconi avvelenati a Cerro Segnalati altri casi in Lessinia

Cerro (Verona)
Ancora bocconi avvelenati in Lessinia. Un cane è morto a Cerro ma altre segnalazioni arrivano anche da Boscochiesanuova, Corbiolo e Romagnano, dove le esche sono state trovate in località Dossi. Così torna l'allarme che già qualche anno fa mise in allerta anche Velo. Al settore faunistico ambientale della Provincia non si fanno ipotesi sui responsabili degli avvelenamenti.
Il proprietario del cane morto a Cerro, un piccolo meticcio, è il gestori del distributore di benzina. Lorenzo Prati. «Gibò, il mio cane, non è più tornato», dice Prati, «così abbiamo iniziato a cercarlo e lo abbiamo trovato senza vita poco lontano da casa, ai campi sportivi, dove andava spesso. Il veterinario ha detto che con ogni probabilità era morto avvelenato: non aveva segni di percosse né ferite ma del sangue alla bocca, segno di un'emorragia, e la lingua morsa per gli spasmi». Aggiunge la moglie di Prati: «Gibò era un cagnolino di soli tre anni che non faceva male a nessuno e molti ora ci chiedono dove sia finito».
Così il distributore di Cerro è diventato punto di riferimento per gli aminic degli animali preoccupati dagli avvelenatori. «Mi hanno riferito che un cane è stato trovato morto qui vicino e poi a Romagnano, a Boscochiesanuova e a Corbiolo», dice Prati, che ha avvertito Corpo forestale dello Stato e guardie provinciali. «Purtroppo non ho fatto denuncia a Verona, perché andare in città con le targhe alterne non mi è stato impossibile, ma ho riferito a chi vigila qui. Mi hanno spiegato che è difficile individuare gli autori di questi gesti. Io, però, ho le mie idee», continua Prati. «Proprio accanto ai campi sportivi c'è una zona dove si trovano tartufi, potrebbero essere stati i tartufari ad avvelenare Gibò».
Commentano al settore faunistico ambientale della Provincia: «Ogni anno, soprattutto a primavera, si verificano fatti simili. In genere sono casi isolati, ma c'è anche qualche maniaco che arriva ad avvelenare animali nei giardini». Sospetti contro i cacciatori, preoccupati di difendere le lepri di ripolamento da ogni animale predatore? «Qualcuno dice che è colpa dei cacciatori, ma è difficile crederlo: un pezzo di cibo avvelenato potrebbe essere inghiottito dai loro stessi cani».
Dice Claudio Arzenton, consulente della Provincia: «Ritengo che in montagna accada come in certe città dove la gente, stanca dei colombi, dà loro granoturco avvelenato per liberarsene: vige una specie di giustizia fai-da-te». Le guardie provinciali ammoniscono: «La legge vieta che siano distribuite esche o bocconi avvelenati; noi garantiamo la vigilanza sul territorio, ma è difficile sorprendere i responsabili».
Barbara Bertasi

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Verona,mercoledì 18 maggio 2005 L'Arena

TRA ATROCI SOFFERENZE
A Chievo cani uccisi da bocconi avvelenati

I BOCCONI AVVELENATI che uccidono i cani non sono una novità per certe zone della provincia, ma lo sono per la città e le sue frazioni. A Chievo l'episodio non ha precedenti. Due cani sono morti, tra atroci sofferenze, per aver ingerito alcuni bocconi alla stricnina. I proprietari sono sotto choc.

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Verona,mercoledì 18 maggio 2005,giornale L'Arena.

Le vittime sono un boxer e un pastore tedesco. Per il veterinario non ci sono dubbi: i sintomi rivelano intossicazione da STRICNINA

Avvelenati due cani al Chievo

Un animale agonizzante ha morsicato il padroncino: è fuori pericolo.

Due cani uccisi da bocconi alla STRICNINA . Le vittime sono un pastore tedesco di 11 mesi e un boxer di 9. Ma c'è stata apprensione anche per uno dei padroni, un ragazzo di 16 anni accidentalmente morso ad un braccio dalla sua bestia in preda alle convulsioni. Trattenuto in osservazione per tutta la notte al Pronto soccorso di Borgo Trento, il giovane è stato dimesso ieri mattina.
Il fatto è accaduto lunedì, tra Chievo e Boscomantico. A raccontarlo, con la voce rotta dalla commozione, è Franco Bosio, di 62 anni, «Una cosa straziante, i responsabili di questa barbarie avrebbero dovuto vedere per rendersi conto del misfatto chre hanno compiuto. Le due povere bestie sono morte dopo atroci sofferenze».
Bosio era il padrone del boxer, una femmina. «Abito in un appartamento in zona Stadio, e, appena potevo, portavo la mia Olivia, così si chiamava, all'aria aperta. In un luogo dove potesse correre e sfogarsi liberamente».
Lunedì era uscito in compagnia di Alessandro, un ragazzo di 16 anni, figlio di un amico che abita nello stesso quartiere, in via Morelli, e al suo cane, un maschio di pastore tedesco di nome Nesh. «Due cucciolotti che si divertivano un sacco a giocare insieme, per questo siamo andati in riva all'Adige, fra Chievo e Boscomantico», racconta Bosio. «Ci siamo inoltrati un po' nel prato fra le sterpaglie. Ad un certo punto, il ragazzo che era con me ha notato che il suo cane dava evidenti segni di malessere e aveva la bava alla bocca. Poi ha cominciato a rantolare e a vomitare sangue». Dopo averli caricati sull'automobile, i due amici hanno portato i cani all'ambulatorio veterinario più vicino. Ma per Nesh non c'è stato niente da fare. Scene che Bosio non riuscirà a dimenticare tanto facilmente: «È morto dopo un'atroce agonia di venti minuti, contorcendosi dal dolore». Secondo il veterinario Maurizio Bragantini i sintomi erano inequivocabili: «Una diagnosi precisa, senza esami tossicologici non la posso fare, ma il sospetto che ci sia stato avvelenamento da STRICNINA è fortissimo. I sintomi non lasciano spazio a dubbi».
Olivia è morta ieri mattina. «I veterinari», continua il suo padrone, «hanno fatto il possibile per salvarla, l'hanno vegliata per tutta la notte, ma il veleno che aveva ingerito era troppo potente, il suo fisico non ha retto».
Ma anche per il ragazzo ci sono stati momenti di paura. Mentre si trovavano nell'ambulatorio, il ragazzo aveva notato un gonfiore al braccio nel punto in cui il suo cane l'aveva graffiato con i denti aguzzi mentre si dimenava sotto l'effetto devastante del veleno. Su consiglio del veterinario, l'amico l'ha subito accompagnato al Pronto soccorso dell'ospedale di Borgo Trento, dove è rimasto ricoverato, in astanteria, a scopo precauzionale dalle 19 di sera alle 10 di ieri mattina. «Gli hanno fatto un prelievo di sangue per capire la causa del gonfiore», fa sapere la mamma Paola Lombardo, «e nei prossimi giorni gli faranno nuovi accertamenti. Ma ciò che più lo fa soffrire è la perdita di Nesh, cui era affezionatissimo. Chi ha messo le esche avvelenate è un vero criminale».
«Il braccio era gonfio, ma i medici escludono che sia stato vittima di un avvelenamento», fa sapere Bosio, «tuttavia, a scopo precauzionale, dovrà fare altri accertamenti».
Bosio non sa darsi pace per quello che è successo. «È stato terribile, non ho mai visto una cosa del genere, non lo auguro a nessuno. E pensare che abbiamo avuto mille attenzioni, dopo gli ultimi episodi di avvelenamento che si sono verificati. Probabilmente le due povere bestie hanno mangiato qualcosa che hanno trovato in mezzo alle sterpaglie. Ma vorrei sapere il motivo di questa cattiveria. A chi davano fastidio i cani in quel posto fuori dal mondo?».
La piaga dei bocconi avvelenati con la stricnina sta dilagando ormai da mesi in tutta la provincia. Agli inizi di maggio, c'erano state tre vittime nelle campagne di Colognola, mentre a Mezzane un uomo aveva visto morire in pochi giorni i suoi sei cagnolini. Ma in quella zona gli ignoti avvelenatori non avevano mai colpito. «È la prima volta», conferma Bragantini, «che assistiamo ad un caso del genere qui, fra Boscomantico e il Chievo. Non era mai successo, ci siamo rimasti male. È un fenomeno preoccupante».

Enrico Santi

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giovedì 19 maggio 2005 L'Arena

Dopo l'episodio di lunedì a Boscomantico, denunciati altri casi al Chievo: un cucciolo di dogo ucciso da veleno per topi

Taglia sugli avvelenatori di cani


Lav e Lipu offrono premio di mille euro a chi dà informazioni
Una taglia sugli avvelenatori di cani. A chi fornirà informazioni utili per individuare gli individui che spargono bocconi avvelenati in tutta la provincia, due associazioni, la Lav e la Lipu, che si occupano di tutela di animali e ambiente promettono una ricompensa di mille euro.
La clamorosa decisione è stata presa dopo l'ultimo episodio accaduto lunedì nelle campagne fra Chievo e Boscomantico. Due cani, un boxer e un pastore tedesco, uccisi da un'esca alla stricnina e un ragazzo, accidentalmente addentato da una delle bestie in preda alle convulsioni, ricoverato in ospedale per presunto avvelenamento. Intanto, emergono nuovi episodi. Un cucciolo di dogo argentino, di sette mesi, è morto sabato sera dopo aver ingerito un boccone al veleno nella zona vicino alla diga del Chievo. «Cicca, così si chiamava la cagnolina, è morta nel giro di 40 minuti. Per il veterinario l'ha ucciso una dose massiccia di veleno per topi», racconta Mattia Grigoli, residente in centro. «Ero lì con alcuni amici che possiedono i due fratelli del mio cane, Lola e Paco. Anche loro sono stati male, ma si sono salvati».
Lorenza Zanaboni, delegata provinciale della Lav, Lega anti-vivisezione, spiega così l'iniziativa e punta il dito sui presunti responsabili: «Il fenomeno dell'avvelenamento sta assumendo proporzioni allarmanti. Per questo abbiamo deciso di dare un premio in danaro a chi ci dà informazioni. Vengono colpiti sia animali domestici, come cani e gatti, sia bestie selvatiche: volpi, talpe, corvidi, rapaci e così via. Tutti animali considerati da qualcuno dannosi all'agricoltura e all'allevamento e invisi anche ai cacciatori. Tra l'altro solo i negozi autorizzati alla vendita di prodotti per la zootecnia, l'agricoltura o l'orticoltura possono approvvigionarsi di queste sostanze».
L'esponente della Lav sottolinea che tali atti sconsiderati «possono scatenare una reazione a catena, basti pensare alla stricnina che non si elimina nel tempo e poi le carcasse di animali avvelenati sono pericolose perché provocano la morte di carnivori che se ne cibano, come i rapaci diurni o notturni». E ricorda: «Uccidere animali è reato penale punibile anche con la reclusione». Insieme alla "taglia", la Lav ha stilato una serie di proposte per mettere fine al fenomeno. Tra l'altro, si chiede l'«interdizione di ogni attività venatoria per un minimo di cinque anni, come avviene in quelle colpite da incendio, nelle zone interessate ai casi di avvelenamento». Continua la Zanaboni: «Vogliamo anche l'istituzione di un registro comunale di chi vende e acquista sostanze velenose, con indicazione di quantità e motivi di impiego, e poi chiediamo la revoca all'utorizzazione di ripopolare con nuova selvaggina i luoghi in cui sono state rinvenute esche avvelenate».
Francesco Di Grazia, delegato regionale della Lipu, la Lega italiana protezione uccelli, rincara la dose: «Chi fa queste cose o è un pazzo, ma allora nella nostra provincia c'è un'ondata di follia senza precedenti, oppure, come temo, c'è un disegno preciso. A chi giova avvelenare cani, gatti, volpi, faine? Non so chi sono i colpevoli, ma una cosa è certa: tutto ciò fa comodo a quanti liberano, per poi sparargli, fagiani e altri uccelli da ripopolamento. Questa vergogna deve finire».
Di Grazia lancia un appello provocatorio agli stessi cacciatori: «Si vantano di avere il controllo del territorio e di essere i maggiori interessati alla sua salvaguardia. E allora perché non si mobilitano contro un fenomeno che aumenta sempre di più? O vogliamo aspettare che ci scappi il morto, magari un bambino che si mette qualcosa di avvelenato in bocca?». Il responsabile della Lipu fa inoltre sapere che la sua associazione si costituirà parte civile nei processi contro avvelenatori e bracconieri che dovessere venire scoperti. «Lo faremo noi al posto della Provincia, a cui toccherebbe farlo. Ci aspettiamo anche che la polizia provinciale faccia delle indagini serie per individuare questi criminali. Chi ha informazioni, intanto può telefonarci. Ecco i numeri: 045.8034311 e 338.7059438».
Enrico Santi

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Verona,martedì 24 maggio 2005 L'Arena

esche a Boscomantico
Caccia agli avvelenatori di cani
La taglia finisce sul tg della Rai

Anche la Rai, con un servizio trasmesso nei notiziari di ieri del Tg regionale, si è occupata della piaga dei bocconi avvelenati che provocano la morte di cani, gatti, animali selvatici e uccelli rapaci nelle campagne veronesi. Ampio risalto è stato dato anche alla taglia di mille euro (poi raddoppiata grazie alle cifre offerte da privati) messa a disposizione di chi dovesse fornire informazioni utili a individuare gli avvelenatori dalle sezioni veronesi di due associazioni animaliste, la Lega anti vivisezione e la Lega italiana protezione uccelli.
Nel corso del Tg veneto sono stati intervistati i padroni del pastore tedesco e del boxer uccisi da esche alla stricnina tra Chievo e Boscomantico. Il sedicenne Alessandro e l'amico Franco Bosio, entrambi residenti nel quartiere Stadio, hanno raccontato l'agonia straziante dei loro animali. Dagli schermi di Rai 3 sono stati mostrati i tre bocconi sospetti trovati nello stesso luogo in cui sono stati avvelenati i due cani. Su questi episodi sta indagando il Corpo forestale dello Stato. (e.s.)

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Caprino,venerdì 26 agosto 2005 L'Arena


CAPRINO. Dopo i decessi sospetti segnalati a Zevio, a Verona e in Lessinia torna l'incubo dei killer dei quattrozampe
Paura tra i proprietari di cani
Altri due animali sono stati uccisi, questa volta da sostanze antiparassitarie

Caprino. «Chi non ama gli animali non ama neanche se stesso». Come molti in paese, anche Paolo Seu, caprinese, sa che nella zona in cui vive due cani sono morti in maniera sospetta. La causa? Presunto avvelenamento, tanto che le forze dell'ordine stanno facendo delle indagini. L'unico fatto certo è che Seu è uno dei pochi caprinesi che parla di quanto è accaduto. Gli altri hanno paura, compresi i proprietari dei due cani uccisi, che temono l'avvelenamento di altri animali.
Torna così il triste ricordo di quello che cinque anni fa era stato battezzato il «killer dei gatti». I mici venivano seviziati, affogati in un pozzo e quindi abbandonati in un giardino. «Una persecuzione», racconta la gente. Ora, a distanza esatta di sette giorni, sono morti a Caprino due cani: un bell'esemplare di setter inglese femmina, di tre anni, e un piccolo meticcio.
Entrambi con i medesimi sintomi: tremori muscolari, bava alla bocca e crisi convulsive. Per entrambi è subentrata la morte per soffocamento. La femmina di Setter era andata a nascondersi in un angolo appartato della corte di casa ed è stata trovata agonizzante. Il piccolo meticcio, invece, è morto tra le braccia della sua padrona, rimasta impotente davanti a tanta sofferenza.
«Il cane da caccia era davvero un bell'esemplare», ricorda Guerrino Coltri, vicepresidente della Comunità montana del Baldo, appassionato di setter, oltre che di arte venatoria. «Ma a prescindere dal valore economico, gli avvelenamenti sono atti da condannare in sé e per sé. Chi avvelena i cani, per qualsiasi ragione lo faccia, meriterebbe di essere punito in maniera molto pesante». E aggiunge: «Non è giustificabili prendersela con gli animali per nessun motivo».
Il setter, dopo essere stato trovato in preda alle convulsioni, era stato portato in un ambulatorio veterinario di Cavaion. Ma non c'era stato nulla da fare.

Al veterinario non è restato che constatarne il decesso per presunto avvelenamento da sostanze tossiche, probabilmente insetticidi. Anche un piccolo meticcio se n'è andato per cause non naturali dopo una settimana esatta. Ha impiegato due ore ad andarsene e la morte è subentrata dopo una crisi epilettica.
«Ricordo bene il periodo in cui in una zona di Caprino i gatti sparivano: era come se ci fosse qualcuno che provava un grande odio per gli animali», riprende Seu. «Successe anche a me di non trovarlo più il gatto, ma era stato investito. Invece il micio di mio fratello, un giorno, sparì e ci parse molto strano, perché era giovane e stava bene. Non c'è niente da fare, chi non vuole bene agli animali non vuole bene neanche a se stesso».
Una strana concomitanza, la morte dei due cani. Il dubbio che dietro questi decessi ci sia la mano di un avvelenatore è un nodo che sarà presto sciolto, visto che sono in corso indagini da parte delle forze dell'ordine. Altri due casi che si aggiungono a un lungo elenco di cani morti avvelenati Gli ultimi, un boxer e un pastore tedesco, alla fine di maggio a Chievo, a Verona. Ma negli ultimi mesi dieci quattrozampe sono morti a Zevio e bocconi avvelenati sono stati segnalati in Lessinia, dove è morto un cane. Difficile sopravvivere all'avvelenamento: uno dei pochi cani che ce l'ha fatta è stata Mimì, di Tregnago, sopravissuta nonostante l'ingestione di bocconi avvelenati.
Barbara Bertasi

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Domenica 06 novembre 2005, L'Arena

SAN BONIFACIO. Preoccupa il fenomeno nella zona di Locara: un agricoltore ne ha persi addirittura quindici in quattro anni
BOCCONI «killer», morìa di cani

I cacciatori si difendono: può trattarsi di una persona che odia gli animali

San Bonifacio. Non ne può proprio più Giuliano Conterno, l'agricoltore di Locara che, nel giro di quattro anni, ha visto morire ben quindici cani, tutti AVVELENATI dai bocconi lasciati sui suoi campi. Quello nella foto che pubblichiamo a fianco è l'unico che ha potuto salvare, essendo riuscito a intervenire immediatamente portandolo dal veterinario il quale, grazie a numerose flebo e all'atropina e dopo otto giorni di cure intensive, giorno e notte, è riuscito a strapparlo alla morte.
«I primi due cani che mi hanno avvelenato», racconta Conterno, «erano dei bellissimi meticci: una mattina d'inverno li ho trovati stecchiti davanti alla porta di casa».
«Dagli accertamenti fatti a Verona», precisa l'agricoltore, «risultò che i bocconi di carne erano stati avvelenati con esteri fosforici, che fanno morire l'animale in pochi minuti».
L'anno successivo furono avvelenati altri quattro cani di Conterno e altrettanti l'anno scorso. «E quest'anno ancora altri quattro hanno fatto la stessa fine, salvo quest'unico animale che sono riuscito a salvare», prosegue l'agricoltore, «anche se è diventato cieco. Va detto che tutte le famiglie di questa contrada, Borgoletto di Sotto, hanno pagato un conto salato, con almeno un'altra decina di cani vittime dei bocconi avvelenati.
«Questo succede», dice, «quando ci sono le battute di caccia, sia prima che dopo, perché questa è zona di rifugi e di ripopolamento di lepri», sostiene Conterno. «Credo che a qualcuno probabilmente dia fastidio che ci siano dei cani, che sarebbero pericolosi per i piccoli delle lepri; quindi per me potrebbe essere qualche cacciatore».
E conclude: «Con questi bocconi avvelenati non sono morti solo i cani ma anche tanti ricci, che sono animali protetti: ne ho trovati almeno una quindicina morti vicino casa».
«È assurdo pensare che siano i cacciatori», mette in chiaro Massimo Moranduzzo, rappresentante dei cacciatori nel direttivo dell'Ambito Atc 4-Adige, «perché tra cacciatore e cane c'è un rapporto che va ben oltre l'amicizia: chi ama la caccia non può arrivare a questo». Secondo Moranduzzo il problema della moria di cani potrebbe trovare soluzione dando la possibilità al mondo veterinario, con una gestione coordinata, di contribuire a contenere la popolazione degli animali cosiddetti «nocivi» che, oggi come oggi, stanno aumentando in modo smisurato, non avendo competitori di fronte. E questo crea grossi problemi.
«Ad esempio, corvidi, nutrie e volpi», spiega Moranduzzo, «depredano i nidi e i piccoli animali mentre le volpi in particolare distruggono la selvaggina giovane e sono portatrici della rabbia silvestre. Le nutrie, invece, danneggiano i raccolti di mais, bietole, radicchio. Un'operazione quella della prevenzione», conclude, «da farsi naturalmente con le persone giuste e con un coordinamento».
«Non si capisce perché questo fenomeno della moria di cani si stia espandendo», dice Mario Temellin, vice presidente della Federcaccia provinciale e presidente dell'Associazione Cinofila ed Ekoclub locali. Esclude però nel modo più assoluto che si tratti di cacciatori. «Mai un cacciatore», dice, «potrebbe arrivare ai bocconi avvelenati: per lui il cane è un amico, quasi un familiare e la sua sarebbe una perdita gravissima».
Secondo Temellin c'è la «cattiva tradizione, soprattutto nelle zone collinari, di combattere il numero eccessivo di volpi con i bocconi avvelenati in periodo non venatorio. Forse qualche agricoltore», ipotizza Temellin, «usa questa incauta lotta per difendersi dai nocivi, ma seccato anche per la presenza sui suoi terreni, in periodo venatorio, di qualche cacciatore di troppo: solo recentemente il fenomeno è diminuito».
«Purtroppo si segnalano avvelenamenti anche nei centri urbani», afferma il veterinario Emiliano Dal Monte, «dove vengono colpiti non solo i cani ma anche i gatti». E così spiega quali possono essere le motivazioni che animano gli avvelenatori.
«Vanno da una generica disaffezione», dice Dal Monte, «a forme maniacali di intolleranza verso gli animali; ma ci sono elementi isolati che, per un distorto senso di proprietà o di protezione del territorio venatorio, dove magari loro stessi cacciano, lo disseminano di esche per tener lontani altri cacciatori e i loro cani. Tra i veleni più usati per "condire" le salsicce o i bocconi di carne, si è passati dai diserbanti di dieci anni fa agli attuali anticrittogamici ad azione neurotossica, a volte potenziati con più sostanze». E i risultati sono devastanti.
Gianni Bertagnin

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Verona,mercoledì,21 dicembre 2005, L'Arena.

MALCESINE. Strage di gatti a Cassone, un avviso del Comune chiede aiuto per scoprire chi lascia i bocconi avvelenati.
Caccia agli avvelenatori

Malcesine. A Cassone imperversa un avvelenatore di gatti. Finora è rimasto impunito, ma adesso il caso è di dominio pubblico per merito del sindaco Giuseppe Lombardi, che ha fatto affiggere dalla polizia municipale un avviso nella frazione e anche nel capoluogo. «Considerato», vi si legge, «che sono pervenute numerose segnalazioni di rinvenimento di gatti randagi morti, a seguito di probabile avvelenamento, da parte di ignoti, nel centro abitato di Cassone, il corpo di polizia municipale ha intrapreso controlli per accertare i responsabili di questi atti e prevenire ulteriori fatti analoghi». Lasciare in giro bocconi avvelenati è un atto criminale, per il pericolo a cui si espongono non solo animali da compagnia, da cortile e da lavoro, ma anche le persone che inconsapevolmente venissero a contatto con i veleni. Per questo il Comune ha disposto le indagini ed è pronto a denunciare i responsabili come prevede la legge, che commina per questo reato da tre a 18 mesi di prigione. L'avviso invita «i cittadini a segnalare alla polizia municipale o alla stazione dei carabinieri eventuali comportamenti che possano condurre all'accertamento di eventuali responsabilità».
«Io ho già fatto un paio di denuncie con fondati sospetti», dice Davide Consolati, imprenditore edile che abita a Cassone in via San Zeno, «dopo aver visto morire tre gatti e cinque dei miei cani da caccia fra dolori tremendi. Ritengo si tratti di una persona malata di mente che dovrebbero curare prima che incorra in errori fatali a sé, agli altri e a tante povere bestie innocenti. Un caso dove la bestia vera, purtroppo, è l'uomo». (b.f.)

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-Soave,martedì 31 gennaio 2006 L'Arena

SOAVE. Tre animali di razza, plurititolati ai campionati italiani, sono rimasti vittime dei bocconi sparsi sulle colline verso la Ponsara

Tornano i «killer» dei cani
Zordan: «Ho denunciato il fatto, questa carneficina deve finire»
Soave. Uccisi da bocconi avvelenati dopo una passeggiata lungo il percorso della salute. Birba dei Boschi, un West island white terrier di tre anni e mezzo, Yuma, un Briard di due anni e la piccola Nina, cucciolo di undici mesi di Border collie, sarebbero stati ammazzati da polpettine di lardo contenenti esteri fosforici, un potente antiparassitario. E' questa la diagnosi che si legge sul certificato di morte stilato dal veterinario a cui Cinzia Zordan, 32 anni, è ricorsa dopo aver concluso la passeggiata quotidiana sulle colline verso la Ponsara.
«Da tre anni e mezzo, tutti i giorni, accompagnavo i cani a passeggiare sul Monte Foscarino e nella zona vicina al castello. Domenica non ero andata perchè c'era la Montefortiana», spiega Zordan. A tal proposito va detto come alcuni anni fa, dopo la segnalazione di casi di avvelenamento, i podisti fossero stati invitati a non portare cani in collina.

Il racconto di Zordan prosegue: «Lunedì ho recuperato e ci siamo incamminati verso la Ponsara, località Pigno e poi piazza Scheeti. Come al solito, a turno tenevo un cane al guinzaglio e gli altri liberi di camminare poco lontano da me. Siamo stati fuori un'oretta e mezza e siamo risaliti in auto per rientrare. Poco dopo ho sentito che uno dei cani ansimava, ho fermato la macchina e mi sono accorta che aveva le bave alla bocca ed era tutta coperta di sangue: era infatti in preda alle convulsioni e per questo si era morsa la lingua. Sono corsa subito dal veterinario».
Il tempo di raggiungere l'ambulatorio e Yuma era già morta: la stessa sorte è toccata poco dopo a Birba, nonostante, avendolo fatto vomitare, si sperasse che il veleno fosse stato espulso. Nina, con una febbre ben oltre i 41 gradi, è morta nemmeno 48 ore dopo.
«Il veterinario era esterrefatto perchè le convulsioni sono proseguite per oltre 24 ore: di solito, quando c'è avvelenamento, il cane resiste al massimo sei ore».
Cinzia Zordan non ha perso tempo ed è immediatamente tornata nei campi attaccando quà e là cartelli che informano della presenza di bocconi avvelenati «L'ho fatto perchè nessuno possa vivere il dramma che sto vivendo io», dice tra le lacrime, «e perchè questa omertà deve finire. Ho già portato il certificato di morte ai carabinieri e ho già sporto denuncia, anche se contro ignoti, ho pure informato la Forestale perchè questa carneficina deve finire».
Sui responsabili Cinzia Zordan può fare solo ipotesi: «Mi sono informata. Gli esteri fosforici sono sostanze che si vendono solo a chi ha un patentino, e sono utilizzati in agricoltura. Questa non è però stagione di diserbi e quindi si può solo pensare che si trattasse di bocconi distribuiti ad hoc per le volpi, i predatori più pericolosi nel periodo del ripopolamento. Del resto il veterinario ha trovato, conficcata sotto le unghie di uno dei cani, una pallina di lardo».
Una risposta definitiva su quale sia stata la sostanza killer, però, non ci sarà mai: «Non ha più senso ora fare le analisi, ma cose di questo tipo debbono essere denunciate perchè nessuno può arrogarsi il diritto di seminare ovunque veleni», aggiunge Zordan lamentando l'assenza di controlli.
La donna fa anche delle ipotesi sul momento in cui sarebbero stati disseminati i bocconi: «Credo nella notte tra domenica e lunedì scorsi, o domenica pomeriggio dopo la corsa. Meno male che con gli amici del Power Dog non siamo usciti proprio domenica pomeriggio: potevano morire dodici cani».
Cinzia Zordan è infatti uno dei conduttori di punta della scuola cinofila di Illasi. Birba dei Boschi era un campionissimo di agility, 25 podi in un anno, primo al Trofeo Città di Travagliato una settimana fa e secondo assoluto nella categoria Terrier, avrebbe dovuto ritirare a Milano il premio del terzo posto nazionale, categoria medium-small, al Trofeo Purina. «Io non ci sarò, non ce la faccio, ma ho mandato una lettera di spiegazione», dice. Arriverà un altro cane in casa Zordan? «Sì, assolutamente sì, perchè solo così potrò uscire da questa brutta storia. Non lo porterò più, però, in collina, ho troppa paura. Starò qui, vicino a casa, a due passi dalle cucce e dai trofei di Birba che prima o dopo dovrò trovare il coraggio di mettere via».
Paola Dalli Cani

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Zevio,martedì 31 gennaio 2006 Giornale L'Arena.

Zevio. Uccisi due bellissimi esemplari che scortavano un gregge giunto sull'Adige dal Trentino.Polpette fatali anche per i cani pastore

Nel lardo èè stata Cinzia Zordan, la proprietaria di Birba dei Boschi, Nina e Yuma, i tre cani uccisi all'inizio della scorsa settimana da bocconi avvelenati ingeriti nel corso di una passeggiata. «Ho chiamato la Polizia provinciale perché ho saputo che ci sono stati altri casi e ho chiesto che venisse effettuato un sopralluogo nelle zone dove ero stata con i cani», ha spiegato ieri mattina Zordan. La segnalazione è stata immediatamente fatta propria dagli agenti della Polizia provinciale, che in tarda mattinata erano già in zona. È stato proprio nel corso di un sopralluogo lungo le stradine abitualmente percorse dalla donna che è stato fatto il ritrovamento: «Quattro bocconi, nel bel mezzo della strada», dice Cinzia Zordan, «sono palline di lardo grossi come bignè. Due erano ancora intatti, due schiacciati perché forse calpestati, e la cosa incredibile è che erano nel bel mezzo della strada».
La conferma arriva anche da Damiano Cappellari, responsabile del Corpo di polizia provinciale: «I quattro bocconi saranno consegnati domattina (oggi per chi legge, nda) al Corpo forestale dello Stato per le analisi delle sostanze contenute. I risultati dovrebbero essere resi noti a giorni». «Nel frattempo», spiega il comandante delle guardie provinciali, «è stata intensificata l'attività di vigilanza sul territorio sia per rinvenire eventuali altre esche che per fungere da deterrente all'abbandono di altre esche». L'attenzione, quindi, è alta e la presenza in zona martedì di alcuni mezzi del Corpo forestale dello Stato ha rassicurato molti padroni di cani.
Cinzia Zordan, che dopo la morte dei suoi cani aveva apposto in collina numerosi cartelli che avvisavano della presenza dei bocconi, non lesina inviti ai proprietari dei cani: «Io ho voluto denunciare pubblicamente l'accaduto perché cose di questo genere sono gravissime: ero a spasso con i cani, non ho attraversato terreni di proprietà eppure i bocconi erano su strade percorribili da chiunque. Solo denunciandole possiamo cercare di interrompere questa catena di morti, che mi auguro non diventi emergenza faunistica», dice la donna. «Molti proprietari non sporgono nemmeno denuncia ritenendola una cosa inutile, ma io stessa sono riuscita a chiedere l'intervento della Polizia provinciale proprio in forza della denuncia presentata ai carabinieri. Forse solo sapendo che i controlli ci sono e l'attenzione è alta i responsabili di questi fatti possono essere dissuasi». Nel frattempo, però, le segnalazioni si moltiplicano e morti da avvelenamento si registrano anche a Castelcerino e Montecchia di Crosara. E c'è anche chi comincia a parlare di faide tra cacciatori: come dire che le polpette al veleno non sarebbero un menù pensato solo per le volpi, ma anche per i cani da caccia di chi "sconfina".
Paola Dalli Cani

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Soave,sabato 4 febbraio 2006 L'Arena

BOCCONI AVVELENATI
fanno strage di cani

Sono una decina i cani trovati morti sulle colline di Soave dopo aver ingerito bocconi avvelenati. Si moltiplicano le denunce ai carabinieri, che hanno aumentato i controlli in zona. Appello del presidente della Strada del vino anche per «evitare danni all'immagine della zona

SOAVE. Si moltiplicano gli animali morti e anche le denunce ai carabinieri che hanno aumentato i controlli anche nella zona di Fittà
I bocconi killer fanno strage di cani
Utilizzato un micidiale antiparassitario, forse destinato alle volpi. Cresce l'allarme

Soave. Esche avvelenate: il bilancio dei cani morti dopo averle ingerite sale a una decina. A loro si aggiunge un numero imprecisato di gatti vittime, anch'essi, dei bocconi seminati sulle colline di Soave. L'ultimo caso in ordine di tempo, dopo i tre denunciati da Cinzia Zordan, è quello di Peppe, meticcio di 3 anni, morto in una decina di minuti nel pomeriggio di mercoledì sul monte Calprea, a Castelcerino. «Voce di episodi di avvelenamento era arrivata anche a me tanto che avevo preso l'abitudine di andare nei campi di mia proprietà sul trattore, ma con Peppe al guinzaglio», esordisce Filippo Filippi. E spiega: «Dopo le nevicate e le abbondanti piogge mi sono sentito più tranquillo perchè ho pensato che l'acqua aveva diluito il veleno di eventuali bocconi e quindi negli ultimi giorni ho lasciato libero ogni tanto il cane. E' stato così anche mercoledì.
«Nei pressi di una pozza permanente ho visto Peppe bere e poi piluccare qualcosa. Non ho avuto nemmeno il tempo di ipotizzare nulla che il cane ha sbarrato gli occhi, aveva le bave alla bocca e manifestava convulsioni così violente da non riuscire a contenerlo. Dieci minuti dopo è morto», racconta Filippi. «E ad uccidere un cane di oltre 20 chili in così poco tempo è stato solo un veleno potentissimo, sicuramente seminato dopo le pioggie».
Filippi ha presentato immediatamente denuncia ai carabinieri di Soave e al comando stazione del Corpo forestale dello Stato di Tregnago: sul certificato stilato dal veterinario si ipotizza che a stroncare il cane siano stati esteri fosforici, una sostanza antiparassitaria utilizzata, previo possesso di un apposito patentino, in agricoltura.

Una settimana fa lo stesso strazio l'aveva vissuto e denunciato ai carabinieri Graziano Dagnoli, padrone di Lucky, Border collie di 4 anni: «E' accaduto in via Recoaretto», racconta. «Avevo fatto sosta davanti a un cespuglio di pungitopo pensando di prendere qualche ramo da usare come decorazione», ricorda Dagnoli. «Lucky s'è infilato sotto il cespuglio e dopo un po' è uscito. Ripreso il cammino è stato preso da convulsioni: pensavo ad una spina nelle zampe, ma non ne aveva. Le convulsioni erano sempre più violente e così l'ho adagiato per terra e ho iniziato a chiamare aiuto cercando nel frattempo di calmarlo. Sono stato così un quarto d'ora», racconta ancora senza voce. «Nessuno si è fatto vivo. Solo una coppia arrivata in auto mi ha aiutato, ha chiamato casa e mi ha portato di corsa al parcheggio della Bassanella, dove avevo lasciato l'auto, e dove Lucky è morto poco dopo».
Solo in quel momento Dagnoli si è reso conto che il cane aveva le bave e la bocca che sanguinava: «Il veterinario ha parlato di avvelenamento da sostanze usate contro le lumache, diserbanti o disseccanti». L'indomani è tornato in collina: «Mi hanno detto che si sente spesso gridare e che quindi nessuno si preoccupa più. Assurdo. Ma ho saputo anche che un ciclista in transito, sentite le grida, ha chiamato i carabinieri che sono arrivati in zona poco dopo».
Il pellegrinaggio di Dagnoli ha però fatto emergere qualche altra ipotesi circa la presenza di esche avvelenate: «La zona è appetibile per funghi e tartufi, che notoriamente crescono sotto roveti e cespugli. E se Lucky», si chiede l'uomo, «fosse stato vittima di una guerra tra cercatori di funghi?».
Diversa l'ipotesi di Filippi: «Il 15 gennaio, a caccia chiusa, sono state rilasciate moltissime lepri e in giro, si sa, ci sono anche le volpi. Il primo caso a noi noto di avvelenamento è quello di un bastardino di contrada Scalette, morto il 17, durante una passeggiata. Una settimana fa, sempre da queste parti, è morto un altro meticcio al Roccolo, poco sopra la contrada, e parlando con la gente ho saputo che ci sono almeno altri sei cani di cacciatori di Fittà morti negli ultimi giorni, senza contare i gatti trovati morti nelle corti e nei campi in questa zona che è sull rotta degli uccelli migratori».
Sul banco degli imputati salirebbero ancora quei cacciatori che utilizzerebbero le polpette al veleno per favorire il ripopolamento delle lepri e far piazza pulita delle volpi: «Solo che volpi morte, data la loro naturale diffidenza, se ne trovano in casi rarissimi», dice Filippi.
Restano, per tutti i casi denunciati, i certificati medici che concordano nell'ipotesi di avvelenamento da esteri fosforici e resta l'appello di tutti i proprietari a denunciare questi fatti. Resta anche, lungo i sentieri, la sfida che i Dagnoli hanno lanciato al silenzio con decine di cartelli idealmente scritti da Lucky: «...se hai lo stesso coraggio di quando di nascosto hai gettato quel boccone amaro per me», si legge sui cartelli in cui campeggia una bella foto della coppia e del cane, «abbi anche lo stesso 'coraggio' di presentarti in quello che era anche per me un rifugio sicuro».
Paola Dalli Cani

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Soave ,domenica,05 febbraio 2006 L'Arena


SOAVE. Dopo la strage di cani causata da BOCCONI tossici interviene il presidente di Enalcaccia Domenico Gambaretto

«L'avvelenatore non abita qui»
«È stupido colpire le volpi per favorire il ripopolamento delle lepri»

Soave. «Non può essere un cacciatore soavese il seminatore di esche avvelenate. Ci conosciamo tutti e non mi risulta che tra noi ci siano persone che maltrattano i cani. Anche se per via della passione si fa un po' di tutto, davanti a casi di questa gravità, nessuno sceglie il silenzio»: è una difesa cauta, perché non suffragata da elementi di certezza, quella delle doppiette soavesi.
Parla per loro Domenico Gambaretto, 70 anni, gli ultimi 20 dei quali trascorsi alla testa dell'Enalcaccia del paese. «Siamo tutti dispiaciuti, ma per noi disseminare esche al veleno per motivi venatori è un assurdo: è vero però che non tutti la pensano allo stesso modo», aggiunge Gambaretto, presidente di una cinquantina di doppiette del paese e riferimento di altrettante che non sono iscritte. A lui abbiamo chiesto di analizzare la preoccupante escalation dei casi di cani uccisi da polpette al veleno. A dar corpo all'ipotesi che ci siano dei cacciatori dietro le esche killer sono stati nei giorni scorsi molti fattori. Da un lato lo scopo, cioè far piazza pulita delle volpi in un periodo in cui si favorisce il ripopolamento delle lepri. Dall'altro la ipotizzata sostanza killer: stando ai certificati di morte dei veterinari, ad uccidere una decina di cani sarebbero stati esteri fosforici, antiparassitari utilizzati in agricoltura e vendibili solo dietro esibizione di un patentino. E siccome, come conferma Gambaretto «moltissimi cacciatori sono anche agricoltori», l'equazione per molti sarebbe matematica. E ci sarebbe, ad avvalorare l'ipotesi, anche un diverso concetto di cane, un membro di famiglia nel caso di animali da compagnia ma uno strumento di lavoro per quelli da caccia. Come dire, insomma, che se un cacciatore non ha rispetto per il suo cane (il riferimento è a minuscole e sovraffollate gabbie e al cibo servito ai cani solo a caccia chiusa) è quasi impossibile ce l'abbia per quello degli altri. «Può essere vero che per qualcuno il cane sia una macchina da lavoro, ma è altrettanto vero che per uscire a caccia serve che tra cacciatore e cane si sia stabilito un legame affettivo. Non posso escludere che si verifichino casi di maltrattamenti», dice Gambaretto, «ma se noi ne veniamo a conoscenza siamo i primi ad intervenire per farli cessare».
Insomma, scapestrati magari sì ma omertosi proprio no: «Se l'autore è un cacciatore, è un delinquente e va denunciato», aggiunge il presidente dell'Enalcaccia, Sulla questione volpi il presidente delle doppiette del paese spiega: «Non posso escludere che qualcuno pensi di ricorrere a mezzi del genere per favorire il ripopolamento, ma i bocconi in quel caso finiscono nelle zone non battute e lontane dalle case. Le volpi sono diffidenti, si spostano anche di notte, d'accordo, e quindi possono lambire l'abitato, ma mi pare strano causare una strage simile con un atto che oltre tutto non porta a nulla».

Le lepri comunque sono state effettivamente liberate, «sei nella zona di Recoaretto, altrettante a Fittà sulla dorsale del Foscarino e qualcuna nei pressi dei due cimiteri», conferma Gambaretto.
In questi giorni si è parlato anche di faide tra cacciatori come tra tartufari: «Se anche esistessero tra le doppiette, che senso ha prendersela con i cani? Se poi è noto che il versante Castelcerino-Bastia è rinomatissimo per i tartufi neri», aggiunge Gambaretto, «vedo poco concreta l'ipotesi dei cercatori di tartufi, perché siamo ben oltre la stagione».
Resta il fatto che la dorsale tra piazza Scheeti e Castelcerino è una delle più ambite: «È vero, su questi cieli passano i migratori. Ed è vero anche che a stagione aperta da queste parti è una guerra: c'è un afflusso eccessivo e questo accade perché non esistono leggi che diano limiti. Fino a 10 anni fa l'area veniva autogestita dai cacciatori: noi stessi disciplinavamo i giorni di uscita, l'affluenza, il rispetto del carniere, il numero di cani per cacciatore. Tutto era sotto controllo, ci si conosceva tutti e non c'erano né avvelenamenti né casi di bracconaggio. Poi questa norma è stata abolita perché una disciplina simile per alcuni definiva l'esistenza di una riserva privata, così oggi in questo ambito territoriale di caccia sono iscritti in tremila».
Ma allora chi è il seminatore di veleni? «Non può essere una sola persona, ed è difficile anche che siano due. Gli episodi, però, credo vadano distinti: solo un pazzo che non vuole vedere cani a spasso metterebbe esche al veleno nella zona della Ponsara, dove ne sono morti tre. Lì volpi non ce ne sono. Staremo all'erta anche noi e denunceremo eventuali responsabili: l'importante, però», conclude Gambaretto, «è che di questa vicenda si continui a parlare e che si denunci. Solo così si potrà creare maggiore attenzione».
Paola Dalli Cani

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Verona,domenica 05 febbraio 2006 L'Arena


I VETERINARI. Parla Fabrizio Cestaro, responsabile del distretto dell'Ulss 20

«Malato chi mette le esche»

«Una persona che utilizza questi mezzi nell'ambiente dimostra grande povertà culturale, vera miseria psicologica e grande labilità sociale». Insomma, un malato. «Sì, chi disperde, a qualsiasi titolo, bocconi avvelenati sul territorio dovrebbe quanto prima curarsi».
Il consiglio direttivo dell'Ordine dei 400 medici veterinari di Verona è indignato e allarmato di fronte alle centinaia di segnalazioni di esche letali fra gli animali d'affezione e selvatici provenienti, a macchia di leopardo, da tutta la provincia.
Il presidente, dottor Graziano Galbero, e il consigliere dottor Fabrizio Cestaro, responsabile del distretto veterinario dell'Ulss 20, spiegano di aver da tempo spedito una circolare agli iscritti invitandoli a collaborare con il coordinamento del Corpo Forestale, «informandolo direttamente dei riscontri sul tema per facilitare le indagini».
Spiega Cestaro, a nome del direttivo: «In collaborazione con le associazioni dei cacciatori, le guardie provinciali e i forestali dell'Est lavoriamo da anni per produrre una cultura ambientale che parte da un presupposto: la lotta alle volpi non si fa coi bocconi ma evitando la dispersione nell'ambiente di cibo e animali morti di cui si alimentano. Invece si nota una crescita delle discariche abusive di animali d'allevamento, deceduti per cause indefinite. Da anni muoiono per i bocconi, a centinaia, animali incolpevoli. Adesso si è raggiunto l'apice della crudeltà. Si utilizzano soprattutto diserbanti e disseccanti e un estere fosforico, tipo Endusalfan alfa e beta, un pesticida di terza classe usato anche come lumachicida nelle colture intensive, che si può agevolmente trovare anche dai fioristi.
«La morte interviene a seconda della quantità di veleno ingerito, della taglia dell'animale, del tempo che intercorre fra l'ingestione del veleno e i soccorsi veterinari. La sintomatologia è imponente: tremori, tendenza ad arretrare, bava alla bocca, scatti spasmodici, perdita di sangue. E' urgentissimo far subito vomitare l'animale, anche con due dita in gola (ma si rischiano morsi involontari), mai col somministragli del latte, come si ritiene erroneamente (i grassi aumentano l'assorbimento) . Idoneo, anche se causerà problemi gastrici, costringere l'animale a bere acqua e sale, proprio per causargli il vomito.
«Meglio di tutto - conosco cacciatori che lo portano sempre con sé - un flacone di acqua ossigenata da 250 cc, che si fa ingerire al cane; lo si trova anche nei supermercati. Lo specialista poi somministrerà dei sedativi, gli farà subito una lavanda gastrica e lo terrà uno-due giorni sotto flebo per disintossicarne il sangue.
«Per questi veleni, che investono poi tutta la catena alimentare, e auguriamoci che non arrivino mai all'uomo, non esistono trattamenti specifici, la loro sintomatologia è similstricninica».
«L'Ordine dei veterinari», conclude, «cerca di creare una cultura di attenzione , spiega ovunque che lo sterminio delle volpi causerà una maggior prolificità nelle superstiti, che sono presidio all'avanzata della rogna sarcopatica e della rabbia silvestre, ma certo non ha veste per diffondere un'informazione corretta in tutta la provincia. Siamo in prima linea, spesso impotenti». (b.f.)

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Verona,giovedì 02 marzo 2006 L'Arena

Dal Garda all'Est veronese, si ripetono le segnalazioni di animali avvelenati : dieci le zone maggiormente a rischio
bocconi-killer, morti altri cani

Già undici segnalazioni alla Procura. Ecco i numeri per le emergenze
Continua la «strage degli innocenti»: altri sette cani sono morti dopo aver ingerito bocconi al veleno. Uno degli ultimi episodi è avvenuto a Bardolino: vittima un meticcio femmina di pelo chiaro che aveva ingoiato una polpetta-killer nelle campagne di Affi, dove i proprietari l'avevano portato per una passeggiata. Il veleno in questo caso ha agito più lentamente: le convulsioni hanno colpito l'animale qualche ora dopo, sul lago appunto. Inutile la corsa dal veterinario.
Sembra un bollettino di guerra quello che riguarda la nostra provincia in queste settimane. Un problema, confermato dai numeri: a fine 2005 erano state undici le notizie di reato segnalate dal Coordinamento del corpo Forestale dello Stato di Verona alla Procura della Repubblica per i bocconi avelenati sparsi sul territorio provinciale che hanno fatto (e fanno) stragi di cani ma pure di volpi, gatti, mustelidi, corvidi e rapaci, laddove la catena alimentare innesca stragi scalari degli animali domestici e selvatici.
Sono altrettante le notizie di reato contro ignoti successivamente inviate con i rapporti informativi a Comuni, Ufficio Caccia e Pesca dell'Amministrazione Provinciale, le tre Asl ed all'Istituto Zooprofilattico delle Venezie.
I casi purtroppo stanno aumentando: altri tre cani sono stati trovati morti a Boscomantico, a nord-ovest di Verona; in località Le Vigne di Malcesine i due simpaticissimi bastardini del ferramenta in pensione Ruben Toblini (che si incontravano a spasso col padrone sui pascoli dei Prài) sono morti avvelenati, così come i due cani da gregge dell'unico capraio del Baldo, Oscar Simonetti di Campo di Brenzone. E' stato salvato in extremis invece il cane di Marco Matarèl, dei Prài di Malcesine.
Nel gennaio dell'anno scorso, in località monte Carlone, sotto Prada Alta, era stata trovata morta anche una volpe, che è stata poi consegnata alla Polizia provinciale in via S. Giacomo, in città. A tutt'oggi si sa soltanto che l'Istituto Zooprofilattico ha confermato il decesso per avvelenamento.
Una riprova che la fascia pedemontana del Baldo occidentale, vede all'opera una o più persone che si dedicano a disseminare esche al veleno su mulattiere, sentieri, boschi e prati. Anche nella riserva demaniale integrale Lastoni-Selva Pezzi, un'oasi naturale tutelatissima. Ma il Garda non è l'unica zona interessata: nelle scorse settimane abbiamo illustrato gli episodi accaduti sulle colline di Soave. E anche la fascia pedemontana fra Bussolengo e la Valpolicella è stata interessata dal fenomeno.
Nel Veronese, secondo i dati del Corpo Forestale, che ha attivato la collaborazione con l'ordine dei 400 medici veterinari di Verona per una mappatura dei casi, le zone ripetutamente colpite dal gesto efferato di questi sconosciuti killer sono: Illasi, Cazzano di Tramigna, Tregnago, Soave, Velo, Caprino, Affi, Brenzone, Malcesine, Bussolengo e Cologna Veneta.
Il motivo? Nessuno si sbilancia. Di certo è da escludere una lotta fra i cercatori di tartufi, perchè non è stagione. Altrettanto certo è che questo è il periodo del rilascio delle lepri da ripopolamento. Il problema è comunque esteso a livello nazionale, particolarmente in Toscana. Qui si cerca di correre ai ripari sollecitando l'attenzione e le segnalazioni, tabellando i percorsi a rischio, diffondendo una cultura del rispetto animale (domestico e selvatico), recuperando le esche ed esaminando le spoglie degli animali colpiti.
Il grande timore è che un giorno o l'altro qualche boccone letale possa arrivare a portata dei bambini o, specie quando questi avvelenatori usano stricnina e cianuro che, con la neve o la pioggia, le sostanze tossiche raggiungano le falde acquifere.
La morte per avvelenamento è una delle più atroci: l'animale è vigile ma è preso dalle convulsioni, soffre indicibilmente, e va curato solo facendolo subito vomitare (meglio di tutto costringendolo subito a bere acqua ossigenata) e correndo poi dal veterinario, che attuerà una terapia calmante e disintossicante con fleboclisi. Sarà solo una terapia di supporto - dato che non esistono antidoti specifici - per far superare la fase critica.
L'esito dell'intervento di soccorso dipende dalla quantità di veleno, dal peso del soggetto e dalla tempestività delle cure (ma vomitare la sostanza tossica è essenziale).
Se la legge sul tema, la 157/92 all'articolo 21 lettera U, è severissima con le sue sanzioni penali, pensiamo a quanti veleni vengono sparsi sul territorio mentre sarebbe opportuno che gli enti preposti, con i veterinari e i forestali, diffondessero (come in Toscana) dépliant didattici per questo flagello.
Proprio in Toscana è stato proposto quale deterrente il divieto di caccia quando si stabiliscono relazioni inequivocabili fra dispersione di bocconi tossici e ripopolamento venatorio, come è successo con i suoli vittime degli incendi dolosi boschivi. E ha funzionato.
All'esame delle competenti autorità è anche un maggior controllo e vigilanza sul commercio delle sostanze velenose, la loro facile reperibilità (non solo topicidi), i traffici di cianuro e stricnina dall'Est europeo.
Al numero verde nazionale 800029449 si possono avere tutte le indicazioni sul tema dei bocconi, compreso il recapito del veterinario più vicino e dove reperire il sangue (di cane, di gatto) per le salvifiche trasfusioni. Il riferimento è l'associazione «Guida Verde Sos animali» (sito www.guidaverde.org).
Per il Veronese è attiva una Guardia medica veterinaria allo 045-8201947 che dà il recapito dello specialista di turno nelle aree dell'est, dell'ovest e del sud della provincia.
Bartolo Fracaroli

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Verona,sabato 4 marzo 2006 Lettere al giornale l'Arena

Totale inciviltà

Come si fa a permettere ancora la caccia quando i cacciatori si fanno promotori di gesti irresponsabili? bocconi avvelenati impallinamenti indiscriminati, per non parlare del mancato rispetto della proprietà, del maltrattamento dei propri cani e chi più ne ha più ne metta. Dimostrano di non avere alcun rispetto per gli altri. Mi rendo perfettamente conto che non tutti i cacciatori sono così, ma la maggior parte di essi danno esempi di totale inciviltà. Che si vergognino! Non posso che essere d'accordo con le parole di Gabriella Pachera. Non riesco neanche ad immaginare il dolore di tutti i pardoni che hanno perso il loro cane tra atroci sofferenze per un deliberato gesto umano.
Lettera firmata

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Verona,domenica 05 marzo 2006 giornale l'Arena

Chievo.Cani,torna l'incubo dei bocconi al veleno.

«Attenzione ai cani, bocconi avvelenati in tutta la zona di Boscomantico». L'avviso, su un cartello, è apparso nei giorni scorsi all'interno della pensilina alla fermata dell'autobus in piazza a Chievo.
L'incubo delle esche alla stricnina, quindi, torna a materializzarsi e nel Veronese si cominciano già a contare le prime vittime. «È una vergogna, ci arrivano segnalazioni da tutta la provincia e la taglia di mille euro per chi fornisce informazioni sugli avvelenatori è ancora valida. Chi sa deve parlare», esclama Francesco Di Grazia, della Lipu. Sospetti? «È una coincidenza che tali episodi si ripetano in zone di ripopolamento della selvaggina, a caccia chiusa, come è successo ad Affi?», si domanda Di Grazia. «Qualcuno, evidentemente vuol evitare che fagiani e lepri cadano vittime di carnivori come volpi, tassi o uccelli rapaci. E così si fa strage di questi animali. Non accuso nessuno, ma i sospetti sono forti».
Nel maggio dell'anno scorso, proprio nella zona di Boscomantico, due cani morirono dopo aver mangiato un boccone avvelenato. Per Paola Lombardo, residente al quartiere Stadio, la ferita non si è ancora rimarginata: «Il cane era di mio figlio di 16 anni, non è ancora riuscito a superare il trauma di assistere alla morte del suo Nesh, un cucciolo di pastore tedesco, dopo atroci sofferenze. È una cosa che l'ha segnato profondamente e solo chi ha un cane può rendersi conto del dolore che si prova». (e.s.)

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domenica,05 marzo 2006 l'Arena

L'Ordine dei veterinari interviene stigmatizzando il fenomeno e invitando i proprietari degli animali a cautelarsi

bocconi-killer ai cani, meglio denunciare

Il dottor Cestaro: «Soltanto così si potranno forse individuare i responsabili»
È una dura presa di posizione, quella del consiglio direttivo dell'Ordine dei medici veterinari, presieduto da Graziano Galbero, sul problema dei bocconi avvelenati che in questi ultimi mesi stanno facendo strage di cani. Una presa di posizione che assume un significato particolare alla luce delle segnalazioni, che si susseguono un po' in tutta la provincia e che evidenziano la gravità di un fenomeno diffuso in tutto il territorio veronese, «assolutamente intollerabile per inciviltà e barbarie».
In rappresentanza dei 400 veterinari veronesi, Fabrizio Cestaro interviene con una serie di consigli rivolti ai proprietari di cani: «In primo luogo dovrebbero informarsi dai veterinari o al Corpo forestale sulle zone a rischio onde evitare di frequentarle con i propri animali». Nel caso di sospetto avvelenamento, «i cui sintomi compaiono in maniera eclatante all'improvviso», spiega Cestaro, «con tremori, salivazione, convulsioni fino alla morte, è utile provocare il vomito (si raccomanda attenzione per evitare morsi involontari) per allontanare il veleno, ingerito somministrando acqua salata o acqua ossigenata al 3%, nella quantità di 2-3 cucchiai ogni 10 chili di peso».
Cestaro invita a «contattare al più presto il proprio medico veterinario o a trasportare l'animale nella struttura veterinaria più facilmente raggiungibile per le prime cure. È importante inoltre segnalare il ritrovamento di bocconi sospetti al Corpo forestale (telefono 045.830.0139) per facilitare una mappatura e per permettere l'eventuale identificazione del responsabile di questi atti criminosi».
Altrettanto importante, ricorda il veterinario, «è denunciare ogni avvelenamento ai carabinieri e ai vigili della zona dove si è verificato; più denunce ci sono, più indagini vengono effettuate e più facilmente, forse, si riuscirà a individuare qualcuno dei responsabili, o magari anche solo a dissuaderli dal ripetersi». Il dottor Cestaro sottolinea che «azioni dolose di questo tipo sono punite dal codice penale a tutela della salute e benessere degli animali». E conclude: «Tutti i medici veterinari sono impegnati a vigilare costantemente contro questo fenomeno, in collaborazione con le forze dell'ordine e il Corpo forestale dello Stato, nell'intento di individuare le aree a rischio e gli eventuali responsabili per mettere fine a questa piaga». (b.f.)

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Verona, 16 aprile 2006 Giornale L'Arena

Un comitato contro chi semina bocconi avvelenati.
In città il fenomeno riguarda le aree verdi dell'Adige, il circondario di Boscomantico, il centro del Chievo e i giardini di alcuni quartieri

Sono un centinaio ogni anno i casi di cani che muoiono per aver mangiato «trappole» alimentari

Basta bocconi disseminati nei parchi e nelle campagne del Veronese. Per mettere la parola fine a quello che viene sempre più considerato un problema che tocca da vicino i proprietari dei cani è stato costituito il comitato contro i bocconi avvelenati. In questi giorni un gruppo di amanti degli amici dell'uomo a quattro zampe si è riunito per dare vita a quello che sarà un comitato veronese per tutelare gli animali a passeggio. Si affiancherà ai comitati colleghi di altre regioni, in particolare a quello umbro e toscano. Le due regioni del Centro Italia da diverso tempo hanno adottato a livello legislativo severe regole accompagnate da pesanti sanzioni per quanti vengono trovati a disseminare le aree verdi di bocconi di carne avvelenati Il problema si è fatto sentire a livello cittadino, anche il nostro giornale ha messo in evidenza il problema più di qualche volta. Le zone tipiche da boccone secondo il comitato per la città sono le aree verdi dell'Adige, il circondario di Boscomantico, lo stesso quartiere di Chievo e talvolta anche i giardini dei quartieri, come rovelano alcuni casi avvenuti in Borgo Venezia.
Si stima che a morire l'anno scorso tra la città e la provincia siano stati un centinaio di fedeli animali a quattro zampe. «Purtroppo non tutti i proprietari dei cani ne denunciano l'avvelenamento», spiega Paola Lombardo, portavoce del comitato, «questo impedisce di avere una chiara situazione del fenomeno».
Ma chi lascia a terra pezzi di carne contenenti sostanze come l'endosulfan, che agisce sul sistema nervoso centrale per contatto o per ingestione? A chiederselo sono gli stessi componenti del comitato, che guardacaso hanno sofferto tutti la perdita di un fedele amico, «uno di famiglia» tengono a sottolineare. «In alcune regioni, come ad esempio per la Toscana sono sotto accusa i cacciatori», precisano, «la Regione ha infatti promosso delle leggi che permettono un attento controllo da parte della polizia forestale. Nel nostro caso non possiamo dire nulla, se non che il più delle volte in provincia avvengono casi inspiegabili. Alcuni nostri iscritti hanno più di una volta perso un amico a quattro zampe per colpa di questi bocconi Ci auguriamo che con la nascita del nostro comitato gli enti pubblici diano vita ad un sistema di controllo sull'intero territorio come è avvenuto in altre parti del Paese».
Le preoccupazioni di tutti non sono solo per le povere bestiole che muoiono tra atroci tormenti, ma anche per gli stessi umani. Lombardo racconta la sua vicenda, che l'ha vista nello stesso giorno perdere i suoi due cani Nash e Olivia, dopo una passeggiata in campagna vicino a Boscomantico, e portare d'urgenza suo figlio al pronto soccorso. «Nel soccorrere la boxerina in preda alle convulsioni, perché aveva ingerito qualche minuto prima, senza che ce ne accorgessimo, un pezzo di carne avvelenato, mio figlio è stato graffiato. Per fortuna l'abrasione era superficiale, ma è rimasto sotto osservazione».
Un pericolo per tutti quindi. Del resto un vecchio proverbio diceva «chi non ama gli animali non ama i cristiani». Per chi fosse interessato a contattare il comitato contro i bocconi avvelenati può farlo anche via e-mail: veronafordogs@libero.it
Anna Zegarelli

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Verona,19 aprile 2006 l'Arena

I bocconi avvelenati fanno strage
ma l'animal killer è un fantasma
Un «rimedio» contro le volpi contestato anche dalla rivista dei cacciatori

Se per il 2005 le notizie di reato dal Corpo Forestale dello Stato di Verona alla Procura della Repubblica, per i bocconi e le esche avvelenate sono state 11, per il 2006 quelle fatte dai Comuni della Provincia superano la dozzina: oltre a Verona, anche Pescantina, Caprino, Brenzone, Malcesine, Bussolengo, Cologna, Illasi, Cazzano, Tregnago, Soave e Velo. E non tutti coloro che hanno perso animali sporgono denuncia.
I rei restano nell'ombra. Furtivi e vili. Corrono «serie» pericoli: ci sono infatti numeorsi proprietari di cani e gatti barbaramente sterminati che, altrettanto furtivi, si appostano su capezzagne, mulattiere, strade campestri decisi a coglierli sul fatto. Con le ipotizzabili conseguenze del caso.
Tutta la provincia è in emergenza per la diffusione del fenomeno dei bocconi avvelenati.È una stolta «consuetudine» venatoria diretta contro le volpi, a presunta tutela delle lepri (in fase di riproduzione), che coinvolge tutta la catena alimentare degli animali selvatici e domestici. Fino a trent'anni fa erano gli stessi guardiacaccia a dislocare i bocconi,quando ancora si divideva la selvaggina fra utile e nociva.
«Diana», la più diffusa rivista di caccia italiana, non è mai stata d'accordo: «uccidere le volpi fa sì che si dia spazio alla penetrazione di esemplari affetti dalla pericolosissima rabbia silvestre», scrive, «mentre le poche superstiti, per equilibrio biologico, figlieranno di più, per presidiare di nuovo tutto il territorio contro bocconi,trappole, lacci, forconi, battute, rastrellamenti e gas tossici nelle tane, tutti autorizzati dalle autorità competenti anche se, per la maggioranza dei cittadini, il problema è mal posto. Al contrario, le lepri liberate, provenienti dall'Est Europa al costo di circa 200 euro il maschio e 250 la femmina, secondo l'Istituto nazionale della fauna selvatica, muoiono all'80 per cento nel primo mese perché di allevamento e non abituate alle nostre aree».
A vario titolo si occupano del problema dei bocconi che sterminano in modo atroce cani, gatti, volpi e altri mammiferi, sia il Corpo Forestale dello Stato che i Carabinieri: dopo la prima indagine aperta su precisa denuncia dalla stazione di Malcesine, è affiorato anche l'interessamento del Servizio caccia e pesca dell'amministrazione provinciale di Verona, insieme a quello della Polizia provinciale.
Il Comune di Malcesine ha invitato gli abitanti della sua frazione di Cassone a collaborare per l'individuazione di un animal killer che stermina i gatti. «Chiacchiere tante ma non abbiano avuto nessuna denuncia concreta, anche anonima», spiega il comandante della polizia municipale Luigi Bresaola. Intanto, ne sono morti altri quattro.
Alle accuse ai cacciatori si aggiungono quelle ai maniaci, le vendette fra vicini, l'odio per chi invade i propri terreni con gli animali da compagnia, la dispersione sui letamai o in luoghi non protetti di prodotti tossici scaduti ma letali quali: antiparassitari, anticrittogamici, pesticidi, lumachicidi, topicidi, e addirittura cianuro, che sembra sia facile importare dalla Croazia. È diffuso anche l'impiego in pallottole di lardo di vetri pestati che «garantiscono» morti efferate. Trovare questi micidiali prodotti è facile, appunto, e chi deve segnarli sul tesserino come i Consorzi agrari, non controlla certo l'uso e le dosi impiegate.
«È un problema efferato, non solo veronese purtroppo, di enorme rischio, anche umano se pensiamo ai bambini», commenta il presidente della Comunità Montana del Baldo Cipriano Castellani, «pure il territorio dei nostri nove Comuni ne è investito con danni irrimediabili agli animali e alla fauna del Baldo come, ad esempio, la nostra coppia di aquile e i grandi predatori. Meglio lasciare che la natura si regoli dà se. Mi auguro che gli stessi cacciatori corretti sappiano eradicarlo».
A Soave si è costituito un comitato di vittime della perdita del «Miglior amico dell'uomo» che vuole estendere una proposta di legge regionale - sulla base di quella istituita in Toscana - da sottoporre alla Giunta veneta, tramite il consigliere a Palazzo Balbi che vorrà farsene carico. Intanto fioccano le denunce, si tratta di un gravissimo illecito penale, contro gli ignoti animal killer per i quali sono previsti anche sei anni di galera se attentano palesemente anche all'uomo.
Bartolo Fracaroli

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Verona,domenica 23 aprile 2006 Giornale l'Arena

Esche al veleno, incubo per le unità cinofile

Una labrador è stata fulminata dalla stricnina: furiosi i volontari di Argo 91

La denuncia: «Difficile operare, in troppe zone i cani da soccorso sono esposti al rischio»

Bocconi avvelenati dalla Lessinia a Parona. Cani morti, ormai decine. L'ultimo in ordine di tempo, quello di una volontaria di Argo 91, uno dei gruppi cinofili veronesi. Rosy era una labrador di un anno e mezzo, aveva appena superato il primo step, quello dell'abbaio, ed era pronta a festeggiare con la sua padrona e gli altri colleghi la piccola promozione. Invece venerdì sera la cucciolona mentre passeggiava a San Giorgio di Valpolicella ha ingoiato un boccone avvelenato, forse con della stricnina. È morta in pochi minuti.
Ieri i rappresentanti di Argo 91, delle unità cinofile della Protezione civile di Tregnago, dell'Ana, ospiti nella sede della Croce Bianca, ha tenuto una conferenza stampa per denunciare quello che sta accadendo da mesi e sottolineando la difficoltà per i volontari di intervenire nelle zone a rischio bocconi , temendo di perdere i loro animali.
La veterinario Cristina Squaranti ha sottolineato che in alcuni casi, cioè quando vengono usati topicidi, c'è un certo margine di intervento per cercare di salvare gli animali, ma con la stricnina, a dosi anche molto basse, non c'è alcuna possibilità di impedirne la morte. I volontari fanno appello alle forze dell'ordine, ai guardiacaccia affinché segnalino, controllino. Ma anche a chi ha perduto gli animali. Spesso non vengono sporte denunce, che invece permetterebbero l'avvio di indagini. La perdita di un animale è sempre dolorosa per chi li ama, ma in questo caso si tratta di animali che servono a salvare la vita degli umani. Che invece gliela tolgono chissà per quali insensate ragioni. (a.v.)

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Zevio,domenica 14 maggio 2006 L'Arena

L'assessore provinciale Maria Luisa Tezza lancia la proposta di elaborare una normativa a livello regionale per evitare le morìe di cani e di animali selvatici
«bocconi-killer», legge subito
Tutti i sindaci convocati il 25 maggio nel castello di Zevio

Zevio. Una legge regionale nel più breve tempo possibile per fermare le stragi di animali causate dai bocconi avvelenati. Il sindaco e assessore provinciale Maria Luisa Tezza chiama intorno a un tavolo i primi cittadini di tutta la provincia per fermare le morie di cani, gatti e animali selvatici causate dalle esche killer, triste fenomeno che a macchia di leopardo interessa tutto il Veronese. L'incontro nel castello si terrà giovedì 25 maggio, alle 18. All'assemblea, spiega la Tezza, ha aderito l'assessore provinciale all'Ambiente, Luca Coletto.
«Com'è tristemente noto dalla cronaca di questi anni, nel Veronese il fenomeno sta assumendo dimensioni estremamente preoccupanti», dice il sindaco. «Coloro che criminosamente disseminano esche avvelenate hanno come obiettivo l'eliminazione di cani vaganti o randagi, gatti, talpe, volpi, tassi, mustelidi, corvidi e rapaci considerati dannosi per l'attività venatoria, agricola o per l'allevamento. Proprio per la gravità e la ricorrenza delle mortalità è importante riunirsi per difendere la salute dei cittadini e dei loro animali, oltreché la salubrità dei territori. Uccisioni così barbare incidono sui rapporti affettivi uomo-animale e possono esporre a rischi: un cane in preda a sintomi da avvelenamento ha morso un bambino esponendolo a pericoli trasmissivi».
La Tezza aggiunge che Toscana, Umbria e Puglia già hanno adottato una legge in materia, il Veneto non ancora. «Scopo dell'incontro è riunire sindaci sensibili che, in termini propositivi, facciano sentire la propria voce e aiutino Regione e Provincia a varare una legge in proposito». Operazione che la Tezza considera a portata di mano. «Anche perché Verona è rappresentata in laguna da tre assessori: Giorgetti, Conta e Valdegamberi, che potrebbero farsi carico della proposta in Consiglio».
Secondo la Tezza, la legge regionale dovrebbe contemplare l'obbligo per il veterinario di comunicare rapidamente la zona dell'avvelenamento, in modo che sul territorio scattino segnalazioni immediate.

La legge dovrebbe prevedere anche la mappatura delle zone a rischio; iniziative di sensibilizzazione sul fenomeno di agricoltori, allevatori e cacciatori; la possibilità di mettere in guardia i cittadini sul rischio e di rimarcare che l'aspersione di bocconi avvelenati sia reato penale e amministrativo. Prevedere infine la bonifica con Ulss e Polizia provinciale delle aree colpite e l'attivazione del registro dei trattamenti derattizzanti in corso sul territorio».
Una legge contro gli «animal-killer» da tempo è invocata dalle associazioni protezionistiche. Tra queste anche Legambiente, convinta che debba essere abbattuto il muro di omertà che coprirebbe i novelli Lucrezia Borgia.
Difficile quantificare il numero degli animali selvatici uccisi ogni anno, che è sicuramente alto. Sarebbero poi pochi gli amici dei quattrozampe che sporgono regolare denuncia. A volte basta una semplice passeggiata tra i boschi, i campi o lungo gli argini di un fiume per incappare in una pallottola di lardo assassino. I casi più eclatanti qualche mese fa a Soave e Zevio. Più recentemente, a San Giorgio di Valpolicella è stato un labrador di un gruppo cinofilo veronese, Argo 91, a morire nel giro di pochi minuti.
Sul banco degli imputati presunte «conuetudini venatorie» a tutela delle lepri in fase riproduttiva da predatori come le volpi. Ma anche ripicche tra vicini, il desiderio di tenere sgombri da invasioni di animali territori di proprietà, atti inconsulti di maniaci. E infine luoghi comuni, come quello che nella catena alimentare bisognerebbe distinguere gli animali utili da quelli dannosi. Per contro, gli amanti dei mammiferi replicano sostenendo l'opportunità di una natura che si regoli per proprio conto.
Piero Taddei

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Verona,mercoledì,17 maggio 2006 l'Arena (lettere)

Avvelenamento dei cani: nel Veronese è ormai emergenza

Caro direttore,
sono un giovane lettore di Mizzole molto rattristato e preoccupato. Melinda, la mia cagnetta bastardina di 10 anni è stata uccisa la settimana scorsa da un boccone avvelenato. Quasi sicuramente ha ingerito l'esca killer nel pezzo di terra che coltiva mio padre, sempre nei pressi del mio paese.
In breve tempo Melinda ha cominciato a star male, a denotare i primi segnali di malessere come perdita di equilibrio, perdita di feci, bava alla bocca e dolori cha la facevano rantolare a terra. Non vado oltre ma vi assicuro che Melinda è morta soffrendo in maniera atroce, devastante. Devastante anche per chi, come me ed i miei familiari, ha ricevuto molto affetto nei 10 anni della sua compagnia ed ha assistito alla sua fine, purtroppo senza poter intervenire. Il veterinario non ha potuto fare altro che constatare che i sintomi erano tipici dell'avvelenamento con sostanze simili a stricnina che porta a mancanza di respiro: i polmoni cercano aria fino a scoppiare mentre la mente rimane lucida fino alla fine.
Ora io non saprei se l'avvelenamento fosse mirato alla mia cagnetta oppure abbia trovato il boccone casualmente in mezzo alla campagna. Melinda era adorata da tutti i bambini e anche non, di tutto il paese... ciò che mi preoccupa è comunque il fatto che questi bocconi avvelenati non costituiscono solo una minaccia per gli animali ma anche per noi. penso ai bambini che sono i più esposti ai rischi di manipolazione di queste esche che possono trovare casualmente nei giardini pubblici, parchi cittadini o addirittura cortili di scuola come avvenuto a Parma. Per altro queste sostanze velenose non sono biodegradabili e quindi rimangono per lungo tempo sul territorio e mettono fortemente a rischio la salute pubblica.
Tutti noi dobbiamo segnalare alle forze dell'ordine chiunque utilizzi, abbandoni, prepari e detenga esche o bocconi contenenti sostanze velenose e nocive. A tale proposito, ho letto nell'articolo su L'Arena di domenica, la proposta intelligente dell'assessore provinciale Maria Luisa Mezza: una legge che punisca queste persone crudeli. Dobbiamo far cadere il muro di omertà intorno a questi avvenimenti, denunciare i casi di avvelenamento alle autorità competenti per creare una relativa mappatura delle aree a rischio, per stimolare le indagini e le azioni giudiziarie contro chi dissemina questi bocconi avvelenati.
Melinda era una bastardina, ma i veri bastardi sono questi criminali.
È proprio vero quello che diceva il mio prof. di filosofia: le bestie più feroci in questo mondo siamo proprio noi esseri umani.
Giorgio Ala

Mizzole


Caro Giorgio,
purtroppo la tua non è l'unica lettera che stiamo ricevendo in questi giorni sull'avvelenamento dei cani. In realtà è da mesi che diamo conto nelle pagine della cronaca e della provincia di casi di avvelenamento di animali domestici. Ma il fenomeno è andato tanto accentuandosi in quest'ultimo periodo da spingere il sindaco di Zevio, Tezza, che è anche assessore provinciale, alla convocazione di una riunione di tutti i sindaci del Veronese proprio su quest'argomento. Dal summit, previsto per il 25 maggio prossimo, è probabile che esca la richiesta di una legge ad hoc (come avvenuto in Toscana e Umbria) che preveda pena più severe per gli avvelenatori. Intanto è bene stare molto attenti, specie nella zona pedemontana (la più colpita da simili pratiche): il pericolo riguarda infatti i quadrupedi, ma anche i bambini. Nei prati e nei campi occorre dunque prestare la massima attenzione e denunciare alle forze dell'ordine comportamenti sospetti.

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Zevio,sabato 27 maggio 2006 L'Arena

Al summit di Zevio è stata elaborata una serie di provvedimenti che saranno illustrati lunedì alla Provincia

BOCCONI-killer, scatta l'offensiva

I veterinari criticano i sindaci assenti: «Centinaia i casi di avvelenamento»
Zevio. Snobbato dai sindaci l'incontro organizzato in castello dal primo cittadino e assessore provinciale, Maria Luisa Tezza per trovare una soluzione al fenomeno dei «bocconi killer» che stanno facendo strage di animali domestici, canui in particolare, e selvatici, soprattutto nella fascia pedemontana. Una «piaga» che è comunque in preoccupante incremento in tutta la provincia.
Molti i casi che emergono perché denunciati alle autorità competenti o ai mass-media. Ma forse sono solo la punta dell'iceberg, come sostengono animalisti e veterinari, convinti che molte morti passino senza lasciare traccia.
Emiliano Dal Monte, componente del consiglio dell'Ordine provinciale dei medici veterinari, non ci ha pensato due volte a strigliare le amministrazioni assenti. «Quello degli avvelenamenti è un problema che va risolto a valle, promuovendo la cultura del rapporto uomo-animale e attraverso attività sensibilizzatorie nelle scuole», ha premesso il veterinario prima di lanciare l'affondo. «Non vorrei essere polemico, ma mi piacerebbe aver visto qui presenti i sindaci di Soave, Monteforte, Roncà, Cazzano, Tregnago, Illasi, San Bonifacio. Centinaia i casi di avvelenamenti segnalati in questi comuni. E' una questione di sensibilità».
Sono 98 i comuni della Provincia. L'assemblea zeviana ha contato rappresentanti delle amministrazioni di Oppeano, Caldiero, Caprino, Castelnuovo e Casaleone. Assenti giustificati i comuni di Bovolone e Cerea. L'Ordine dei veterinari era rappresentato anche dal presidente Graziano Galbero. Numerose le associazioni protezionistiche sedute intorno al tavolo: il neocostituito Comitato contro i bocconi avvelenati e per la difesa del territorio, Lipu, Wwf, gruppo cinofilo Dlf di Verona, le unità cinofile da soccorso della protezione civile di Tregnago e Argo '91. Quest'ultima, poco tempo fa, ha denunciato la morte causa polpette al veleno di «Rosi», prezioso cane addestrato a salvare le persone, che non soccorrerà più nessuno. Presenti anche veterinari libero professionisti e proprietari di animali vittime dell'«animal killer».
Comune la parola d'ordine: «Torna a casa Lessie». Obiettivo: farla finita una volta per tutte con traumatiche interruzioni di affetti tra uomo e animale.
L'assemblea si è aperta con una nota funesta: l'ex consigliere comunale zeviano, Natalino Biondani, ha rivelato la morte per avvelenamento di un suo cane, avvenuta il giorno prima. «E' morto al ritorno da una passeggiata tra i campi, dopo mezz'ora di terribili convulsioni. Non è stato un dispetto di vicini: abito una casa isolata di Perzacco. Venti giorni fa non mi è più tornato a casa un altro cane. E l'anno scorso me ne hanno avvelenati altri due», ha concluso Biondani, sconsolato.
Maria Luisa Tezza ha sottoposto al giudizio dei veterinari le proposte che Comuni e Provincia, coordinandosi, potrebbero adottare in attesa della legge regionale: mappatura annuale delle zone a rischio da parte della Provincia con segnalazione ai Comuni; numero verde per raccogliere le denuncie; costo delle analisi per individuare le sostanze tossiche impiegate a carico della Regione; registro comunale delle derattizzazioni; ordinanze sindacali a tutela della salute pubblica. E ancora, la possibilità che, in presenza di esposti in procura da parte dei proprietari, i Comuni si possano costituire parte civile per danno all'immagine del territorio. Infine, una campagna pubblicitaria contro i«bocconi killer» e l'obbligo per i veterinari di compilare una scheda particolareggiata sulla morte degli animali.
Il presidente dei veterinari, Galbero, ha fatto sapere che il modulo di scheda potrebbe essere inseribile nell'allegato al decreto regionale 243. Il quale già prevede l'obbligo di denuncia a Ulss e Comuni.
Propenso a collegare le «polpette killer» all'attività venatoria è Paolo Beghini, del Comitato antibocconi che ha proposto una cura drastica: divieto di caccia nelle zone interessate e bonifiche a carico dei Comuni. Dopo quasi due ore di dibattito, la Tezza ha elencato le prime proposte da proporre lunedì, in delegazione, all'assessore provinciale all'ambiente Luca Coletto. E cioè: mappatura, modelli unici di schede denuncia e ordinanze sindacali a tutela della salute pubblica, interventi al regolamento di polizia veterinaria, richiesta di attivare il coordinamento tra Comuni. Al prossimo appuntamento l'assemblea vuole coinvolgere forestale, vertici veterinari delle tre Ulss veronesi e Regione.
Piero Taddei

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Verona,martedì 18 luglio 2006.l'Arena

Un pastone avvelenato per i piccioni
Scoperto a Volto San Luca, utilizzato topicida e una sostanza che provoca emorragie

Il delegato Lipu: «Un gesto da ignoranti. Così ammazzano anche altre specie protette e mettono in pericolo cani e gatti»

Un pastone intriso di una sostanza anticoaugulante e di topicida. Potrebbe aver ucciso decine di volatili e forse anche cani o gatti se si fossero avvicinati per beccarne o smanciucchiarne un pezzetto.
A fare la scoperta Anna Maria Padovani, che lavora in un bar di Volto San Luca. La donna ha visto il preparato vicino a un cassonetto per rifiuti in quella zona. Ad attirare l'attenzione di Anna Maria, che è un'amante degli animali, è stato un forte odore di sostanza chimica e il colore del pastone, un rosa intenso che avrebbe potuto attrarre anche la curiosità dei bambini.
«Domenica pomeriggio ho visto questo pastone e mi sono incuriosita per l'odore, così ho preso una scopa e mi sono avvicinata. L'ho toccato, era pan carrè intriso di questa sostanza che puzzava in una maniera pazzesca. Mi sono insospettita perché so che qui ci sono molti residenti che odiano i piccioni, così ho pensato che questa potesse essere un'esca avvelenata. E ho chiamato il veterinario».
Lo specialista ha confermato che la sostanza utilizzata avrebbe provocato emorragie a chiunque l'avesse ingerita. A scatenare l'odore che ha attratto la curiosità della donna è stato l'utilizzo di acqua per impastare pane e veleno. Che invece doveva essere utilizzato all'asciutto.
«Attorno al pastone c'erano passerotti e piccioni, e li ho mandati via, ma se qualcuno di loro ha assaggiato la miscela nel giro di qualche giorno farà una morte atroce, con emorragie interne», ha concluso la donna, che ha sporto denuncia alla Lipu.
«Chi compie queste azioni dimostra tutta la propria ignoranza», spiega Francesco Di Grazia, delegato provinciale della Lipu, «in questo modo non si colpiscono soltanto i piccioni, ma qualsiasi altro animale, anche quelli protetti. Rischia grosso l'autore del gesto perché ha violato una serie di articoli da codice penale. Non è così che per esempio si risolve il problema della presenza dei piccioni. Per loro basterebbe chiudere i buchi dove vanno a nidificare. Noi avevamo intenzione di presentare al Comune un progetto per la loro riduzione numerica, ma con la sterilizzazione. Altri bocconi avvelenati sonostati trovati ai giardini di circonvallazione Raggio di Sole», conclude Di Grazia, «sarebbe meglio che i cittadini collaborassero anziché rischiare condanne mettendo a rischio l'incolumità non soltanto degli animali, ma anche dei bambini, che magari attratti dal colore avrebbero ppotuto toccare e ingerire la sostanza avvelenata».

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Bussolengo,venerdì 08 dicembre 2006. L'Arena

BUSSOLENGO. Nel giro di pochi giorni uccisi sette cani e alcuni gatti: scatta l'allarme sulle colline al confine con Pastrengo
BOCCONI-killer, strage di animali


Un cacciatore: «Una cosa mai vista, le esche erano anche vicino alle case»
Bussolengo. Tornano i bocconi avvelenati e fanno strage di animali in zona Monti, l'area collinare che confina con il territorio comunale di Pastrengo. In pochi giorni sono morti sette cani, di cui sei da caccia, e tre gatti. Gli animali non hanno resistito alla tentazione di addentare fette di salame intrise di una letale sostanza.
«Abbiamo rinvenuto una decina di bocconi avvelenati tra le località Nobiltron e Gatto», spiega Gianluigi Sembenini, responsabile della sezione bussolenghese della Federcaccia, «oltre a quelli che hanno mangiato i cani di nostri sei colleghi cacciatori. Sulle fette di salame, ripiegate su se stesse, sono state sparse minuscole scaglie scure. E' da escludere che questi bocconi avvelenati siano stati confezionati per uccidere le volpi, che pur ci sono in quella zona. Sulle colline delle località Gatto e Nobiltron spesso facciamo i "lanci" di fagiani. L'ultimo è stato effettuato proprio lo scorso fine settimana.
«L'analisi dei bocconi avvelenati però la nostra associazione non può permettersela. Costa troppo: 360 euro a boccone se si ordinano gli esami che riguardano i pesticidi, i quali sono divisi in tre classi (120 euro per classe). La spesa aumenta ancora di più se l'analisi si allarga pure ai veleni per i topi e le lumache. Di questi fatti sono stati comunque informati i carabinieri».
«Il primo cane che ci è stato portato in ambulatorio era in condizioni critiche e presentava tremori muscolari, bava alla bocca e stato di semi incoscienza», spiega la dottoressa Loretta Ranzato, dell'ambulatorio verterinario di via Monte Adamello. «Su un altro cane, invece, l'effetto del veleno è stato più lento, ma nonostante tre ore di terapia, utilizzando anche l'ossigeno, non è riuscito a sopravvivere».

Un altro cane è stato portato alla clinica veterinaria di Campo della Cintura, a Lazise. «Il veleno ha avuto un effetto devastante sul cane che abbiamo soccorso», dicono alla clinica gardesana. «Già una decina di giorni fa lo stesso animale era rimasto vittima di un altro boccone avvelenato che aveva ingurgitato sulle colline intorno a Sandrà, ma in quella occasione è andata bene e siamo riusciti a salvarlo.
«Questa volta, però, il veleno era più potente; il cane ha vomitato una sostanza maleodorante e nonostante sia stato intubato è morto nel giro di pochi minuti», ricordano i sanitari.
«Un cosa del genere qui non si era mai vista», assicura Luciano Facci, cacciatore del paese. «Il mio cane è stato miracolato. Se fossimo passati da località Gatto solo qualche minuto prima anche il mio cane e quelli dei miei amici avrebbero fatto una brutta fine. La località Gatto dista solo alcune centinaia di metri dalla località Nobiltron, dove sono stati rinvenuti altri bocconi avvelenati.
«E' un atto assurdo anche perché diverse di quelle fette di salame avvelenate sono state trovate a qualche metro dalle case e potevano essere raccolte anche dai bambini che abitano da quelle parti».
Luca Belligoli

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Verona,venerdì 15 dicembre 2006 L'Arena

Esche avvelenate nei giardini Simili a caramelle, sono rinchiuse in sacchettini e abbandonate tra l'erba Allarme per il diffondersi di trappole pericolose per gli animali, ma anche per l'uomo. L'ultimo ritrovamento allo Stadio

In città è allarme per le esche avvelenate sparse nelle aree verdi pubbliche. Dopo quelle rinvenute nei giorni scorsi in via Ortigara, ne sono state trovate una trentina in zona Stadio. È probabile che tali veleni, topicidi che si trovano in commercio, vengano sparsi per colpire cani e gatti che frequentano tali zone. «Episodi del genere, purtroppo, è da tempo che ne accadono, ma il fenomeno sta assumendo proporzioni davvero allarmanti. Quantità così forti non ne erano state mai trovate prima», commenta il direttore del Servizio veterinario zonale Francesco Ferrarini.
Ieri, a Palazzo Barbieri, l'assessore all'ecologia, Luciano Guerrini, ha convocato una conferenza stampa per denunciare il malcostume dilagante. «Le esche, in parte disseminate sull'erba, in parte ammucchiate in un angolo del parco», ha fatto sapere, «si presentavano confezionate tipo caramelle. In realtà si tratta di sostanze micidiali per gli animali domestici. Questi veleni che, una volta ingeriti, portano l'animale a morte certa e dolorosa se non gli viene immediatamente praticata un'iniezione di antidoto a base di vitamina K».
La settimana scorsa, in via Ortigara, erano stati trovati ben due chili e mezzo di cilindretti avvelenati. I topicidi sono liberamente in vendita, ma utilizzarli in maniera impropria, spargendoli in giro e quindi mettendo in pericolo l'icolumità altrui, è un reato punito dal codice penale.
«La viltà di un gesto simile non è certo da mettere in discussione», continua Ferrarini, «ma un appello va rivolto anche ai proprietari di cani affinché mantengano sempre comportamenti civili e rispettosi, pulendo dove il loro animale sporca. In questo modo si possono evitare situazioni di insofferenza che poi possono degenerare in comportamenti irresponsabili come spargere bocconi avvelenati nei parchi».
Oltre ai topicidi, sono molto utilizzati prodotti tossici per uso agricolo come antiparassitari, antilumaca e diserbanti, che provocano una morte lenta e molto dolorosa.
Insieme all'assessore, ieri in municipio, c'erano anche rappresentanti della polizia municipale e dell'Amia. Gli interventi di derattizzazione programmati dall'Amia nelle varie zone cittadine, è stato spiegato, nelle varie zone della città, sono stati studiati in modo da non provocare pericoli per le persone e per altri animali. Tali esche, infatti, vengono introdotte in appositi contenitori, segnalati da etichette e adesivi. Grazie a questi dispositivi, inoltre, Amia è in grado di mirare i propri interventi di derattizzazione: la quantità di veleno mangiata dai topi, consente infatti di stabilire le zone in cui è più urgente intervenire. Finora sono 900 tali postazioni. Il numero più alto si trova nel territorio della settima circoscrizione».
La polizia municipale ha infine invitato chiunque dovesse vedere una o più persone depositare esche in aree pubbliche, a telefonare, in qualsiasi momento, anche di notte, alla sala operativa dei vigili (045.8078411).

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Verona,venerdì,27 dicembre 2006 L'Arena

Si diffondono in diversi quartieri gli episodi di intossicazione di animali. Il caso più recente è avvenuto in Borgo Milano Bocconi al veleno ,torna la pauraL'ultima vittima un cane di dieci anni,è morto dopo dolori atroci.

Neppure le festività natalizie hanno fermato la mano degli avvelenatori di cani e gatti, un fenomeno che si sta allargando a macchia d'olio a molti quartieri cittadini.
L'ultima vittima si chiamava Argo, un cane meticcio di 10 anni, morto fra atroci sofferenze il giorno di Natale. Per la famiglia Brunetti, residente in via Campania, a Borgo Milano, un giorno che doveva essere di grande serenità, è stato invece di apprensione e di dolore. Il loro cane era agonizzante. Stava morendo a causa di un boccone avvelenato ingoiato con tutta probabilità la sera prima, quando era stato accompagnato in auto a fare una passeggiata nella zona compresa tra via Scarabello, via Doria, le scuole Gramsci, via Fattori, piazzale Guardini e via Albare. In quella zona si erano già verificati episodi di avvelenamento ai danni di gatti e cani. A nulla sono servite le chiamate al canile municipale, alla reperibilità istituita volontariamente dall'ordine provinciale dei veterinari per i giorni (e le notti) prefestivi e festivi, che ha fornito in automatico il numero di uno studio privato di via Fincato dove, alle 9.20, rispondeva una segreteria telefonica. Di fronte alla gravità della situazione, anche il veterinario di fiducia della famiglia, ha dovuto arrendersi, impotente.
Argo è morto tra dolori atroci, in un lago di sangue, a causa delle emorragie provocate dal prodotto tossico ingerito.
Un fatto, questo, quindi, che rilancia l'allarme su una pratica, purtroppo, sempre più estesa in città e provincia. Anche in quartieri fortemente abitati. Dovuti spesso ad atteggiamenti di ritorsione da parte di chi non ama gli animali e della mancanza di educazione dei loro proprietari. Non era il caso di Argo, sempre tenuto al guinzaglio dei padroni, muniti di paletta e di sacchetto per gli escrementi. Adesso mancherà a molti bambini di cui era diventato compagno di giochi e ai cuccioli che ne avevano fatto il loro beniamino.
«Per l'opera di derattizzazione», fa sapere Gianluigi Damiani, direttore del servizio parchi e giardini della municipalizzata, «utilizziamo solo "rat dispenser" segnalati e chiusi a chiave. Inoltre non abbiamo riscontrato nessuna effrazione dei nostri presidi antitopo ed è nostro interesse far sì che se ne cibino solo loro»
«L'irreperibilità di chi dovere essere di guardia», precisa inoltre il presidente dell'ordine dei veterinari, Graziano Galbero, «è ingiustificabile e non conta nulla se era Natale. Qualche povero di spirito, e ricco di livore, se la prende coi cani, credendo così, evidentemente, di risolvere il problema dell'igiene degli spazi pubblci. Occorre un maggior controllo sulla vendita dei veleni, è ciò che auspichiamo da sempre». I padroni di Argo, già nel pomeriggio di Natale, hanno diffuso nella zona in cui il loro fedele amico è stato ucciso, alcuni cartelli che avvertono del pericolo gli altri proprietari.

Bartolo Fracaroli

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Fumane,giovedì 04 gennaio 2007.l'Arena

FUMANE. Cane salvato dal veterinario dopo aver mangiato pezzi di pollo trovati in giardino: erano pieni di pesticidi

SOS BOCCONI AVVELENATI.


Cani avvelenati, è allarme anche in Valpolicella. Dal lago di Garda a Verona e fino alle colline dell'Est Veronese, si allarga a macchia d'olio il fenomeno dell'avvelenamento di cani da parte di anonimi che forse non conoscono le pesanti sanzioni e pene previste dal nostro codice penale. O forse le conoscono, e se ne infischiano. A tal punto da gettare bocconi avvelenati anche nei giardini privati, dove cani e padroni credono di essere al sicuro.
L'ultimo caso è avvenuto a Fumane. È quello di Tobia, un golden retriver color miele: ha sei anni e vive con la compagna Deila, di tre, in via Pellegrini insieme ai padroni, Francesco, Marina e Alice Allegrini. Solo una serie di incredibili fatalità e un soccorso tempestivo gli hanno salvato la vita, ma non gli hanno risparmiato alcuni giorni di grande sofferenza. Venerdì 29 dicembre, verso le cinque del pomeriggio, Tobia esce in giardino insieme a Delia per il suo momento d'aria e svago. La padrona, la signora Marina, non si accorge che là fuori, in un angolo, c'è un sacchetto. Quando rientrano, Delia non sembra avere nulla di diverso dal solito, ma Tobia invece sì: «Era tutto un tremolio e non riusciva a reggersi, barcollava di qua e di là», spiega. La paralisi era in agguato. «Sono corsa fuori e ho visto ossa e pezzi di carne sparsi per il giardino, e un sacchetto cosparso di polvere bianca». Un semplice sacchetto da pane, con sopra il nome di un panificio di Fumane, pieno di ossa di pollo e pezzi di carne: nascondeva una bella dose di veleno, probabilmente esteri fosforici (cioè pesticidi), come ha stabilito dai sintomi il veterinario di San Pietro in Cariano Valentino Boni, al cui ambulatorio l'intera famiglia Allegrini è accorsa con Tobia in braccio ormai agonizzante.

«L'ho soccorso come potevo, somministrandogli subito acqua e sale per provocargli il vomito», prosegue, «ma non appena ci siamo resi conto di essere di fronte a un avvelenamento in piena regola, ci siamo precipitati al primo ambulatorio aperto».
Tobia è rimasto in pericolo di vita per tutte le 48 ore successive, con una flebo attaccata e la signora Marina accanto a lui giorno e notte. Era possibile che l'ingestione del veleno gli avesse provocato lesioni ed emorragie interne tali da farlo morire. Ma Tobia ha recuperato: ora, passato qualche giorno, è tornato a mangiare ed è fuori pericolo.
Ora, la famiglia Allegrini promette battaglia. La signora Marina ha già sporto denuncia al comando dei carabinieri di San Pietro ma intende andare fino in fondo e denunciare anche un attentato all'incolumità delle persone. Lei stessa, nel tentativo di soccorrere il cane e ripulire, toccando ossa e sacchetto, la sera si è trovata le mani come ustionate. «E se ci fosse stato un bambino piccolo, quel giorno, in giardino?», si domanda. Ha già preso contatti con le associazioni attive nella difesa degli animali e con un'agenzia investigativa privata che possa aiutarla nella ricerca dei colpevoli; inoltre, ha stabilito una ricompensa economica per chi potesse fornire particolari utili. «So di molti casi accaduti a Fumane ultimamente», conclude, «eppure nessuno parla, persino chi ha perso un cane in questo modo crudele preferisce tacere, magari perché sfiduciato».
La stessa omertà è stata riscontrata pure dalla polizia locale. Già un paio di mesi fa era stato realizzato e distribuito in paese un volantino in cui si avvertiva la popolazione del pericolo e si offriva la possibilità di dare indicazioni in maniera anonima. «Non ci è giunta però nessuna segnalazione», commenta Mauro Valentini della polizia locale, «speravamo comunque che potesse sortire l'effetto di far smettere i responsabili, così come avvenuto anni fa con alcuni episodi di gatti torturati». E invece nulla da fare. Ieri la polizia locale ha preparato un ulteriore volantino, in cui rammenta la gravità di tali azioni ed elenca sanzioni e pene previste dal codice penale per chi pratica un'attività criminosa come il getto di bocconi avvelenati arresto fino a un mese o ammenda fino a 206 euro per chi getta o versa cose atte a offendere; reclusione dai tre ai 18 mesi per chi cagiona la morte di un animale senza necessità e per crudeltà.
In municipio la polizia locale resta a disposizione per segnalazioni anche anonime, al numero 045 6832821 - 337 483536. A casa Allegrini invece il giardino è blindato.
Camilla Madinelli

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Giovedì 04 gennaio 2007 L'Arena

- MA CHI È STATO? Indagano polizie e studiosi
Tanti sospetti e mai prove

Ma chi è a spargere i bocconi avvelenati ? Sono stati accusati - ma mancano sempre le prove - maniaci, psicotici, cacciatori, tartufai, tutori della propria proprietà, raddrizzatori di torti presunti, ecologisti all'incontrario, custodi della selvaggina da lancio. Psicologi, etologi e sociologi si sono cimentati a esaminare i motivi che spingono a disseminare il territorio di bocconi avvelenati Il fenomeno, un tempo limitato alla provincia, si è da poco esteso anche a Verona città. Nessun avvelenatore è mai stato colto sul fatto. A Verona l'Ordine dei veterinari ha invitato i suoi 400 iscritti a segnalare alla Forestale i casi riscontrati fra i piccoli animali. Uno dei veleni usati, si è accertato esaminando una volpe uccisa, è un lumachicida in libera vendita da qualsiasi fioraio, consorzio agrario, o negozio di prodotti per l'agricoltura. Raramente sono stati usati anche l'arsenico e il cianuro (trovato in uova di pollo usate da esca), ma bastano insetticidi, antiparassitari, anticrittogamici, pesticidi e, naturalmente, topicidi.
Dei bocconi avvelenati non sono vittime solo cani e gatti, ma anche volpi, faine, martore, donnole, tassi, scoiattoli, rettili e rapaci. Si è detto dei sospetti, mai provati: sui tartufai, che vorrebbero tutelare le loro macchie di produzione dai «foresti»; sui cacciatori che hanno liberato lepri e fagiani (una coppia di lepri importata dall'Est costa 250 euro) e sterminano le volpi anche in difesa dei leprotti; su chi non vuole i cani degli altri cacciatori nel proprio territorio, o nella sua fattoria, o sul percorso della sua passeggiata quotidiana; su chi rende le sgarbo al suo personale nemico, avvelenandogli le bestie. In attesa delle prove per poter parlare di colpevoli, di certo è che si tratta di un gesto delittuoso: articolo 674 del codice penale «gettare in luogo pubblico cose atte ad offendere» (arresto fino a un mese e ammenda fino a 206 euro), articolo 638 «uccidere o rendere inservibili animali domestici» (reclusione fino a un anno e multa fino a 309 euro), articolo 21 della legge 157 «usare esche e bocconi avvelenati» (ammenda fino a 1549 euro e sospensione della licenza di caccia da uno a tre anni). Se gli avvelenatori leggessero, saprebbero che una volpe uccisa verrà comunque rimpiazzata spontaneamente da un'altra l'anno dopo sul suo territorio, che uccidere un rapace equivale a lasciare scampo a 700 topi per ettaro l'anno.
Bartolo Fracaroli

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Lazise,05 gennaio 2007.Giornale l'Arena

Lazise.Trudi è stata vista dalla sua proprietaria ingoiare la polpetta in un campo tra il paese e Colà.

Boccone al veleno,cane salvo.

Provvidenziale l'intervento del veterinario.

Lazise (VR) - Un mega boccone degno di cenone da ultimo dell'anno e Trudi, dolcissimo pastore maremmano bianco di appena tre anni, è viva per miracolo.
A trovare il polpettone avvelenato è stata la proprietaria Marta Fraccaroli, medico di Verona, che lo ha raccolto in un campo tra Lazise e Colà la mattina del 31 dicembre, dopo che Trudi, la quale ne aveva inghiottita una parte, era stata portata dal veterinario e indotta subito a vomitare.
Dopo il salvataggio, nonostante lo spavento, Marta Fraccaroli ha prelevato quella «roba» per evitare che altri animali potessero esserne attirati per mangiarla e, se non presi in tempo come Trudi, morire tra spasmi fortissimi causati dal potente cocktail di veleni messi nell'esca. La polpetta, esternamente di carne, contiene un mix di sostanze color rosso e giallo-uovo che non lasciano dubbi sulla loro tossicità. A Trudi è andata bene ma non vale per tutti. I veterinari del pronto soccorso di Lazise fanno sapere che i casi di avvelenamento, non domestico, pervenuti l'anno scorso sono stati almeno una trentina, tra le vittime la prevalenza è tra i cani da caccia.
«Erano circa le 10,45», racconta Fraccaroli. «Io e un'amica stavamo andando a fare la spesa a Peschiera quando abbiamo deciso di fermarci un attimo per fare correre i cani in un campo. A un certo punto ho visto Trudi intenta a mangiare qualcosa. Mi sono avvicinata e ho trovato un enorme polpettone appoggiato su un fazzoletto di carta. Sarà stato lungo 30 centimetri con un diametro di circa dieci. Intorno c'erano pezzetti di cibo che parevano funghi o frutta secca, con dei fiocchi di mais e polvere bianca intorno. Ho subito intuito che era roba avvelenata, ho preso Trudi e l'ho portata al pronto soccorso veterinario di Lazise che è aperto 24 ore su 24».  Il veterinario di guardia ha indotto il vomito con l'apomorfina e sono stati ritrovati pezzi di quella «roba». Trudi è stata poi tenuta in osservazione e a digiuno per un paio di giorni per verificare che nion presentasse altri sintomi.
Appena uscita dall'ambulatorio Marta Fraccaroli è nuovamente corsa nel campo, ha preso il polpettone e lo ha infilato in un sacchetto di nylon. «Primo per evitare che qualche altro animale se lo mangiasse», precisa «e poi per fare in modo che simili sostanze non si infiltrino nel terreno, dato che certi veleni possono anche provocare un inquinamento».
Lei, sin da principio, non ha nutrito il minimo dubbio sul possibile contenuto: «C'è dentro un'amalgama color giallo e rosso acecso a base quasi sicuramente di esteri organofosforici sostanze che provocano sintomi di tipo nervoso, nausea, vomito, diarrea, incontinenza vescicole e rettale, convulsioni e coma fino alla morte per arresto respiratorio e cardiaco. Ne so qualcosa», assicura «perchè prima di Trudi ho avuto un altro cane, un Alaska Malamute, che morì per aver ingerito un'esca simile. Facemmo ogni tentativo per salvarlo ma il quarto giorno morì tra sofferenze terribili».
«Sembra comunque impossibile», sospira Fraccaroli «che esistano individui capaci di preparare roba del genere e di buttarla in luoghi che tutti, non solo animali, ma anche persone e soprattutto bambini sono liberi di frequentare». Intanto è partita la denuncia ai carabinieri di Lazise.

Barbara Bertasi

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Giazza, martedì 09 gennaio 2007 L'Arena.

Nuova vittima del killer dei cani

GIAZZA. Un pinscher femmina di un anno è morto dopo aver ingoiato un boccone avvelenato gettato in pieno centro: cresce l'allarme fra la popolazione

Giazza. È tornato a colpire lo scriteriato o gli scriteriati distributori di bocconi avvelenati. A farne le spese domenica pomeriggio, proprio nel centro della piccola frazione cimbra, è stata Kira, un pinscher femmina, cane di appena un anno di piccola taglia e di proprietà di Aurelio Bertajola.
Il boccone era sistemato nella centralissima via Zagaroa (Riva delle segherie) che dalla chiesa scende lungo l'argine destro del torrente Fraselle. Il cane era al guinzaglio della moglie Angela: «Mi sono fermata per salutare due conoscenti seduti su una panchina e ho visto il cane giocare con un cubetto, che lì per lì mi è sembrato lardo, con delle macchioline scure. Ho allontano la carne con un calcio perché non finisse in bocca al cane, ma nel tempo di tornare a salutare gli amici, la bestiola, approfittando della lunghezza del guinzaglio ha raggiunto il boccone che gli è stato fatale», si rammarica Angela.
In appena mezz'ora di spasmi atroci Kira è spirata mentre in tanti le si era fatti attorno, cercando di indurle il vomito, telefonando a un veterinario o semplicemente accompagnandola con una carezza per l'ultimo viaggio.
«Siamo esterrefatti perché da vent'anni abbiamo comperato casa a Giazza, conosciamo tutti e siamo innamorati di questo paese, ricambiati dalla sua gente con tante dimostrazioni d'affetto», dicono i coniugi Bertajola, che risiedono a Verona. Aurelio è vicepresidente della Pro loco e si impegna in mille modi nelle iniziative a favore del piccolo centro: Kira viveva in appartamento con loro e i figli, era diventata il terzo «figlio» per l'attenzione con cui era seguita in famiglia.
«Era il nostro primo cane. Non avremmo mai immaginato che in appena un anno ci coinvolgesse e cambiasse così tanto la nostra vita. È un impegno grosso prendersi cura di un cucciolo, ma in cambio aveva portato il sole in casa nostra e un gesto così cattivo è inspiegabile perché tutti in paese ci vogliono bene e ci conoscono anche come quelli che girano con paletta e sacchetto perché siamo abituati in città a pulire gli escrementi lasciati dal nostro cane», aggiungono.
«Siamo preoccupati per gli animali domestici, ma anche per i nostri bambini», denuncia Barbara Lucchese, presidente della Pro loco di Giazza, «perché il veterinario ha confermato che un certo tipo di veleno utilizzato può essere pericoloso anche solo per contatto. Tutta la nostra comunità è preoccupata e arrabbiata e non si parla d'altro: è stata trovata una volpe morta vicino al paese e da giorni sono spariti diversi gatti», aggiunge.
È il terzo episodio di avvelenamento da bocconi in meno di un anno: la scorsa primavera toccò a un cane in località Ercoli, di proprietà di una villeggiante di Bovolone e lo scorso novembre analoga sorte fu riservata a Spike, il cane che Sandro Lucchi aveva adottato dopo che la Forestale lo aveva trovato abbandonato. «Quest'ultimo boccone è stato sistemato accanto alla casa di mia moglie, dove sto lavorando con un cantiere aperto per la ristrutturazione e non vorrei che l'intenzione fosse di destinarlo al nostro nuovo cane adottato in canile», dice preoccupato Lucchi ripensando che quella è la strada che abitualmente percorre con il suo cane. Nei giorni scorsi ha trovato all'interno del cantiere un gatto morto, probabilmente vittima dello stesso distributore di bocconi avvelenati. (v.z.)

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Caprino, sabato 13 gennaio 2007 L'Arena

BOCCONI AVVELENATI PER SICILY CAPRINO . Il Golden Retriever, ingoiata la carne, ha subito avuto le crisi convulsive: l'ha salvata l'intervento del veterinario

Salsiccia al metaldeide sul sentiero che porta a forte San Marco
Caprino. Ce l'ha fatta per un pelo, è proprio il caso di dirlo, Sicily: il cane, femmina adulta di golden retriever, poteva essere l'ennesima vittima di quelle persone - come definirle? - che utilizzano parte del loro tempo e delle loro energie per preparare e distribuire sul terreno bocconi avvelenati.E di tempo e di energie ne occorre per predisporre esche così accurate: bocconi di salsiccia, irresistibili per questi quadrupedi, amalgamati con una sostanza lumachicida.
L'incidente, fortunatamente a lieto fine, è avvenuto domenica a Caprino, in occasione di un'escursione organizzata dal circolo cinofilo Ca' del Sol di Pacengo. Gli stessi promotori e la proprietaria dell'animale, Federica Santucci, hanno denunciato l'episodio con una lettera inviata al sindaco e al comandante della polizia municipale di Caprino e alle associazioni che si occupano della tutela degli animali.
Alla passeggiata partecipavano una trentina di persone, tra adulti e bambini, con 19 cani. Sicily era al guinzaglio della sua proprietaria quando ha addentato il pezzo di carne fresca che si trovava tra il fogliame sul margine del sentiero che si dirige a nord di Forte San Marco. Accortosi del fatto, un altro componente del gruppo è intervenuto togliendo la carne dalla bocca del cane che nemmeno un'ora più tardi ha iniziato a mostrare i sintomi dell'avvelenamento: prima una salivazione anormale e di lì a poco le crisi convulsive.
Il golden retriever è stato immediatamente portato alla clinica veterinaria di Lazise e sottoposto ad idonea terapia. Il veterinario dell'ambulatorio ha anche accertato il principio attivo usato per l'avvelenamento: si tratta di «metaldeide», una sostanza tossica classificata con pericolosità elevata.
In tarda serata Sicily è stata dichiarata fuori pericolo. Ma l'episodio è stato ugualmente denunciato pubblicamente da chi l'ha vissuto in prima persona. «Questi fenomeni si stanno ripetendo un po' troppo spesso», commenta Marcello Cutugno del circolo Ca' del Sol, «e forse è il caso di cominciare a chiedersi come mai. Anche perché vengono colpite zone di grande pregio naturalistico frequentate non solo da animali ma da mole famiglie con piccoli al seguito, per cui queste forme di inciviltà potrebbero sfociare in tragedie ben più pesanti».
Nel giro di poche settimane, oltre a Sicily, sono stati avvelenati altri cani, uno a Fumane e un altro sempre a Caprino. Tutti e tre gli animali sono stati salvati grazie alle tempestive cure del veterinario. (g.b.)

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Giazza,giovedì 01 febbraio 2007.Giornale l'Arena.


Un altro cane morto avvelenato

GIAZZA . A rimanere vittime dello sterminatore una cagnetta meticcia, July, adottata. Cresce la paura

È il quarto in meno di un anno. E ora si temono incidenti coi bambini
Giazza. Quarto cane avvelenato in meno di un anno nella piccola frazione cimbra e il secondo a distanza di appena una ventina di giorni, sempre in centro paese e per colpa di un «untore» che distribuisce ancora impunemente bocconi avvelenati senza pietà alle povere bestie, senza pensare alle terribili conseguenze dei suoi gesti scriteriati.
A farne le spese questa volta è stata July, cagnetta meticcia che la signora Barbara Lucchese aveva adottato nel 1992.
«Mia moglie, con la quale allora ero fidanzato e viveva sola, l'aveva presa per compagnia», racconta il marito Roberto Nordera, «poi è diventata di famiglia, crescendo con i nostri figli».
Proprio il più grande, oggi undicenne, si era particolarmente affezionato ed ha accolto con un pianto disperato la notizia della morte di July, trovata lunedì mattina, prima di partire per la scuola, nel locale caldaia dove solitamente passava la notte assieme all'altro cane di famiglia, Muade (stanco, in cimbro) e ai due gatti.
«July aveva probabilmente già sedici anni, perché l'abbiamo accolta in casa all'età di circa un anno», racconta Roberto. «Era un cane anziano ma di fibra forte, che aveva già visto la morte negli occhi con il morso di una vipera qualche anno fa, ma che eravamo riusciti a salvare grazie al tempestivo intervento del veterinario».
Questa volta invece non c'è stato nulla da fare anche perché bocconi, distribuiti ad arte, erano sicuramente destinati a lei, a Muade e a i gatti di famiglia. «Da alcuni giorni li portavo per i loro bisogni nel prato sotto casa, un vecchio orto recintato e abbandonato, di proprietà di un mio zio e di una famiglia che vive a Varese. È un luogo privato, dentro il quale la presenza di animali non dà fastidio a nessuno», precisa Roberto. Domenica vi aveva portato i suoi animali a cadenze regolari, fino alle 20, prima di chiuderli nel locale caldaia perché potessero passare la notte con il tepore del riscaldamento. Alle 3.15, l'abbaiare di July ha convinto Roberto ad alzarsi per portarla di nuovo fuori. Questa uscita notturna è stata fatale per la cagnetta, che nel buio della notte si è soffermata da annusare e masticare un boccone che ha trovato nel prato.
«Me ne sono reso conto, ma non ci ho fatto caso perché lo zio è solito lasciare avanzi di cucina sul prato per i nostri animali», racconta Roberto, che al mattino ha trovato July morta con i tipici segni dell'avvelenamento. Alle 7.30 c'erano ancora sull'erba diversi bocconi, pezzi di carne estratti da una scatola di cibo per cani, tutti immediatamente prelevati dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato, che stanno conducendo le indagini su questo e altri casi di avvelenamento di animali domestici.
«Tremiamo al pensiero di cosa poteva succedere, perché nostra figlia più piccola, di soli cinque anni, nei giorni scorsi raccoglieva la neve di quell'orto per portarla alla bocca, nonostante la sgridassimo continuamente», dicono i genitori. Su quel prato sottostante all'abitazione dei Nordera, in via di Sopra, ci finisce spesso anche il pallone e ci scorazzano i bambini che lo vanno a recuperare.
«Dopo i recenti casi di avvelenamento, quando ho capito che i bocconi erano sistemanti appositamente anche in centro paese, nei luoghi frequentati da cani e gatti, ma anche da tutti noi, ho temuto che potesse succedere questo», ammette Roberto.
In queste condizioni di insicurezza e di impunità è pensabile che prima o poi succederà anche di peggio.
Vittorio Zambaldo

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Verona,sabato 03 febbraio 2007 L'Arena

Cane avvelenato da esche per topi Vandali hanno distrutto le scatole con le esche posizionate dall'Amia a Borgo Nuovo. Il veleno s'è sparpagliato
Rocky, un pastore tedesco, colpito da emorragie interne ora rischia di morire

Rocky è un pastore tedesco di dieci anni che potrebbe morire per colpa della maleducazione di qualche ragazzino che s'è divertito a rompere i contenitori di esche per topi che Amia, Comune e Ulss 20 posizionarono l'estate scorsa in giro per la città per evitare che i roditori si moltiplicassero, considerato che secondo una stima, ne abbiamo già otto a testa.
Tra i tanti posti in cui erano state piazzate le scatole con le esche avvelenate, anche Borgo Nuovo. E Rocky era solito andare con il suo proprietario a fare passeggiate in piazza, all'angolo di via Gela. Mercoledì sera il cane s'è sentito male, il giorno dopo il proprietario l'ha accompagnato dal veterinario che ha diagnosticato senza esitazioni che il cane era stato avvelenato da topicida.
«Le scatole con le esche erano state piazzate mesi fa», dice il proprietario di Rocky che preferisce restare anonimo, «poi nessuno è mai venuto a controllare come fossero conservate. I primi a sparire erano stati i cartelli che indicavano cosa contenessero le scatole, poi queste sono state rotte da qualche ragazzino e esche sono sparse ovunque. È toccato al mio cane, poteva capitare a un bambino, considerato che davanti c'è un asilo e i piccoli vanno anche in piazza a giocare».
Le scatole riproducono una tana, dentro ci sono dei bocconi di cibo imbottiti di un farmaco anticoagulante che dovrebbe provocare nel topo emorragie interne e un gran bisogno di bere fino a ucciderlo per disidratazione.
Al controllo delle scatole, secondo quanto dichiarato alla presentazione del progetto, erano addetti due tecnici, che avevano il compito di risistemare le esche, ogni volta infatti, per ingannare la proverbiale furbizia dei roditori, viene cambiato il tipo di cibo.
«Il veterinario mi ha detto che il mio cane ha il fegato dilaniato, e lo stomaco pieno di sangue. Mi ha dato poche possibilità che l'animale possa farcela e sopravviva. Chiedo all'Amia di tenere controllate le esche posizionate, non ho mai visto nessuno che verificasse lo stato delle scatole. Faccio appello anche alla polizia municipale. E soprattutto a chi ha rotto quelle scatole. La loro bravata sta facendo morire il mio cane». (a.v.)

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Selva di Progno,martedì 13 febbraio 2007 L'Arena.

Avvocato contro i killer dei cani Selva di Progno. Il Comune si è affidato a un legale per fronteggiare un fenomeno che ha colpito Giazza ma che riguarda tutta la provincia

Chiozzi: «Presenterò denuncia, questa è una storia che deve finire»
Selva di Progno. I ripetuti episodi di bocconi avvelenati, di cui sono rimaste vittime quattro cani in meno di un anno nella piccola frazione cimbra di Giazza, ha messo in allarme residenti e amministratori, per il pericolo che simili scriteriate iniziative possano sfociare in tragedia.
Il sindaco Silvano Valcasara ha chiesto espressamente l'assistenza dell'avvocato Mario Chiozzi, «persona particolarmente interessata e sensibile ai problemi che riguardano gli animali e l'ambiente», sottolinea il primo cittadino. «È mia intenzione, unitamente ai sindaci dei Comuni limitrofi», precisa Valcasara, «fare tutto il possibile per porre fine a una siffatta barbara nefandezza e cercare ogni strada per denunciare i responsabili».
«Chi distribuisce bocconi avvelenati è personaggio criminale e difficilmente identificabile, ma che provoca con il suo gesto una morte straziante degli animali, lenta e preceduta da indicibili sofferenze.
«È un fenomeno inaccettabile in una società che vuol definirsi civile e che ogni anno provoca la morte di parecchie innocenti bestiole, tra cui cani domestici particolarmente esposti a queste trappole, e una grave sofferenza anche nei membri della famiglia che si è affezionata al proprio amico a quattro zampe, che considera a diritto membro della famiglia», aggiunge il sindaco.
«E' per non lasciare nulla di intentato nella ricerca dei responsabili di questi gesti, uno scempio che deve finire e i cui responsabili devono pagare», conclude Valcasara, «che mi sono deciso a chiedere assistenza legale».

«Presenteremo le opportune denunce alla Procura della Repubblica, interessando i carabinieri e gli agenti della locale stazione del Corpo Forestale dello Stato», conclude Valcasara.
L'appello del sindaco non è caduto nel vuoto perché già martedì scorso l'avvocato Mario Chiozzi metteva per iscritto, con una lettera al primo cittadino di Selva di Progno, la sua disponibilità ad accettare l'incarico di assistere legalmente il Comune «e fare tutto il possibile in ogni sede per contrastare il criminale e vigliacco fenomeno dei bocconi avvelenati».
«Anzi farò di più», precisa il legale, «in considerazione dell'odiosità di tale fenomeno e della mia particolare attenzione al mondo animale. Tutto quanto farò sarà da considerarsi a titolo gratuito per il Comune di Selva di Progno e per gli altri Comuni limitrofi che vorranno conferirmi analogo gradito incarico di assistenza legale».
L'avvocato Chiozzi spiega da dove nasce questa sensibilità: «Sono sempre stato particolarmente attento al mondo animale e sono anche stato colpito dal dolore di una mia amica di Badia Calavena per la perdita del proprio cane morto a causa di un boccone avvelenato».
E' già la lavoro per predisporre un atto di denuncia contro ignoti da far firmare al sindaco e inoltrare ai carabinieri di Badia Calavena, competenti per territorio. «Interesserò del fatto anche il Corpo Forestale dello Stato e l'Enpa, l'Ente nazionale per la protezione animali, che ha proprie guardie zoofile da impiegare nel controllo del territorio. È una storia che deve finire», sottolinea il legale, che si mette a disposizione anche di privati cittadini che vogliano segnalare al suo studio di Verona, in Galleria Pellicciai 9 (tel. 045-595078), elementi utili per arrivare all'identificazione di quanti praticano i comportamenti criminosi degli avvelenamenti.
Ricordiamo che il fenomeno, in questi ultimi anni, si è allargato a macchia di leopardo, interessando in particolare la fascia pedemontana della Valpolicella, la zona fra Bussolengo e il Garda, verso Pastrengo e Rivoli, molto frequentata da chi porta a spasso il proprio cane, quella collinare di Mezzane e Soave.
Vittorio Zambaldo

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Grezzana,giovedì 01 marzo 2007 L'Arena

Grezzana. Morti un gatto e un cane, analisi su cinque «polpette». L'area recintata è stata riaperta al pubblico
Bocconi killer nel parco giochi dei bambini

Grezzana. A chi erano destinati i bocconi avvelenati depositati nel parco giochi del quartiere San Carlo? Ai gatti che girano per il quartierem o ai cani? E chi li ha messi, cosa ben più grave, non pensato che nel parco giochi, oltretutto vietato ai cani con tanto di cartello, ci giocano i bambini? Domande destinate a restare senza risposta, perché non sarà facile trovare gli o l'autore di questo gesto.
Di certo i bocconi (carne macinata e fatta come un polpetta) erano lì da due o tre giorni, secondo gli gli agenti della Polizia provinciale, e sono stati fatali a un gatto, trovato morto sotto una macchina, e a un cucciolo di Whitterier di cinque mesi di proprietà di Elena Erbogasto, morto nonostante l'intervento immediato del medico veterinario Lucie Léopoldine Melon di Grezzana. Si è salvato invece, grazie alle cure immediate di questa veterinaria, il bassotto tedesco di otto mesi di Roberta Fedrigo. Il cane è adesso in cura del veterinario di famiglia Viviano Fedeli di Verona che ritiene «che il cane sia venuto a contatto con un veleno sospetto "lumecchicide"».
Molto dispiaciuti i due figli delle proprietarie dei cani, gli amici Carloalberto Benedetti e Michele Giacopuzzi, che l'altra sera verso le 20,30 passando dal vicino parco hanno pensato di lasciare liberi i cani per qualche minuto. «Non li portiamo mai nel parco», hanno detto le due signore, che abitano nel quartiere San Carlo. «Avevo questo cane da appena due mesi»racconta la Erbogasto «e tre anni fa un altro cane da caccia mi è scappato sulla superstrada ed è andato sotto una macchina».
Immediati gli interventi delle forze dell'ordine, la polizia municipale e i carabinieri, che ieri mattina hanno chiuso il parco per impedire che le mamme con i bambini entrassero. Nel pomeriggio il rastrellamento dell'intero parco, presenti oltre alla polizia municipale e al comando dei carabinieri, diretto dal comandante Roberto de Razza Planelli, gli agenti della polizia provinciale Flavio Bellamoli e Daniele Ferrais e la dottoressa Greta Serafin, che hanno trovato subito e raccolto tre bocconi grossi trovati vicino alla recinzione sud del parco, due più piccoli, un po' più distante e una sostanza bianca. Tutto questo materiale verrà ora accuratamente analizzato e dei risultati verrà informata l'autorità giudiziaria.
Da segnalare che non è la prima volta che anche a Grezzana vengono dispersi i bocconi avvelenati, ma è successo quasi sempre in collina, mai finora era accaduto in centro del paese e per di più in un parco giochi, ordinato e lindo, che è stato riaperto ed è pronto ad accogliere i bambini con le loro mamme in queste giornate che anticipano la primavera.
Alessandra Scolari

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Verona,venerdì 16 marzo 2007 L'Arena.

Presentato in Regione disegno di legge per contrastare le esche

avvelenate.

Per prevenire e contrastare i casi sempre più frequenti di uccisione di animali domestici e selvatici tramite esche avvelenate in Consiglio regionale veneto è stato presentato un progetto di legge firmato da consiglieri di tutti i gruppi di opposizione e, per la maggioranza, dal rappresentante del Nuovo Psi.
«Il fenomeno, che negli ultimi tempi ha assunto dimensioni preoccupanti soprattutto nelle campagne del Veronese - afferma Gustavo Franchetto (Margherita) primo firmatario della proposta di legge - ha soprattutto tre motivazioni: l'eliminazione indiscriminata di predatori selvatici (volpi, mustelidi, ecc) e di cani e gatti per impedire che mangino i piccoli delle specie di fauna selvatica cacciabile, (fagiani, lepri, ecc.); «regolamenti di conti» tra cercatori di tartufi e, infine, banali dissidi condominiali o di vicinato legati prevalentemente al disturbo che gli animali arrecherebbero».
Il progetto di legge stabilisce, inoltre, che i veterinari venuti a conoscenza di casi di avvelenamento sono tenuti a segnalarli entro 24 ore al Comune e all'Ulss e demanda la gestione delle analisi di laboratorio che si rendono necessarie all'Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie.
Le funzioni di vigilanza e l'irrogazione di sanzioni amministrative per gli inadempienti saranno compito delle Province.

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San Giovanni Ilarione,giovedì 22 marzo 2007 L'Arena

Cane avvelenato nell'agriturismo Cattignano, polpette mortali nei boschi

San Giovanni Ilarione. Bocconi avvelenati a Cattignano, dove ne è morta Nelly, cucciolo di cane Australian sheperd, fulminata in nemmeno dieci minuti da un polpetta micidiale. Lo denuncia Richard Schoets, assicuratore originario di Malles Venosta che ha scelto uno dei luoghi più panoramici dell'Alta Val d'Alpone per realizzare il suo sogno di agriturismo con maneggio. Mai avrebbe pensato, però, che i suoi 13 ettari di collina potessero celare una minaccia mortale. «Stiamo lavorando perché prima di Pasqua ci trasferiremo stabilmente a Cattignano», spiega il padrone del cane avvelenato. «Martedì nella tenuta, che già ospita 13 cavalli, c'era mio figlio Michael con la cagnetta. Attorno alle 17.30 Michael l'ha vista comportarsi in modo strano, subito dopo sono iniziate convulsioni e schiuma alla bocca. Mio figlio ha chiamato aiuto; è accorso un vicino a cui lo scorso anno erano morti alcuni cani nella stessa maniera. Hanno chiamato subito il veterinario, ma dopo pochi minuti la cagnetta era morta».
In quei concitati istanti Michael, 22 anni e una montagna di coppe vinte con la sorella ai campionati europei e italiani di ippica Raining, è riuscito ad aprire la bocca dell'animale, estraendo una polpetta di carne macinata impastata, presumibilmente, con il veleno. «Abbiamo presentato subito denuncia contro ignoti ai carabinieri», dice Richard Schoets, «e abbiamo messo al sicuro gli altri miei due cani. Li ho portati via da Cattignano e li tengo a Bussolengo, dove attualmente abito».
Chi ha sparso i bocconi avvelenati? «Escludo che si volesse colpire me», dice Schoets, «anche perché i rapporti di vicinato sono ottimi. Ho saputo che periodicamente episodi simili si ripetono in zona e credo abbiano a che fare con la caccia. Ho disegnato sulla mia proprietà, uno dei luoghi più belli della zona, sentieri e itinerari da percorrere liberamente con cavalli e cani dai miei futuri clienti. Oggi, però, scopro di essere già stato danneggiato perché nemmeno casa mia è sicura per gli animali. È inaccettabile».
bocconi avvelenati con potenti erbicidi sarebbero usati dai cacciatori per liberare da volpi e altri predatori zone di ripopolamento; si tratta di un reato penalmente perseguibile. Per rompere la catena degli avvelenamenti, è sceso in campo di recente il sindaco di Selva di Progno, Silvano Valcasara, che ha dato mandato a Mario Chiozzi, avvocato, di tutelare il Comune. Il legale è pronto a patrocinare gratuitamente altre amministrazioni locali o privati danneggiati; il suo telefono è 045. 595.078. (p.d.c.)

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sabato 31 marzo 2007 L'Arena

SAN GIOVANNI ILARIONE. Il proprietario, Richard Schoets, ha chiamato la polizia. Il sindaco: controlli severi
Un altro avvelenamento all'agriturismo
Dopo la morte di un cane ancora bocconi-killer, ma stavolta l'animale si salva

San Giovanni Ilarione. bocconiavvelenati a due passi da casa: giusto una settimana dopo la morte di Nelly, cucciolo di Australian sheperd, giovedì anche Rebecca, cucciolo di dieci mesi di Bracco di Weimar, ha rischiato di fare la stessa fine. Il teatro degli episodi è la campagna di Cattignano, tredici ettari sui quali Richard Schoets ha realizzato un maneggio che sarà presto seguito dall'apertura di un agriturismo. È lui stesso a lanciare l'allarme: «Abbiamo trovato dei bocconi anche vicino a casa; e uno di questi ha stroncato un gatto. Mi appello a quanti siano deputati ai controlli perché queste colline sono frequentate da famiglie con bambini: non posso pensare che un bimbo, giocando, possa toccare uno di questi bocconi e mettersi le mani in bocca».
Rebecca è il cane di Corrado Giacon, medico veterinario che per tutta la mattinata di giovedì è stato nella proprietà di Schoets per visitare i tredici cavalli ed i quattro pony che sono già diventati l'attrazione della zona. «Verso mezzogiorno sono partito e tornato in ambulatorio, a San Martino Buon Albergo», racconta il veterinario. «Alle 14 mi sono accorto che il cane era irrequieto, rigido, in preda a convulsioni, e che aveva la bocca piena di bava. I sintomi erano quelli dell'avvelenamento. L'ho sedato e poi l'ho messo sotto flebo, per aiutarlo a liberarsi quanto prima del veleno che, credo, abbia solo leccato. Rebecca sembra fuori pericolo ma non so ancora se ci saranno delle conseguenze». Il veterinario ha denunciato l'accaduto ai carabinieri.
Appena l'ha saputo Richard Schoets non ha perso tempo; su sua richiesta, le guardie provinciali hanno effettuato un sopralluogo nell'area, alla ricerca di bocconi avvelenati Le guardia hanno preso in consegna anche il boccone estratto dalla bocca del cane Nelly prima che morisse. Dice Schoets: «Ho contattato anche Mario Chiozzi, il legale che difende Comuni e privati danneggiati dai bocconi, perché volevo sapere che posso fare per tutelarmi. Non posso tollerare che qualcuno possa distribuire ancora bocconi avvelenati. Penso di recintare la mia proprietà, dove possibile, e di chiedere il riconoscimento di fondo chiuso, dentro il quale cioè non possono aggirarsi estranei». L'avvocato Chiozzi (telefono 045.595.078) ha ricevuto mandato dal Comune di Selva di Progno per agire a tutela dagli avvelenatori ed è pronto a patrocinare gratuitamente Comuni e privati danneggiati.
Schoets chiarisce di non avercela con i cacciatori: «Potrebbe trattarsi di bracconieri. Di certo così non si può andare avanti». Dice il sindaco Domenico Dal Cero: «Quelli che fanno di queste cose sono dei criminali. Io sono un cacciatore e non so che farei se un boccone avvelenato capitasse al mio cane. Chiederò a guardie provinciali e Corpo forestale di intensificare i controlli».
Paola Dalli Cani

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Lunedì 23 aprile 2007 L'Arena

Un sito internet e assistenza legale gratuita
Nello spazio dell'associazione anche le istruzioni su come salvare Fido intossicato

La lotta contro le polpette alla stricnina si fa anche sul web. Digitando www.venetocontroibocconi.it ci si connette col fiammante sito del Comitato anti bocconi avvelenati e per la difesa del territorio di Verona e provincia.
Dell'associazione costituita nell'aprile 2006, fanno parte cittadini di varie zone del Veronese privati dall'amato quatto zampe da un'ingestione tossica. «Da ciò in noi è nata forte l'esigenza di contrastare questi barbari eventi, con la speranza che il sacrificio subìto dai nostri amati animali possa salvare la vita a loro simili che rischiano di pagare con un'assurda agonia una semplice passeggiata nei prati».
Il Comitato è in contatto con analoghe associazioni spontanee attive in altre parti d'Italia. Scopo, far emergere la questione bocconi al veleno su scala nazionale. Tra gli obiettivi da perseguire rientra la promulgazione di una legge regionale ad hoc, la denuncia sistematica degli avvelenamenti ad autorità e media, proteggere la salute di bambini e adulti ma anche quella di animali utili all'ecosistema. Infine, proteggere l'integrità dei territori minacciati dalla dispersione delle esche.
Sul sito è in corso la mappatura delle zone teatro di avvelenamenti, si riportano consigli di pronto soccorso fai da te e indirizzi cui rivolgersi in caso di necessità. Tra le testimonianze, toccante quella di Cinzia: tre cani in preda a spasmi dopo una passeggiata sulle coline di Soave, Strada del vino. Tutti e tre morti. A distanza di tempo, Cinzia si è presa un'altro cane ma, scrive, non si sente più libera di fare una passeggiata.
Il sito è dedicato a Bho, Boris, Bortolo, Camilla, Frugo, Leo e altri amici animali che «nonostante fossero bestie», hanno saputo rendersi indimenticabili. E «a tutti i cani che possono ancora scodinzolare, sperando vivano una storia più umana».
Il sito pubblica il vademecum per contrastare gli effetti da ingestioni tossiche. Indispensabile provocare subito il vomito all'animale. Come? Somministrando una soluzione di acqua e sale fino disciolto, oppure acqua ossigenata in ragione di un millilitro per ogni chilogrammo di peso corporeo, badando di tenere solo leggermente sollevata la bocca dell'animale, per evitare il rischio che il liquido vada di traverso e provochi polmoniti e ingestioni. Sconsigliato indurre vomito mettendo le dita in bocca al cane: il sistema è poco efficace e l'animale potrebbe mordere involontariamente, sopratutto se già preda di tremori e contrazioni. In caso di non vomito, dopo la prima dose di soluzione, ripetere dopo 10-15 minuti. In ogni caso ricorrere nel minor tempo possibile al veterinario.
Veleni come la stricnina hanno effetti pressoché immediati. Topicidi e rodenticidi, invece, si manifestano anche a 48-72 ore dall'ingestione. La gravità dei sintomi dipende da quantità e tipo di veleno ingurgitato, mole del cane e dal tempo trascorso dall'ingestione. Preoccuparsi immediatamente se il quattrozampe perde l'equilibrio in passeggiata, ha difficoltà a sostenersi sulle gambe, presenta salivazione intensiva, respira affannosamente, manifesta tremori generalizzati.
La reperibilità veterinaria festiva e prefestiva è contattabile allo 045.8201947. Lo spargimento di esche avvelenate e l'uccisione di animali sono reati perseguibili anche con la reclusione. Indispensabile però sporgere denuncia a carabinieri, vigili urbani, corpo forestale dello Stato. L'avvocato Mario Chiozzi - studio in Galleria Pellicciai 9, a Verona, telefono 045.595078, fax 045.8008827 - offre assistenza gratuita contro gli avvelenamenti. (p.t)

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Verona,01 maggio 2007 L'Arena

Tra città e provincia il mistero dei BOCCONI al cianuro dilaga. Le esche uccidono in pochi istanti. Giovedì sera incontro a San Paolo
«Cani AVVELENATI, fermiamo la strage»
I numeri sono da brivido: centinaia i casi, solo pochissimi vengono denunciati

Il fenomeno dei bocconi continua a mietere vittime tra cani, gatti e moltissime specie di animali selvatici. Il «misterioso» fenomeno purtroppo diffuso soprattutto in Provincia - ma la polizia municipale ne ha di recente segnalato la presenza anche nelle aree verdi della città - le esche avvelenate rappresentano trappole micidiali, capaci di provocare la morte di un animale anche in pochi istanti. Impossibile, al momento, individuare i responsabili.
E non è ancora disponibile una mappatura dei luoghi più a rischio o maggiormente interessati, sia di recente che durante gli anni scorsi, dalle esche avvelenate. Non esiste nemmeno una lista ufficiale che riporti il numero dei cani e degli animali morti a causa dei bocconi. Di sicuro i casi sono nell'ordine delle centinaia. Anche il numero degli esposti non rappresenta che la punta dell'iceberg del fenomeno. Le persone che decidono di inoltrare denuncia alle forze dell'ordine, infatti, rappresentano la minima parte di quelle che hanno assistito alla morte del proprio cane.
Di certo tra i luoghi più a rischio ci sono Soave, la Val d'Alpone, Sant'Anna d'Alfaedo e San Giovanni Lupatoto. Nella zona del lago, altra area «nera», negli ultimi tempi il fenomeno sembra attenuato.
Nonostante tutto c'è chi non si rassegna. Paola Lombroso, portavoce del Comitatocontro i bocconi avvelenati, racconta: «Ho iniziato a contattare un po' di persone che sapevo che avevano vissuto la mia stessa drammatica esperienza e insieme a loro abbiamo deciso di creare un sito Internet. Suo malgrado, Paola Lombroso è diventata un'esperta sul fenomeno delle esche killer e tra le istruzioni e i consigli inseriti nelle pagine virtuali del sito, ne sottolinea uno in particolare. «Purtroppo spesso non accade, ma è fondamentale inoltrare regolare denuncia; tutti gli episodi dovrebbero essere segnalati alle autorità competenti. Se non serve a salvare il vostro cane, potrebbe servire per salvare la vita all'animale di qualcun altro», spiega Lombroso.
Con lo stesso obiettivo, è stata inserita nel sito una scheda di segnalazione, ovvero un modulo da compilare con i dati dell'episodio (luogo, sostanza, cane, l'esito mortale o meno dell'avvelenamento). Utilizzando la posta elettronica, la scheda va inoltrata al comitato che in questo modo intende redigere una dettagliata mappa di Verona e provincia.
Del resto, oltre ai volenterosi del comitato, pochi sembrano aver dichiarato seriamente guerra ai seminatori di esche killer. Ma qualche segnale positivo tuttavia esiste. L'Amministrazione comunale di Selva di Progno, in testa il sindaco Silvano Valcasara, ad esempio, ha incaricato l'avvocato Mario Chiozzi della tutela e dell'assistenza per combattere questa strage silenziosa. E l'avvocato ha messo a disposizione gratuitamente la propria competenza professionale e raccoglie segnalazioni al numero 045.595078.
Delle esche killler si parlerà giovedì sera alle 21 nel salone parrocchiale della chiesa di San Paolo in via dell'Artigliere 1, zona universitaria. Il titolo del dibattito è: «Una battaglia di civiltà, fermiamo i criminali dei bocconi avvelenati». Partecipano l'avvocato Mario Chiozzi, il dottor Cesare Lerco veterinario, l'ispettore Silvio Zambon esperto di veleni, la dottoressa Manuela Signorini responsabile Amia per la derattizzazione e il maresciallo dei carabinieri Ferdinando Fedele.
Ilaria Noro

Il comitato on-line

Per combattere quello che spesso viene considerato il modo più veloce ed efficace per ripopolare alcune aree, sbrigare alcune diatribe tra vicini di casa o tutelare le coltivazioni di proprietà da ospiti sgraditi, ora c'è anche un sito internet, realizzato da un comitato che da oltre un anno si batte per cercare di debellare il fenomeno.
Www.venetocontroibocconi.it
è il portale on line pensato per sensibilizzare quanta più gente possibile sulle esche killer, ma anche per fornire consigli mirati e istruzioni specifiche ai proprietari dei cani: sia cosa fare per evitare che l'animale entri anche solo in contatto con i bocconi, sia i primi soccorsi da effettuare qualora il cane presentasse i classici sintomi da avvelenamento.
«Dedicato a Botolo, Camilla, Luna, Otto, Rosi, Rudy, Sole, Teo, Tequila, Yuri, che con l'amore che ci hanno donato, nonostante fossero "bestie" hanno saputo rendersi indimenticabili e a tutti gli altri come loro che hanno avuto la sventura di incappare in un boccone avvelenato».
Sotto queste parole, l'una in fianco all'altra, le foto dei tanti cani, di diversa razza, colore, peso ed età, morti tra atroci sofferenze.

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Verona,martedì 01 maggio 2007 L'Arena
Contromisure

Zona a rischio?
Per tre anni
tutti al guinzaglio

Riuscire, a seguito di una denuncia a «incastrare» chi ha confezionato e gettato a terra un boccone avvelenato responsabile della morte di un cane, è molto poco probabile. Cogliere sul fatto chi getta in un campo, in un bosco un'esca avvelenata lo è ancora meno.
Tenuto conto di ciò, per affrontare l'argomento dal punto di vista legislativo, è da poco stata inoltrata alla giunta regionale una nuova proposta di legge. Primo firmatario della normativa, scritta anche grazie all'impegno dei membri del Comitato contro i bocconi e con la collaborazione della Regione Toscana, è il consigliere Gustavo Franchetto. Oltre a istituire una multa che va dai mille ai 10mila euro per chi viola i divieti di «preparare, detenere, utilizzare ed abbandonare esche o bocconi avvelenati», la proposta introduce un nuovo modello d'intervento.
Nelle zone in cui verranno trovate almeno due esche avvelenate, sarà istituito il divieto assoluto per almeno tre anni di svolgere ogni attività che preveda cani liberi dal guinzaglio. «Divieto di esercitare qualunque attività che venga praticata con l'uso dei cani di qualsiasi taglia o razza non sotto il controllo diretto, a guinzaglio, del proprietario o eventuale conduttore, per un periodo minimo di tre anni, nelle aree interessate alla attività criminosa», recita il primo comma dell'articolo 5 della proposta di legge, depositata qualche settimana fa in giunta regionale e ora in attesa di passare all'esame della commissione competente, in questo caso probabilmente due; la quarta, per quanto riguarda la caccia, e la quinta, per sicurezza sociale e igiene.
«E' una sorta di sanzione collettiva e quindi l'obiettivo è quello di spingere ogni persona a fare attenzione e controllo reciproco», spiega Franchetto.
I tempi di discussione e approvazione della normativa, che probabilmente subirà alcune variazioni durante l'iter, non si profilano molto lunghi. «Se tutto procede bene la proposta diventerà legge entro quest'anno, speriamo alla fine dell'estate», commenta Franchetto. Tra i provvedimenti raccolti nella normativa anche quelli di istituire e aggiornare di anno in anno una dettagliata cartografia delle zone in cui si sono verificati gli avvelenamenti e di stilare una «lista delle sostanze che, per propria caratteristica ovvero a causa del loro uso anche per la preparazione di esche e bocconi avvelenati sono sottoposte a vendita in regime controllato tramite registrazione». (i.n.)

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Verona,martedì 01 maggio 2007.L'Arena

I veleni utilizzati per confezionare esche e BOCCONI AVVELENATI sono di tanti tipi.....

I veleni utilizzati per confezionare esche e bocconi avvelenati sono di tanti tipi, oltre una decina solo i più diffusi. La mano criminale che manipola queste sostanze sceglie con cura anche gli involucri più appetitosi in cui nascondere le sostanze letali, per riuscire facilmente ad attirare le vittime.
bocconi di carne cruda, carcasse di piccoli animali selvatici, uova e addirittura formaggio riempiti con stricnina, cianuro, metaldeide e altri ancora, vengono preparati con cura e poi seminati tra i boschi, nei prati, in mezzo alla vegetazione. Seppur quasi tutti letali, ogni tipo di veleno ha un differente modo di agire. Il peso e la mole dell'animale influenzano molto gli effetti delle sostanze nocive, come anche la quantità di veleno ingerito e il tipo di sostanza.
Infine, la gravità dei sintomi dipende anche dal tempo trascorso dal momento in cui viene ingerita l'esca dal cane a quando iniziano a manifestarsi i primi sintomi, a quando si interviene. «La velocità d'azione non è uguale per tutti i veleni e alcune sostanze, come la stricnina, agiscono immediatamente e quando si manifestano i primi sintomi è già troppo tardi. Altri invece, come i topicidi rodenticidi, hanno un esordio lento e subdolo e possono manifestarsi anche 24, 72 ore dopo l'ingestione con perdita di appetito e debolezza», spiega Cristina Squaranti, medico veterinario e responsabile sanitario delle unità cinofile da soccorso Argo '91. (i.n.)

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in fase di aggiornamento..

 

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